Wrestling Vintage Classics: The Lost Tapes – Cacciatori di teste e alligatori

Pronti a rivivere lo scontro tra Skinner e Big Boss Man? Oggi la nostra macchina del tempo chiamata Wrestling Vintage ci riporta fino al 1992

wrestling vintage skinner vs big bossman

Amici di Wrestling Vintage, questa settimana la nostra macchina del tempo a forma di videoregistratore ci riporta all’estate del 1992 che, a occhio e croce, sarà stata calda come quella attuale. Per cui, accendiamo il condizionatore, prendiamo una bibita fresca e gustiamoci la puntata di oggi come se avessimo ancora dodici anni.

Schiacciando sul play veniamo catapultati nel Worcester Centrum, in Massachusetts, durante la serata di tapings del 20 di luglio (anche se la puntata di WWF Superstars da cui è tratto il primo match di oggi non andrà in onda prima del 15 agosto negli Stati Uniti e del mese di settembre da noi).

Sul ring c’è già Stephen Paul Keirn che, così su due piedi, non ci dice nulla. Più familiare ci risulterà, invece, il nome del suo personaggio nella World Wrestling Federation: Skinner, il cacciatore delle paludi che, come ci ricorda lo stesso Dan Peterson, “squarta gli alligatori”. Quando ero un ragazzino, Skinner mi disgustava un po’. E lui sembrava esserne felice. Vestito con un pantalone e una camicia sempre lerci, era solito masticare tabacco e sputarlo, lasciandosene qualche volta anche una visibile traccia sulla barba.

Skinner_Full
Stephen Paul Keirn, “Skinner”

Con il “cattivo” in attesa, manca solo che entri il “buono”. E in questo caso ha le vesti di un poliziotto un po’ fuori forma che, da quando è tornato dalla parte dei giusti, è di nuovo amato da tutti i bambini. Ovviamente stiamo parlando di Big Boss Man, uno dei personaggi più celebri di quegli anni (e se non ci credete, chiedete a qualunque quarantenne se ricorda questo nome). Fra l’altro, proprio in quei mesi, Boss Man era impegnato in un’accesa rivalità con uno che si faceva chiamare Nailz e interpretava un carcerato, vestito con la tipica divisa arancione in dotazione ai detenuti negli USA. E più stereotipo di così…

Big Boss Man
Big Boss Man

Appena salito sul ring, il poliziotto viene richiamato dall’arbitro che gli ricorda che deve mettere da parte le manette se vuole che l’incontro cominci. Big Boss Man accetta le indicazioni del direttore di gara ma fa segno a Skinner che quelle gliele metterà ai polsi alla fine, dopo averlo battuto. Il cacciatore di coccodrilli, però, è scaltro e pericoloso e, infatti, approfittando della disattenzione del suo avversario che si è girato per posare gli oggetti di ordinanza, lo attacca ferocemente alle spalle. Poco dopo, quando Boss Man sembra aver ripreso per un attimo le redini della contesa, Skinner tira fuori un altro asso dalla manica. Mentre l’arbitro è distratto, il masticatore di tabacco si avvicina al paletto dove aveva momentaneamente appeso uno dei suoi trofei di caccia: la collana con una zampa di alligatore con tanto di artigli a fare da ciondolo. Il poliziotto si avvicina per riportarlo al centro del quadrato ma Skinner lo colpisce alla gola con quell’insolito oggetto. Poi se lo nasconde nella camicia come se niente fosse e continua a colpire Boss Man al tappeto, strozzandolo con la zampa di alligatore e facendo scudo con il proprio corpo affinché l’arbitro non veda. Capitolo quattro del manuale del perfetto “cattivo” del wrestling.

Le cose per Big Boss Man stanno andando talmente male che lo stesso coach Peterson commenta sorpreso come si stia sostanzialmente rivelando un incontro a senso unico. Neanche il tempo di finire la frase, però, che Boss Man trova la forza di reagire. Poi un po’ di gasamento, per citare il nostro telecronista preferito, e infine, così, de botto, una sidewalk slam (che Dan chiamava “schiacciata accompagnata”…ma per lui tutte le mosse erano “accompagnate”) per l’1-2-3 e la vittoria finale. Sorpresa? Mica tanto, ma siamo contenti lo stesso.

A questo punto il nastro fa un salto temporale di qualche settimana e ci propone un match tenutosi la sera del 1° settembre a Hershey, in Pennsylvania (che sarebbe andato in onda nella puntata di Prime Time Wrestling del 21 settembre). I protagonisti sono i selvaggi Headshrinkers, accompagnati dal loro manager Afa.

Dan Peterson passa la prima parte dell’incontro a spiegarci il significato del termine headshrinker e delle accezioni legate al nome di battaglia scelto dalla coppia samoana. La parola, infatti, indica storicamente i cacciatori di teste che erano soliti preservare e rimpicciolire i crani dei propri nemici morti. Ma è anche, più comunemente, la traduzione del termine “strizzacervelli” che, come sappiamo, è una metafora per definire gli psichiatri. Ecco, basandoci sul loro aspetto, ci sentiremmo di escludere che i due lottatori facciano riferimento a quest’ultimo significato.

In generale, è di gran lunga più interessante ascoltare il coach che concentrarsi sull’azione sul ring dove i due malcapitati sparring partner vengono sbattuti a destra e a manca come due bambole di pezza. I loro nomi sono Mike Bell e Tony De Vito e, quest’ultimo, si distingue solo per il dubbio che fa sorgere al nostro telecronista: “chissà se è parente dell’attore Danny De Vito…”.

Gli Headshrinkers combattono scalzi e Dan Peterson si avventura in una spiegazione che, per un bambino degli anni Novanta, suonava perfettamente realistica: in genere i wrestler sono obbligati a portare gli stivaletti ma per i lottatori delle isole e di alcune zone dell’Oriente è permessa un’eccezione al regolamento. Poi si concentra sul costume di uno dei due samoani dove c’è scritto Pago Pago, che è la capitale dell’arcipelago delle Samoa Americane, e ci spiega la corretta pronuncia: “si legge pango pango con la N!”. Nel frattempo, le telecamere indugiano sulle espressioni animalesche prodotte dal vecchio Afa. Sembra di assistere a un documentario di Discovery Channel!

A porre fine alla lezione di lingue e geografia, però, ci pensano i due (finti) selvaggi con la loro mossa finale (che adoravo). Frogsplash, che il coach chiama “volo – indovinate come? Sì, esatto! – accompagnato” e chiusura di un match dall’esito scontato.

Spegniamo la tivù, è ora di andare a giocare a pallone con gli amici. Alla prossima puntata!

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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