Gli anni 80 del Wrestling – Dai Mega Powers a “No holds barred” (terza parte)

Continua il nostro racconto del decennio d’oro del wrestling: nella puntata di oggi, ripercorreremo le gesta dei Mega Powers (il tag team di Hulk Hogan e “Macho Man” Randy Savage), arrivando fino al progetto “No holds barred

Wrestlemania e Survivor Series avevano dimostrato che i grandi spettacoli in pay-per-view funzionavano e creavano degli ingenti profitti. E ben presto la WWF ne avrebbe aggiunti altri al suo calendario annuale. La prima Royal Rumble, però, andò in onda come speciale televisivo su USA Network il 24 gennaio del 1988. Ai blocchi di partenza si presentarono solo venti lottatori (rispetto agli odierni trenta) e il primo vincitore della storia della “rissa reale” fu “Hacksaw” Jim Duggan che, dopo aver eliminato One Man Gang spingendolo al di sopra della terza corda, fu l’ultimo a rimanere sul ring.

Ma i riflettori della federazione erano ancora puntati sulla faida iniziata un anno prima fra gli ex-amici Hulk Hogan e Andre The Giant. Grazie alla vittoria alle Survivor Series del 1987, il lottatore francese si era garantito un rematch per il titolo contro l’odiato avversario. La data fissata per la resa dei conti era il 5 febbraio ed il luogo Indianapolis, nell’Indiana. Sin dall’inizio, il gigante aveva rappresentato una seria minaccia per la cintura di Hogan. Ma ci vollero i soldi di “The Million Dollar Man” Ted DiBiase e un arbitro corrotto (o meglio: il gemello corrotto di un arbitro che si sostituì furtivamente al fratello per dirigere la contesa) per porre fine alla striscia di quattro anni consecutivi da campione dell’Hulkster. Sappiamo che i due gemelli erano Earl e Dave Hebner, entrambi impiegati di lungo corso della WWF, ma ai tempi girava voce che Ted DiBiase avesse pagato una grossa somma a un tizio affinché si facesse una plastica facciale che lo rendesse l’esatta copia dell’arbitro assegnato per il match. E se nel 1988 avevi nove anni o giù di lì, il ragionamento non faceva una grinza.

Earl e Dave Hebner

Addirittura, dopo l’incontro, Andre rese evidente lo scandalo consegnando la cintura allo stesso DiBiase che, per non farsi mancare niente, aveva pagato anche il collega per farsi cedere il titolo. Ma si trattava di un gesto inaccettabile per i dirigenti della federazione e, pertanto, il commissioner Jack Tunney decise di intervenire per dichiarare il titolo vacante. Nel contempo, fu indetto un torneo per proclamare un nuovo campione che si sarebbe disputato un mese dopo, a Wrestlemania IV. La finale fu un’emozionante battaglia fra The Million Dollar Man e “Macho Man” Randy Savage, in cui non mancò l’intromissione dei rispettivi alleati: Andre e la guardia del corpo Virgil da una parte, Hogan dall’altra. E proprio grazie all’aiuto di quest’ultimo, fu Savage ad emergere vincitore ed a laurearsi campione WWF per la prima volta nella sua carriera.

Hulk Hogan e Macho Man non erano stati propriamente amici negli anni precedenti ma, a partire dalla fine del 1987, in un paio di occasioni, Hogan aveva salvato Randy dagli assalti degli avversari e questo aveva decisamente migliorato i rapporti fra i due. L’intervento dell’ex campione in favore di Savage a Wrestlemania fu la spinta che diede definitivamente il là alla loro partnership professionale nel tag team chiamato Mega Powers. Il primo atto per l’inedita coppia fu il main event del nuovissimo pay-per-view estivo ideato da McMahon. Il 29 agosto, dal Madison Square Garden di New York andò in onda la prima edizione di Summerslam in cui i Mega Powers affrontarono ed ebbero la meglio su The Million Dollar Man e Andre The Giant. Ma quando si ha a che fare con due forze come l’Hulkamania e la Macho Madness, la quiete non è destinata a durare per molto.

I Mega Powers in azione

Per esempio, qualche mese dopo, alle Survivor Series del 1988, Randy mostrò di non apprezzare particolarmente i festeggiamenti di Hulk per la vittoria della propria squadra, durante i quali il collega si rese più volte protagonista di gesti fin troppo amichevoli verso la partner di Savage, Miss Elizabeth. È risaputo che l’“uomo maschilista” (copyright Dan Peterson) fosse per natura un tipo sospettoso e possessivo. Ma l’atteggiamento protettivo di Hulk nei confronti della donna continuò anche nei mesi seguenti e questo non fece altro che alimentare la tensione con il suo compagno di coppia. Poi, alla Royal Rumble del 1989, Hogan eliminò accidentalmente Savage e questi, nonostante le scuse del partner, gli rese evidente tutto il proprio disappunto. Era solo questione di tempo prima che i Mega Powers esplodessero.

La scintilla fu la sera del 3 febbraio del 1989, quando, in occasione dello special di NBC intitolato The Main Event, i due affrontarono i Twin Towers. Durante l’incontro, Miss Elizabeth venne accidentalmente colpita e Hulk, lasciando temporaneamente il compagno da solo sul ring in balia degli avversari, si preoccupò di portarla nel backstage per farle avere i soccorsi del caso. Al suo ritorno (dopo un bel po’ di tempo, a dire il vero), un Macho Man letteralmente furioso lo accolse con uno schiaffo in faccia e abbandonò la contesa, ripagando sostanzialmente il lottatore baffuto con la stessa moneta. Ma il peggio avvenne dopo la fine dell’incontro, negli spogliatoi. Savage se la prese prima con Elizabeth e poi, completamente accecato dalla gelosia, si scagliò contro un incredulo Hogan. L’alleanza dei Mega Powers era finita nel peggiore dei modi.

La risposta dell’Hulkster non tardò ad arrivare. Superato l’iniziale shock, il beniamino del pubblico lanciò la sfida all’ex partner: un match one-on-one per il titolo a Wrestlemania V. Nelle settimane che portarono all’evento, la tensione toccò vette altissime, anche a causa dell’incertezza su chi avrebbe appoggiato la bella Miss Elizabeth. Sarebbe rimasta fedele a Randy o si sarebbe vendicata schierandosi con Hulk? La ragazza, però, in linea con il suo carattere mite, dichiarò ufficialmente che sarebbe rimasta neutrale.

Il 2 aprile, il mondo si fermò per assistere all’incontro per la corona di campione (e per l’onore) fra i due ex compagni di coppia divenuti acerrimi nemici. Nella Boardwalk Hall di Atlantic City, New Jersey, la contesa andò avanti per quasi diciotto minuti con vari rovesciamenti di fronte. Alla fine, però, dopo la classica scarica di adrenalina, fu Hulk Hogan a trionfare, riconquistando dopo circa un anno quella cintura che era già stata alla sua vita.

La World Wrestling Federation e il suo campione erano sul tetto del mondo. E a Vince McMahon venne l’idea di capitalizzare ulteriormente la popolarità di Hogan tentando un’avventura cinematografica. Hulk non era nuovo al grande schermo, dato che qualche anno prima aveva avuto una fortunata esperienza con Sylvester Stallone in Rocky III, dove aveva interpretato il wrestler Thunderlips. Il 2 giugno del 1989, quindi, uscì No Holds Barred, film con il quale McMahon azzardava per la prima volta la strada da produttore cinematografico (che avrebbe nuovamente percorso, con maggiore successo, nel 2002 con la creazione dei WWE Studios). Purtroppo, il tentativo di lanciare la carriera da attore di Hulk Hogan – in questa pellicola nei panni dell’improbabile campione di wrestling (ma va?) Rip Thomas – fallì miseramente ed il film fu un mezzo disastro che fece perdere una considerevole somma di denaro al proprietario della World Wrestling Federation. Probabilmente, alla fine degli anni Ottanta, il cinema non era ancora pronto per Vince McMahon o viceversa.

In No Holds Barred, l’antagonista di Rip Thomas è uno spaventoso lottatore di nome Zeus interpretato dall’attore Tom Lister Jr. Se la storia non ha funzionato sul grande schermo – si sarà detto il buon vecchio Vince – forse avrà maggiore successo negli show della WWF. Pertanto, nella seconda metà del 1989, Zeus fece capolino sugli schermi dei fan di wrestling per sfidare Hogan e vendicare nella “vita reale” la sconfitta che il suo alter ego Rip gli aveva rifilato nel film. Dato che i cattivi del ring che volevano farla pagare al campione non mancavano mai, “Macho Man” Randy Savage si unì alla crociata di Zeus. Per fortuna, come tutti gli eroi, Hulk aveva anche parecchi amici. Uno su tutti, Brutus “The Barber” Beefcake. Che fu lieto di dare man forte all’Hulkster nel main event di Summerslam. Zeus e Macho Man erano accompagnati, a bordo ring, dalla manageressa Sensational Sherry, sempre pronta a qualche scorrettezza per favorire i suoi. Mentre Hogan e Beefcake, sorprendentemente, furono raggiunti da una tifosa d’eccezione: la bella Elizabeth. Com’era prevedibile, il match fu un autentico caos, con interferenze e colpi dentro e fuori dal ring. Miss Elizabeth si occupò di neutralizzare le intromissioni di Sherry e la borsetta di quest’ultima – corpo contundente occasionale – finì sul quadrato mentre l’arbitro era distratto. Trovandosela lì per caso, il campione la raccolse, colpì Zeus ed effettuò lo schienamento vincente.

Dopo un ulteriore confronto in un classico match a squadre alle Survivor Series di novembre, Zeus e Hogan, con i loro rispettivi tag team partner Brutus “The Barber” e Macho Man, si affrontarono per l’ultima volta in uno steel cage match il 27 dicembre del 1989. Il decennio d’oro del wrestling e della World Wrestling Federation si concludeva con un pay-per-view denominato No Holds Barred, esattamente come il film. Il menù dell’evento comprendeva la proiezione integrale del lungometraggio (perché McMahon non butta mai via niente) seguita dallo scontro finale fra queste due coppie, rinchiuse per l’occasione dentro una gabbia d’acciaio.

Una contesa molto tirata, durante la quale il pubblico non smise mai di incitare i buoni. Ogni mossa di questi corrispondeva a urla di eccitazione, ogni risposta di quegli altri provocava grida di disapprovazione e paura. Beefcake riuscì a scavalcare una delle pareti della gabbia e, dopo essersi definitivamente sbarazzato di Savage, fece per rientrare all’interno del ring in modo da aiutare il compagno. Ma Hulk, incredibilmente, gli sbarrò la strada. Il campione era determinato a chiudere la questione una volta per tutte e voleva provare ai suoi fan e a se stesso che avrebbe potuto farcela da solo, anche contro quel tremendo monster heel. Ci vollero ben tre legdrop of doom, la sua devastante mossa finale, per avere la meglio sull’avversario e mandare i fan in visibilio.

Hulk Hogan chiudeva gli anni Ottanta esattamente come li aveva cominciati, dominando gli altri contendenti. Lo stesso facevano Vince McMahon e la WWF con i propri competitor. Eravamo all’alba dell’impero che nei decenni successivi sarebbe stato edificato nel mondo dello sport-spettacolo

Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

Commenti