Negli anni in cui Lauren Weisberger lavorava come assistente junior nelle stanze di Vogue sotto la direzione di Anna Wintour, al suo fianco c’era una figura precisa, determinata e profondamente innamorata del mondo della moda: Leslie Fremar, all’epoca prima assistente della direttrice più temuta dell’editoria fashion mondiale, oggi affermata celebrity stylist che cura il look di star come Charlize Theron, Julianne Moore, Léa Seydoux e, più di recente, dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris.
Fremar non era una presenza secondaria in quella redazione frenetica e spietata: era lei a gestire le dinamiche quotidiane dell’ufficio, a fare da filtro tra Wintour e il resto del mondo, a portare sulle proprie spalle il peso di un ambiente lavorativo in cui ogni minimo errore poteva trasformarsi in una catastrofe professionale, e dove la perfezione non era un obiettivo ma un requisito minimo imprescindibile per sopravvivere.
- Leslie Fremar – La rivelazione al podcast di Vogue: «Lo so. Sono io Emily»
- Il momento più temuto: la convocazione nell’ufficio di Anna Wintour
- Leslie Fremar – Le frasi iconiche del film erano davvero sue: «Ci credevo sul serio»
- Il senso di tradimento e il silenzio durato vent’anni
- Leslie Fremar – Emily Blunt sapeva tutto, ma la sua reazione fu glaciale
Leslie Fremar – La rivelazione al podcast di Vogue: «Lo so. Sono io Emily»
A oltre vent’anni dall’uscita del romanzo bestseller di Lauren Weisberger, pubblicato nel 2003 e diventato nel 2006 il film con Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly ed Emily Blunt in quelli della fredda e scattante Emily Charlton, Leslie Fremar ha deciso di uscire allo scoperto durante un episodio del podcast The Run-Through di Vogue, condotto dalla nuova direttrice della rivista Chloe Malle, che ha preso il posto di Anna Wintour alla guida della storica testata americana.
La stylist non ha lasciato spazio ad alcuna ambiguità interpretativa né ha cercato di ammorbidire la propria dichiarazione con perifrasi prudenti o smentite parziali: alla domanda diretta su chi avesse ispirato il personaggio dell’assistente protagonista del libro e del film, Fremar ha risposto con una semplicità disarmante e al tempo stesso esplosiva: «Lo so. Sono io Emily», confermando ufficialmente quello che molti dentro il mondo della moda avevano sempre sospettato ma che nessuno aveva mai detto apertamente, almeno non in modo così netto e documentato.

Il momento più temuto: la convocazione nell’ufficio di Anna Wintour
Tra i racconti che Fremar ha condiviso durante la puntata del podcast, quello che resta più impresso è senza dubbio la descrizione del momento in cui scoprì l’esistenza del libro, già dopo aver lasciato il dipartimento assistenti per trasferirsi nella sezione moda della rivista: un’esperienza che definisce ancora oggi come una delle più cariche di tensione della sua intera carriera professionale, e che iniziò con una telefonata dall’ufficio della direttrice.
«Ricevetti una chiamata che diceva che Anna voleva vedermi», ha ricordato Fremar con un tono in cui traspare ancora, a distanza di decenni, l’eco di quella paura viscerale. «Ero completamente terrorizzata, perché quando Anna Wintour ti convoca non pensi a nulla di buono.»
Entrata nell’ufficio, si sentì rivolgere una domanda secca e senza preamboli: «Chi è Lauren Weisberger?». Fremar rispose che si trattava dell’ex assistente junior, rimasta in redazione per un periodo relativamente breve. La risposta di Wintour fu lapidaria, ironica e devastante al tempo stesso: «Beh, ha scritto un libro su di noi, e tu ne esci peggio di me.»
Leslie Fremar – Le frasi iconiche del film erano davvero sue: «Ci credevo sul serio»
Uno degli aspetti più affascinanti della rivelazione di Leslie Fremar riguarda le battute che nel film sono diventate veri e propri mantra pop, ripetuti e citati da milioni di spettatori in tutto il mondo come simbolo di una certa cultura della moda spietata e autoreferenziale: in particolare, la celeberrima frase con cui Emily umilia Andy facendole notare che un milione di ragazze darebbe qualsiasi cosa per avere quel posto di lavoro.
Fremar ha confermato senza esitazione che quella frase era realmente sua, pronunciata in carne e ossa nei confronti di Lauren Weisberger durante i mesi in cui le due lavoravano fianco a fianco, e ha aggiunto un dettaglio che la rende ancora più rivelatrice: «Quella era decisamente una mia battuta, perché ci credevo davvero, sapevo che lei, in fondo, non voleva stare lì, mentre per me quel lavoro rappresentava tutto, era il centro del mondo in cui avevo scelto di vivere.»
La differenza di prospettiva tra le due donne, una innamorata della moda, l’altra aspirante scrittrice che usava la redazione come materiale narrativo, emerge come il vero motore emotivo dell’intera storia.
Il senso di tradimento e il silenzio durato vent’anni
Fremar non ha nascosto il fatto che la pubblicazione del romanzo le abbia provocato una ferita genuina, che va oltre il fastidio per la rappresentazione poco lusinghiera del suo personaggio e tocca qualcosa di più profondo e personale, legato al rapporto di fiducia implicito che si costruisce tra colleghi che condividono un ambiente di lavoro estremo e logorante.
«È stata una vera e propria esposizione pubblica», ha detto la stylist, «anche se a Weisberger era stato ovviamente consigliato di presentarlo come romanzo di finzione, in realtà si basava su moltissime cose che io e lei avevamo vissuto davvero, fianco a fianco.»
La versione originale del manoscritto, che Fremar ebbe modo di leggere in una copia anticipata fatta pervenire a Wintour, era a suo dire «decisamente più dura» di quella poi arrivata in libreria, segno che qualcuno lungo il percorso editoriale aveva stemperato i toni più aggressivi.
Le due non si sono più parlate da quando Weisberger lasciò Vogue, e Fremar ammette candidamente che un eventuale incontro oggi sarebbe «molto imbarazzante», con tutto il peso di ciò che è rimasto non detto per oltre due decenni.

Leslie Fremar – Emily Blunt sapeva tutto, ma la sua reazione fu glaciale
A chiudere il cerchio di questa storia fatta di identità nascoste, rivelazioni tardive e reazioni inaspettate, c’è l’aneddoto che Fremar racconta sull’incontro avuto con Emily Blunt, l’attrice che ha dato volto e voce al suo alter ego cinematografico trasformandolo in uno dei personaggi più amati e iconici della commedia fashion degli anni Duemila.
Quando la stylist si avvicinò all’attrice e le comunicò di essere la vera ispirazione dietro il personaggio che aveva interpretato, si aspettava una reazione entusiasta, forse commossa, forse curiosa, qualcosa all’altezza della rivelazione. Invece: «Non sembrava particolarmente interessata, ad essere onesta», ha raccontato Fremar con un sorriso che lascia intuire un retrogusto di delusione. «Pensavo di ricevere una reazione enorme. E invece è stato solo: “Ah, ok.”» Una risposta degna, in fondo, di Emily Charlton stessa.
Fonte: bestmovie_mag

