Dylan Dog n.383: “Profondo Nero”, di Dario Argento e Corrado Roi

Abbiamo letto il numero di Dylan Dog più atteso degli ultimi anni, quello scritto dal Maestro dell’Incubo per eccellenza, Dario Argento e disegnato da un fuoriclasse come Corrado Roi

Il numero 383 di Dylan Dog è stato preceduto dall’attesa spasmodica degli appassionati non solo delle storie dell’Indagatore dell’incubo, ma di chi segue il lavoro del Maestro Dario Argento, regista iconico del genere thriller-horror, vanto italiano di scrittura e regia sublime che ci ha deliziato con capolavori mai superati quali Profondo Rosso e l’Uccello dalle Piume di Cristallo.

Un connubio sulla carta perfetto. Se il Maestro Argento scrive una storia per Dylan Dog, l’eccitazione non può che essere tirata al massimo.

Divorato tutto d’un fiato, Profondo Nero – questo il titolo del numero 383 di Dylan Dog – conduce il nostro Old Boy nel mondo del BDSM, vale a dire bondage e disciplina, dominazione e sottomissione, sadismo e masochismo. Premesse allettanti ovviamente. Sappiamo che Dylan ha fatto del romanticismo alla vecchia maniera la sua fede. Come si rapporterà con la storia che Argento ha confezionato per lui?

Occasione colta solo in parte per rendere memorabile quest’incontro, la storia si appiattisce sin dalle prime battute su fanzine scontate, schiene frustate con maniacale geometria, donne che, come al solito, nascondono mondi sommersi pur godendo nel mostrare quanto più possono: la propria perfetta nudità ai lettori.

Un aspetto che da sempre contraddistingue la testata bonelliana a cui, sia chiaro, va il nostro affetto più per quello che c’è stato tra noi quando l’amore era mosso da ardente passione e non da routine piatta e scelte editoriali poco brillanti, è il citazionismo arguto, intelligente di cui Dylan si è nutrito per anni. Vero è che, se la memoria non ci inganna, quello per il Maestro Argento non è tra i più coltivati; tuttavia c’è, basta scavare bene nella memoria riposta in modo maniacale nei nostri scaffali.

In questo caso Argento sceglie la strada del citazionismo pop degli ultimi anni che, se alla moltitudine non sfugge, a chi scrive sì. E questo è un problema non da poco. La storia si dipana tra Cinquanta Sfumature di Grigio e Il Codice da Vinci; viene davvero da chiedersi se non ci fosse qualcosa di meglio da cui attingere. Sono gusti ovviamente. Non ci si arroga il diritto di sentenziare senza possibilità di appello.

Il Maestro Argento si muove con leggerezza, scrive in maniera lineare, senza guizzi memorabili. Eppure la sua presenza non passa mai in secondo piano. Come potrebbe essere altrimenti. È inevitabile pensarlo quando fa capolino il bellissimo Secretary di Steven Shainberg. Con tutta probabilità i tempi sono cambiati ed è difficile accettarlo. Si vuole quindi credere che l’unica scelta possibile fosse inserire Profondo Nero nella serialità di Dylan, senza opzioni più audaci come tutti speravamo e che Dario Argento avrebbe garantito a occhi chiusi.

I disegni dell’immaginifico Corrado Roi, cavallo di razza di una scuderia piena di glorie, sono un piacere per gli occhi. Sintonizzati perfettamente con la scrittura, danno ampio respiro alla scena diretta dal Regista. Sospesi dall’idea di spiare in un mondo proibito senza entrarci fino in fondo, prediligono l’evanescenza, immagini oniriche e desideri proibiti solo accennati.

Sicuramente è un dovere morale leggere Profondo Nero. Fosse solo per aver atteso tutto questo tempo dopo il lancio di quella che venne annunciata come la collaborazione perfetta tra astri dell’incubo. Quello vero. Senza vampiri o non morti. Solo terrificanti mostri che si nascondono dentro di noi.  

 

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Sig.ra Moroboshi

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Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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