Michael J. Fox: «C’era una volta a… Hollywood di Tarantino mi ha spinto a smettere di recitare»

In un’intervista dello scorso maggio, l’attore Michael J. Fox ha rivelato come il personaggio di Leonardo DiCaprio nel film di Quentin Tarantino lo abbia spinto a smettere di recitare.

Per me che ci sono cresciuta, Ritorno al Futuro è uno dei film più belli che esistano – prendetene uno a caso o anche l’intera trilogia, vale comunque – e lo sarà sempre. Passa il tempo, cambiano le tecnologie, arrivano – ogni tanto – nuove storie, ma al cuor non si comanda; e nel mio, Marty, Doc e la DeLorean hanno uno spazio dedicato.
Detto questo, non è difficile immaginare quanto sia stato doloroso per me assistere alla brusca interruzione subita dalla carriera di Michael J. Fox, a causa di una forma di Parkinson giovanile che lo ha colpito a neppure trent’anni. Era il 1991, infatti, quando l’attore di Casa Keaton ricevette la diagnosi della malattia, che da quel momento lo ha obbligato lontano dalle scene per lunghissimi periodi.
Fox però ci aveva abituato a dei ritorni periodici, in serie tv, film, spot: ci metteva del tempo, ma poi tornava sempre, in un modo o nell’altro. Perciò, è stato un vero colpo al cuore leggere del suo ritiro definitivo, di cui ha parlato in un’intervista dello scorso maggio.
Come raccontato al magazine Empire (attraverso Screen Rant), è stato C’era una volta a Hollywood  di Tarantino a fargli prendere la decisione di mollare per sempre la carriera di attore:

«Ho pensato a ‘C’era una volta a… Hollywood’, alla scena in cui il personaggio di Leonardo DiCaprio non ricorda più le sue battute. Va nel proprio camerino e urla contro la sua immagine riflessa allo specchio. Dannatamente pazzesco. Anch’io ho avuto un momento in cui mi sono guardato allo specchio e mi sono detto ‘Non riesco più a ricordare. Va bene, andiamo avanti.’ Mi ha dato un senso di pace.»

Nella sua non facile carriera, l’attore ha vinto cinque Emmy, quattro Golden Globes, un Grammy, due SAGA, un People’s Choice award, e il premio speciale di GQ Uomo dell’Anno; solo qualche mese fa, lo scorso giugno, ha inoltre ricevuto un premio alla carriera dal Museum of Moving Image.

Mai mancato neppure l’impegno benefico: nel 2000, insieme alla moglie Tracy Pollan (conosciuta sul set di Casa Keaton) ha creato la Michael J. Fox Foundation per la ricerca contro il Parkinson, che da allora ha già raccolto oltre 1.5 miliardi di dollari.

Lo scorso anno, al Sundance è stato presentato un documentario diretto da David Guggenheim che racconta la sua quotidianità fianco a fianco con la malattia, STILL: A Michael J. Fox Movie.

«Ogni giorno diventa più difficile. Non si muore di Parkinson, si muore con il Parkinson. Ho pensato a lungo a quello che comporta, non arriverò a ottant’anni.»

Guggenheim ha però evidenziato come questo non fermi Fox, né lo spinga a fare un dramma della propria situazione:

«Ogni tremore è come una scossa di terremoto, ma non l’ho mai sentito dire ‘Guarda quanto ho sofferto’. Durante la produzione ha passato l’inferno, è stato più tempo al pronto soccorso che a casa. E nonostante questo, non si è mai incazzato né lamentato, sapete? […] Non vuole che si provi pena per lui. Dice che ‘la pena è una forma benigna di abuso’.»

Aggiungere altro sarebbe superfluo, oltre che difficilissimo: le parole mi si incastrano nella tastiera. Penso solo che recupererò il documentario, per celebrare qualcuno che, con il suo hoverboard e quello smanicato così simile a un giubbotto di salvataggio, ha reso la mia vita un po’ più colorata.

Fonte: IndieWire


Sfoglia tutti i film recensiti da MegaNerd!
Avatar photo

Claire Bender

Vive con un dodo immaginario e un Jack Russell reale, che di recente si è scoperto essere Sith. Grifondoro suo malgrado, non è mai guarita dagli anni '80. Accumula libri che non riesce a leggere, compra ancora i dvd e non guarda horror perché c'ha paura. MacGyver e Nonna Papera sono i suoi maestri di vita.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *