Wrestling Vintage Classic: The Lost Tapes – 1991

Wrestling Vintage inaugura una serie di speciali che nella struttura ricordano molto i mitici eventi sportivi degli anni 90. Questo è il primo episodio di Wrestling Vintage: The Lost Tapes e siamo appena tornati indietro di 31 anni. Benvenuti nel 1991.

copertina wrestling vintage the lost tapes 1991Anno nuovo, wrestling vecchio. O meglio, per noi amanti degli anni che furono: Wrestling Vintage. Complice il ritrovamento di una vecchia registrazione di alcuni spezzoni di puntate del 1991 andate in onda su Tele+2 con il commento del mitico Dan Peterson, abbiamo avuto un’idea. Oggi vogliamo proporvi la prima edizione di una speciale serie della nostra rubrica. La chiameremo Wrestling Vintage Classics: The Lost Tapes. Così, per darci un tono solenne. E ve ne proporremo i contenuti (che nelle registrazioni da cui li prendiamo potevano avere un ordine cronologico ma, a volte, potevano anche essere collocati un po’ a caso) come se si trattasse di una vera e propria trasmissione televisiva, cercando di farvi viaggiare un po’ con la memoria e l’immaginazione.

Pronti a partire? Andiamo.

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Il 27 marzo del 1991, a Reno, nel Nevada, i lottatori dell’allora World Wrestling Federation sono impegnati in una sessione di tapings. In pratica, è uno di quei giorni in cui è previsto che vengano registrate tutta una serie di puntate degli show televisivi che poi sarebbero andati in onda più o meno nell’arco del mese seguente. La puntata di Wrestling Challenge da cui è tratto il nostro primo incontro, di fatto, non verrà trasmessa prima del 28 aprile in America mentre a noi fan italiani Dan Peterson la racconterà più o meno l’estate seguente.

Si tratta del tipico squash match a cui la WWF di quegli anni ci aveva abituato. Un povero sfigato, spesso fuori forma, che fa da sparring partner al wrestler più quotato per cui il pubblico paga il biglietto. Sul ring c’è Tom Stone che corrisponde perfettamente all’identikit di cui sopra. Dan è piuttosto critico: «Tom ha bisogno di un po’ di palestra, abbronzatura…ma lasciamo stare Tom Stone. Da Honolulu abbiamo The Dragon!». Ma chi è esattamente The Dragon? Stiamo parlando dell’hall of famer Ricky Steamboat, che era diventato campione intercontinentale nel 1987 battendo “Macho Man” Randy Savage a WrestleMania III, in uno dei match più belli della storia dell’evento, e che era tornato qualche mese prima alla corte di McMahon dopo aver passato qualche anno in altre federazioni (vincendo il titolo assoluto NWA, fra l’altro).

Coach Peterson ne tesse le lodi raccontando che i suoi colleghi lo considerano un vero esperto di preparazione atletica e si affidano a lui per migliorare la propria condizione fisica. Oltretutto, dato che sua madre è di origini giapponesi, Steamboat interpreta il ruolo del cultore delle arti marziali – una specie di Bruce Lee, insomma – che, equipaggiato con un costume che richiama le squame di un drago, si presenta sul ring sputando fuoco (le luci nel palazzetto si spengono appositamente per creare l’atmosfera) e poi si esibisce in una serie di mosse preparatorie per intimidire l’avversario.

Inutile dire che la pratica Tom Stone è rapidamente risolta. Dopo qualche minuto dall’inizio, The Dragon sale sul paletto per due volte di fila. La prima per colpire in testa l’avversario ed intontirlo e la seconda per eseguire una cross body, cioè per lanciarsi con tutto il corpo su quello del povero Tom ed eseguire lo schienamento vincente. Non rimane che festeggiare facendo ancora qualche posa per il pubblico.

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Replay, time out per noi”.

