Echo – Riconnettersi con le proprie radici

La nuova serie TV dei Marvel StudiosEcho” è arrivata su Disney+ mercoledì 10 gennaio: rilasciati sotto la nuova etichetta Marvel Spotlight, i cinque episodi portano in scena qualche novità (ma anche vecchi difetti) per gli Studios, spalancando però le porte ad un nuovo angolo del Marvel Cinematic Universe, l’urban.

copertina recensione echo

Mercoledì 10 gennaio è approdata su Disney+ la nuova serie TV dei Marvel Studios e prima serie TV ispirata ai comics del 2024: Echo. Ambientata nel Marvel Cinematic Universe, la serie TV ha riportato al centro della scena Maya Lopez, personaggio già visto in Hawkeye nel 2021: figlioccia di Wilson Fisk/Kingpin, Maya era il capo dei mafiosi in tuta (Tracksuit Mafia) che avevano avuto il compito di catturare Ronin, assassino di suo padre William. Una delle ultimissime scene di Hawkeye con la fu criminale, però, la vedeva proprio compiere una vendetta nei confronti di Fisk con un colpo di pistola che non lasciava presagire nulla di buono.

La (mini)serie riprende le fila proprio da quel momento, con Maya in sella ad una moto e diretta a casa, a Tamaha in Oklahoma. Lì risiede il resto della sua famiglia, appartenente alla comunità nativa dei Choctaw… o, almeno, quello che ne rimane numericamente ed emotivamente parlando. Perché Maya, sordomuta dalla nascita, dopo l’incidente in cui perse la gamba e la vita sua madre Taloa nel 2007 abbandonò Tamaha con William, disconosciuto da Chula (nonna materna di Maya) per i loschi affari in cui era coinvolto. Nella Grande Mela, poi, William non è uscito dal giro – anzi – e, per sommi capi, la storia giunge fino agli eventi di Hawkeye (ricollocati all’interno di questa serie TV con le stesse scene).

Sono passati cinque mesi dal colpo di pistola esploso da Maya in direzione del Kingpin e la ragazza è braccata dagli scagnozzi di Fisk, redivivo ma ferito nell’animo e ad un occhio – ora bendato, a richiamare il momento analogo dei comics avvenuto in Daredevil #15 del 1998 (Daredevil: Parti di un Buco). La ragazza non è a conoscenza del fatto che suo zio sia sopravvissuto e, ferita, decide di tornare a casa per riconnettersi con le proprie radici, schiarirsi le idee, allontanarsi dal tumulto criminale di New York di cui era stata braccio armato e provare ad imbastire un’offensiva, cercando di prendere il posto di Kingpin come perno della malavita.

Nelle premesse, dunque, Echo ha tutte le buone intenzioni di essere una serie TV di stampo action/gangster, lontana – geograficamente e creativamente – dalle trame multiversali del resto dell’universo condiviso per spalancare le porte, prima appena aperte proprio in Hawkeye, al lato strettamente urbano del MCU. E diciamo che l’inizio non è affatto male!

I primi due episodi di Echo, infatti, cercando di ricostruire, mostrandoli agli spettatori, i pezzi della vita di Maya, della sua famiglia e, con un respiro molto più ampio, della sua comunità. Ci vengono mostrati l’incidente, l’allontanamento da casa, l’ingresso nella cerchia criminale e familiare di Kingpin, la sua “promozione” dopo lo scontro quasi alla pari con Daredevil («Nessuno, in tutti questi anni, gli aveva tenuto testa così») ma anche delle coloratissime sequenze sulla storia – che si fonde subito alla magia e al misticismo – dei Choctaw. Il tutto con una messa in scena caratterizzata da alcuni punti che lasciavano presagire una certa cifra stilistica ben delineata: la violenza esplicita insolita per il Marvel Cinematic Universe (la serie TV è presentata con il rating americano TV-MA, cioè non adatta ai minori di 17 anni), ma comunque non al pari delle serie del Defender-verse; la ricercatezza registica sugli scontri, con lunghi piani sequenza di Daredeviliana memoria e delle efficaci transizioni al muto per far acquisire allo spettatore il punto di vista di Maya. Lo stesso Daredevil, nel cameo, viene presentato proprio come antagonista e, pertanto, quello che è l’eroe come nemico di turno.

Accompagnata da una buona gravitas nei dialoghi – quasi interamente sostenuti nella Lingua dei segni americana -, che danno peso emotivo alla serie TV, Echo mostra qualche passo falso nel montaggio, che si porterà dietro nel corso dei cinque episodi. Assistiamo infatti ad un racconto su più piani temporali – con Maya bambina, al soldo di Kingpin e della comunità Choctaw – che si susseguono in maniera straniante, rimbalzando dall’uno all’altro, generando un po’ di confusione nello spettatore che ha bisogno di qualche scena per adattarsi al momento. Questo aspetto, dovuto sicuramente alla produzione difficoltosa, rinvii, reshoot, tagli, ritagli e frattaglie, diventa evidente – come maledizione o, a questo punto, ingloriosa tradizione dei Marvel Studios per le loro serie TV – nella seconda parte fino ad implodere in un finale velocissimo (episodio, tra i cinque totali, con la durata minore) in cui si rinuncia anche a quella cifra stilistica di cui sopra che poteva non solo allungarne la durata ma arricchirlo dal punto di vista contenutistico.

