Meryl Streep rifiutò Il Diavolo veste Prada per strappare un compenso doppio

Meryl Streep svela come rifiutò il ruolo di Miranda Priestly nel 2006 per negoziare il doppio del compenso, una mossa audace che cambiò per sempre la sua carriera e aprì la strada al sequel atteso da vent'anni.

Sfiorata

In occasione della promozione di Il Diavolo veste Prada 2, Meryl Streep ha condiviso con il grande pubblico un retroscena rimasto nascosto per due decenni, raccontando con sorprendente franchezza come la sua partecipazione al celebre film del 2006 fosse tutt’altro che scontata e come la decisione finale sia stata guidata da una logica tanto semplice quanto spregiudicata: ottenere il massimo possibile da un progetto di cui aveva già intuito il potenziale straordinario.

Meryl Streep – Una sceneggiatura straordinaria, un rifiuto calcolato

Nel corso di un’intervista collettiva andata in onda sul programma televisivo americano Today, condotta dalla giornalista Jenna Bush Hager e alla presenza degli altri protagonisti del sequel, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, la tre volte premio Oscar ha ricostruito con precisione il momento in cui ricevette la prima offerta da parte della produzione, spiegando che la sua lettura della sceneggiatura aveva immediatamente convinto che il progetto si sarebbe trasformato in un successo commerciale e critico di primissimo piano.

Nonostante questa certezza interiore, o forse proprio in virtù di essa, Streep decise deliberatamente di declinare la proposta iniziale, comunicando alla produzione un secco rifiuto senza fornire ulteriori spiegazioni, con la precisa intenzione di verificare quanto il suo nome fosse considerato indispensabile per il buon esito dell’operazione cinematografica.

Meryl Streep

“Sapevo che sarebbe stato un successo e volevo essere pagata di conseguenza”

La strategia negoziale di Streep si rivelò di una semplicità quasi disarmante: dopo aver comunicato il rifiuto, l’attrice avanzò una richiesta economica pari al doppio della cifra originariamente proposta, attendendo con relativa serenità la risposta della produzione, nella consapevolezza che, qualora l’offerta non fosse stata accettata, avrebbe potuto tranquillamente voltare pagina senza rimpianti di sorta.

“Avevano bisogno di me, lo sentivo chiaramente,” ha dichiarato l’attrice durante l’intervista, aggiungendo che a 56 anni si era sentita finalmente libera di esercitare quella forza contrattuale che avrebbe dovuto rivendicare molto prima nella sua carriera, riconoscendo con una punta di autoironia che ci aveva messo decenni per comprendere di poterselo permettere. La produzione accettò immediatamente, senza alcuna esitazione né contrattazione ulteriore, confermando di fatto la valutazione che Streep aveva fatto del proprio peso specifico all’interno del progetto.

Meryl Streep – Una carriera rilanciata proprio quando sembrava destinata a concludersi

Il paradosso più affascinante di questa storia risiede nel fatto che Meryl Streep, all’epoca della trattativa, si trovasse in una fase della sua vita professionale in cui stava seriamente valutando di ritirarsi dall’attività, considerando il suo percorso già abbondantemente compiuto dopo due premi Oscar e una carriera costellata di interpretazioni memorabili che avevano segnato la storia del cinema contemporaneo.

Il ruolo di Miranda Priestly, l’algida e spietata direttrice della rivista di moda Runway, si trasformò invece in un autentico rilancio, catapultando l’attrice verso una nuova dimensione di popolarità e bankability commerciale che avrebbe alimentato negli anni successivi una serie di successi al botteghino, da Mamma Mia! a It’s Complicated, culminando nel 2012 con il suo terzo Oscar per l’interpretazione di Margaret Thatcher in The Iron Lady.

Meryl Streep

Il sequel e un cast d’eccezione per una storia che torna vent’anni dopo

Il Diavolo veste Prada 2 riporta sullo schermo l’intero quartetto originale, con Anne Hathaway nei panni di Andy Sachs, Emily Blunt in quelli della prima assistente Emily Charlton e Stanley Tucci nel ruolo dell’art director Nigel Kipling, arricchendo la storia con l’ingresso di nuovi personaggi interpretati da un cast di prim’ordine che include Kenneth Branagh, Lucy Liu, Justin Theroux, Pauline Chalamet e Lady Gaga.

La trama del sequel si inserisce in un contesto narrativo profondamente mutato rispetto all’originale, esplorando le trasformazioni radicali che hanno investito il mondo del giornalismo e dell’editoria nell’era dell’intelligenza artificiale, con Andy che fa ritorno alla redazione di Runway in un momento di profonda crisi per il settore mediatico, costretto a fare i conti con dinamiche tecnologiche e politiche che ne minacciano l’esistenza stessa.

Fonte: variety.it

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Scrittrice compulsiva, cinefila cronica. Quando non scrivo, parlo di film come se fossero reali
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