È il momento di una bella intervista. Uno dei segmenti più celebri di Wrestling Challenge è il Barber Shop di Brutus Beefcake. In un set all’interno dell’arena che riproduce un negozio da barbiere, il folle amico di Hulk Hogan riceve ogni settimana un wrestler a cui porre le domande più scomode. Stavolta tocca a Sgt. Slaughter, accompagnato dal colonnello Mustafa e dal generale Adnan. A febbraio si è conclusa la Guerra del Golfo e Slaughter ha tradito il suo Paese alleandosi con gli iracheni Adnan e Mustafa (che in realtà è iraniano ed è il famosissimo The Iron Sheik, o Sceico di fero, come lo pronunciava in italiano Dan, ma tutto fa brodo per il fan di wrestling che sospende volontariamente la propria incredulità). L’odiato disertore ha pure conquistato il titolo assoluto della WWF strappandolo dalle mani del super-beniamino del pubblico Ultimate Warrior alla Royal Rumble di gennaio. E chi poteva ripristinare l’onore degli USA scacciando gli invasori dal gradino più alto della federazione? Ovviamente l’eroe americano Hulk Hogan che a WrestleMania VII è riuscito a riportare a casa la preziosa cintura.

«Sembra che la tua occupazione della WWF sia stata fermata da Hulk Hogan», commenta Beefcake (tradotto per noi dal nostro telecronista preferito). Ma quello, mascellone all’insù e cattiveria da vendere, gli fa notare che l’Hulkster «avrà anche vinto la battaglia ma non vincerà la guerra». Infatti, nel post-match di WrestleMania, non solo il sergente ha colpito l’avversario con una sedia in testa ma, più tardi nel backstage, mentre il neo-campione veniva intervistato al volo dal solito “Mean” Gene, gli ha anche tirato una palla di fuoco ustionandogli il viso (e i flashback dell’accaduto scorrono sul nostro schermo mentre lo racconta). Adesso Hogan è coperto da un bendaggio protettivo e non se la passa proprio benissimo. «Non c’è niente che possiate fare. E questo è un ordine!», intima il perfido militare. Dan, invece, chiosa: «well, le forze armate si ritirano adesso».

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Con le immagini ci spostiamo, quindi, all’Omaha Civic Auditorium, nel Nebraska. È il 15 aprile, la sera della ventinovesima edizione di Saturday Night’s Main Event (ma i telespettatori americani avrebbero assistito allo show solo il 27 aprile, mentre noi, come sempre, avremmo dovuto attendere un paio di mesi).

Il primo contributo è un’intervista al temibile Undertaker, da qualche mese in forza al roster della federazione. L’immancabile manager Paul Bearer fa sapere al pubblico che «nel futuro dell’Ultimate Warrior – che il suo assistito ha di recente messo nel mirino – c’è la fine della vita» (addirittura, esagerato!). Il becchino, pallido come non mai, conferma: «è un mondo crudele e riposerai in pace». Il mamma mia di Dan Peterson ci sta come il cacio sui maccheroni.

Visto che vi stiamo raccontando questi eventi nel mese della Royal Rumble, quale modo migliore di concludere la nostra narrazione se non con una bella Battle Royal?

Prima di salire sul ring, c’è Earthquake (o Terremoto, per dirla alla Dan) che, accompagnato dalle immagini, ricorda a “Mean” Gene di aver schiacciato col sedere il povero serpente Damien di Jake “The Snake” Roberts e gli assicura che farà la stessa cosa al padrone. La linea passa a Macho Man che non lotta ma si occupa di raccogliere le dichiarazioni di Jake. In sintesi: ho perso un animale che amavo, farò provare a Earthquake qualcosa di peggiore. Altra intervista: Hulk Hogan si è ripreso dal vile attacco di Sgt. Slaughter ed ha intenzione di salire sul ring e fare piazza pulita. Dopodiché tornerà ad occuparsi del simpatizzante iracheno. Quando esce dal backstage il pubblico è letteralmente in visibilio. Lui si porta velocemente sul quadrato e comincia a minacciare tutti.