Di nuovo, quindi, un’altra serie TV dei Marvel Studios soffre al giro di boa – salvo rari casi, come Loki – e naufraga proprio nel momento decisivo. In particolare, ma senza fare spoiler, lo scontro che si presupponeva sarebbe stato decisivo con Kingpin, viene risolto portando in scena sicuramente la nuova versione di Maya – ora proprio Echo – ma sbrigandolo in una risoluzione troppo repentina e che ha sacrificato alcune componenti che avremmo voluto (e, probabilmente, voluto) vedere. La tensione che aveva caratterizzato questo nuovo corso tra Maya e suo zio, da Hawkeye ai primi tre episodi di Echo, viene sacrificata nell’ultimo atto, quando avrebbe dovuto finalmente esplodere in maniera fragorosa.

Anche il Wilson Fisk di un sempre immenso Vincent D’Onofrio fatica nella seconda parte di stagione, ovvero dal suo ritorno in scena in prima persona per fare i conti con Maya. Il Kingpin ha una psiche segnata, è nervoso e sente il peso del dramma che lo ha segnato da bambino: lo si vede anche nei segnali del corpo, con il tremolio persistente delle sue mani. Le sue azioni più violente sono relegate a flashback del passato mentre, nel presente, come conseguenza del danno inflittogli da Maya e dal loro legame appare più remissivo e quasi meno minaccioso. La sua ombra lunga e la sua influenza, però, non sembrano voler smettere di allungarsi e, ca va sans dire, ne vedremo le conseguenze in Daredevil: Born Again.

Echo, infine, vive due vite proprio come la sua protagonista: inizia bene, in maniera forse non pienamente convincente ma mostrando sicuramente qualche novità per il Marvel Cinematic Universe. D’altronde, era ciò che ci era stato promesso con l’annuncio della nuova etichetta Spotlight: storie più circoscritte, mature e concentrate sui singoli personaggi. In questo momento, Maya è decisa a prendersi un posto a capo della malavita di New York, vuole sfruttare gli insegnamenti di Kingpin, la rabbia, la vendetta e il lutto per ergere un nuovo impero.

Quando, però, riesce a riconnettersi con le proprie radici, con la propria terra e la propria famiglia, comprende che quegli stessi sentimenti devono essere incanalati per fare del bene, trasferirli negli altri come un’eco allo stesso modo in cui le sue antenate hanno fatto con lei. Nel momento di svolta, in cui la criminale passa ed essere un'(anti)eroina, Echo – la serie TV – si perde nella fretta di voler concludere, di voler presentare uno scenario più family-friendly rinunciando al tono assunto all’inizio.

Il concetto di famiglia, dunque, rimane di primaria importanza: non dimentichiamo, infatti, che parliamo sempre di una proprietà Disney e proprio la famiglia è sempre il pubblico primario di riferimento. La portata di questa tematica assume qui un respiro più ampio e di questo bisogna riconoscere la buona riuscita: in maniera più efficace e (con)centrata rispetto a Ms. Marvel, in Echo la comunità Choctaw – che ha contribuito alla realizzazione della serie TV – si delinea subito fondamentale per la caratterizzazione della protagonista, con un ruolo fondamentale nella sua evoluzione. Quando Maya diventa Echo perché riesce a far confluire le energie mistico-ancestrali (e, di conseguenza, della propria famiglia) nella sua nuova dimensione, lasciandosi alle spalle la sofferenza che l’aveva definita fino a questo momento e provando ad essere qualcos’altro.

Alaqua Cox ha una forte presenza scenica e riporta in scena il suo personaggio con trasporto e convinzione: soprattutto nelle sequenze in cui acquisiamo il suo punto di vista, senza suoni intorno, riesce a far immedesimare lo spettatore nella propria dimensione. Così come il resto del cast, perfettamente in parte, che presenta tutte le varie personalità prototipiche di nonni, zii e cugini.

echo

Abbiamo dunque un percorso di redenzione e riscoperta, un po’ difficoltoso nelle modalità e non eccessivamente pulito nella messa in scena. Echo però ci mostra delle potenzialità finora inesplorate del Marvel Cinematic Universe: una narrazione più sporca, matura, esplicita è possibile non solo per ravvivare l’interesse nel pubblico, ormai assuefatto ai tradizionali toni comedy, ma perché alcuni personaggi la richiedono per la propria identità.

Non abbiamo avuto che un accenno di quello che potrebbe essere, però la speranza per il futuro del lato urban del Marvel Cinematic Universe è che questa serie TV possa avere un’eco positiva sui suoi protagonisti, da Daredevil, a Kingpin, al Punitore. Come la famiglia, la comunità Choctaw e le proprie radici lo sono state per Maya Lopez.

Echo

Echo

Paese: USA
Creatore: Marion Dayre
Produttori:
Kevin Feige
Stephen Broussard
Louis D'Esposito
Brad Winderbaum
Victoria Alonso
Richie Palmer
Marion Dayre
Jason Gavin
Sydney Freeland
Episodi: 5
Durata: 37 - 51 minuti
Dove vederla: Disney+
Interpreti e personaggi:
Alaqua Cox - Maya Lopez/Echo;
Chaske Spencer - Henry Lopez;
Tantoo Cardinal - Chula;
Charlie Cox - Matt Murdock/Daredevil;
Devery Jacobs - Bonnie;
Zahn McClarnon - William Lopez;
Cody Lightning - Biscuits;
Graham Greene - Skully;
Vincent D'Onofrio - Wilson Fisk/Kingpin
Voto:

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Pier

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Appassionato di scienza e supereroi, divoratore di comics, serie TV e pizza. Ex power ranger wannabe, matematico nella vita, Batman nello spirito. Mentre cerco qualche significato nascosto nelle mie letture, sono già proiettato verso la prossima recensione... Ed oltre!

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