Sul ring ci sono così tanti lottatori che Coach Peterson è costretto a mettere le mani avanti: «fra gli altri vedo anche Warlord, Jake “The Snake”, Texas Tornado… ma non chiedetemi tutti i nomi». Terremoto si scaglia su Hulk e cerca di strozzarlo ma Jake lo ferma. C’è anche Paul Roma che le busca da Tugboat e finisce fuori. Eliminato. Come lui anche Marty Jannetty dei Rockers. Rischia anche Bulldog che resiste (soccomberà a Warlord da lì a poco). Lui è Hogan provano a spingere sopra la terza corda Mr. Perfect. Earthquake sta pestando Jake “The Snake” a terra, ma viene interrotto da Texas Tornado (che mi piaceva molto). Nel frattempo Haku salva The Barbarian. Perfect prova scappare da Hogan e Greg “The Hammer” Valentine che se lo stanno passando come una pallina da ping pong colpita da delle racchette a forma di pugno. Vanno fuori anche Tanaka e “Superfly” Jimmy Snuka. Alla fine Terremoto riesce a sbarazzarsi di Roberts. Questi, però, decide di uscire dalla contesa col botto: prende il suo nuovo serpente, Lucifer, e lo fa accomodare sul ring. Tutti si ritraggono impauriti creando il vuoto intorno al rettile.

Pubblicità (quante cose meravigliose vedremo questo mese su Tele+2!).

maxresdefault (6)Hulk Hogan si scontra con Tugboat. Pugni, dita negli occhi. Interviene Warlord che lo colpisce alla schiena ma l’Hulkster lo spinge sopra la terza corda. Texas Tornado sale sulle spalle di Barbarian (non molto intelligentemente, a dire il vero): scaraventato subito di sotto, per lui finisce qui. “Hacksaw” Jim Duggan, per contratto, ogni quarto d’ora deve urlare almeno un ooohhhh al pubblico. Dopo l’ennesimo strillo, Earthquake lo elimina. Il colosso, però, va a fargli compagnia subito dopo, “gentilmente” spinto da Hogan. Poi c’è una batteria di fuochi artificiali: Hulk Hogan elimina Kato. Tugboat elimina Hulk Hogan. Shawn Michaels elimina Tugboat. A bordo ring, il campione baffuto è furioso con il marinaretto un po’ sovrappeso e i due non se le mandano a dire. Rimangono in pochi. Con l’aiuto di Barbarian, Mr Perfect si sbarazza di Big Boss Man. Shawn Michaels è ancora lì e riesce a spedire Haku negli spogliatoi con il suo famoso dropkick.

Gli ultimi quattro: Perfect elimina Michaels, Greg Valentine sbriga la pratica The Barbarian. Ora può concentrarsi sull’ultimo avversario rimasto. Resiste a una serie di chops (i dolorosi schiaffoni sul petto), poi reagisce ripagando Perfect con la stessa moneta. Poi aggiunge uno spaccaschiena (copyright Dan Peterson) e una gomitata. Bobby “The Brain” Heenan, lì davanti, è preoccupato per la sorte del suo assistito. Valentine è pronto a sbatterlo fuori ma Mr. Perfect si aggrappa alle corde e ribalta il veterano eliminandolo. Il vincitore è lui! What a match!

«E per questa puntata è tutto, amici sportivi!»

 

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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2 Comments

  • Quella (e anche tutte le altre) puntata l’ho vista e la ricordo benissimo… un’epoca in cui avevamo pochissime informazioni senza internet e le domande fioccavano in testa, vedevamo solo una minima parte delle stprylines e la “closure” per noi era parecchio dilatata … anche in quello scenario ci si chiedeva perchè un mito come Steamboat (che avevamo visto a WM 3 fare l’incontro perfetto) veniva relegato a macchietta soffiafuoco!

    • Eh già, hai proprio centrato il punto. Era l’epoca dei personaggi cartooneschi, in cui il pubblico aveva molte meno pretese. Alla fine ci bastava che ci fosse un “buono” contro un “cattivo” e che quest’ultimo possibilmente perdesse. Insomma, ci facevamo andare bene (quasi) tutto 🙂
      – Gianluca

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