Ve lo ricordate Golden Boy? Imparo! Imparo! Imparo!


So che vi sto chiedendo uno sforzo considerevole ma vi ricordate Golden Boy? Una bicicletta, un freeter e tante, ma proprio tante ragazze a dir poco divine? Qualora non ne aveste mai sentito parlare, spero di trasmettervi parecchia curiosità…. quanto basta per dare una possibilità a quell’adorabile ragazzo che risponde al nome di  Kintaro Oe.

copertina focus golden boy

Golden Boy è uno di quei titoli dalla storia travagliata  – e forse anche per questo –  entrato di diritto nel mito per gli appassionati di manga e anime. Tatsuya Egawa, autore prolifico e generatore di personaggi e storie brillanti, ha avuto il grande merito di farci conoscere in modo critico e costruttivo molti aspetti della società nipponica che, senza mezzi termini, è intrisa di convenzioni radicate e contraddizioni.

In patria, Golden Boy venne proposto al pubblico come capolavoro del fumetto erotico, e qui da noi trattato al pari dei titoli ecchi (appunto, con contenuti altamente erotici) o hentai addirittura, ma non è nulla di tutto questo. Inoltre, la Shueisha ne interruppe bruscamente la pubblicazione poiché Egawa era un fiume in piena incontenibile. Mentre all’inizio l’autore era solito usare un abile sottotesto per proferire come la pensa su alcuni temi sociali, con l’andare della storia si teneva a fatica e diventava sempre più esplicito nel manifestare il proprio disagio di appartenere a una società ottusa. Molti anni dopo, nel 2010, venne pubblicato Golden Boy II. Sono esattamente due volumi che, tuttavia, non si legano con logica sufficiente a dove ci eravamo lasciati tanto tempo fa con Kintaro.


Kintaro Oe è davvero un “ragazzo d’oro”. Egawa ci racconta le avventure del freeter, un ragazzo di venticinque anni che abbandona l’università di legge per girare il mondo in bicicletta e cogliere tutto quello che la vita ha da offrire.

kintaro oe golden boy

E già qui ci sarebbe parecchio da dire. Sì, perché Kintaro non lascia un’università qualsiasi, ma la prestigiosa Todai, la cui fama ha travalicato i confini giapponesi ed è conosciuta ai più. La Todai è la culla dell’eccellenza giapponese, entrarvi è arduo e gli studenti sono soggetti a esami e selezioni estenuanti. Ed eccolo lì, quel pazzo sociopatico di Egawa che subito si sberleffa della sua patria, snobbando le sue istituzioni. In diverse occasioni il mangaka non ha mancato di esprimersi in tal senso. A suo modo di vedere l’ordinamento, invece d’incrementare la conoscenza, intorpidisce i giovani giapponesi che, sin dai primi anni dedicati all’istruzione, vengono allontanati dall’autodeterminazione e spinti verso l’ottusità.

“Ho imparato qualcosa”. Questa è la celebre frase che Kintaro ripete con entusiasmo a conclusione di ogni avventura vissuta. Il mondo, gli incontri casuali sono fonti di apprendimento inesauribili per il nostro protagonista, che sa prendere il meglio da ogni occasione. Il personaggio di Kintaro è un’esplosione di felicità incontenibile e contagiosa. L’unico modo d’imparare veramente è fare esperienza, esponendosi al massimo in prima persona. Se ciò non fosse abbastanza, Egawa, che è un meraviglioso pazzo, esalta gli istinti sessuali come via maestra per scoprire il mondo. È quasi liberatorio immedesimarsi in Kintaro perché sì il sesso è vita.

Tuttavia, eccolo lì il problema di Golden Boy: La presenza continua del sesso è stato il suo suicidio assistito. Egawa e la sua opera sono stati completamente travisati, soprattutto dalla maggior parte dei lettori occidentali, che hanno frainteso il pensiero dell’autore.  Questo aspetto venne fuori soprattutto ai tempi della prima pubblicazione italiana a cura della Dynamic Italia. Episodi simili avvennero con la pubblicazione de “La clinica dell’amore” a cura della Play Press (e anche su questo titolo ci sarebbe molto da dire). Per farla breve, Golden Boy veniva comprato perché era un fumetto pieno di sesso. Vero è anche che il lettore dev’essere guidato dalla presentazione di un’opera e tanto in Giappone, quanto qui da noi, si volevano alzare le vendite giocando su questo aspetto. Quando le lampadine delle nostre case editrici si sono miracolosamente riaccese su titoli di spessore, e non solo su manga mainstream che vendono, J-Pop lo ripropose questa volta presentandolo onestamente e conquistandosi la nostra fiducia, perché ci promise i due volumi conclusivi realizzati dall’autore nel 2010. E così fu.

kintaro oe golden boy 2

Il nostro Ragazzo d’Oro è un’anticonformista che sceglie di vivere come un emarginato. Dà questa idea di sé, ed è trattato perlopiù come essere inferiore dalle numerose donne che incontra. Donne forti, con carattere, che primeggiano in quello che fanno. Kintaro, dimostrando la sua nobiltà d’animo e sacrificandosi ogni volta per aiutare il prossimo, riesce a generare affetto sincero nei suoi confronti e, con le escamotage spassose e geniali di Egawa, le donne non possono fare a meno d’innamorarsi di lui.

Kintaro ha la capacità di far riacquistare libertà espressiva alle persone che incontra, quotidianamente castrate dalla società cui appartengono. Una società che mette al primo posto il bene collettivo sacrificando quello individuale e che reprime le pulsioni e le emozioni. Questa repressione indotta porta i personaggi che incontriamo in Golden Boy a esprimersi il più delle volte con la perversione sessuale quale canale di evasione dal frustrante ritmo giapponese. I rapporti sociali, il lavoro, la famiglia, sono vissuti secondo canoni di comportamento che impongono un contegno esagerato e opprimente per l’individuo, che non è mai libero di esprimersi per quello che realmente è. Volutamente Egawa esagera, ma il messaggio arriva forte e chiaro. Ci state traumatizzando, lobotomizzando, in qualche modo ci dobbiamo sfogare.

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Scelgo questa tavola appositamente per farvi notare un particolare. Secondo voi uno come Tatsuya Egawa avrebbe di sua sponte censurato? Ovviamente no. Uno degli aspetti che mi fa adorare l’autore è il modo sarcastico con cui si rivolge alla sua casa editrice che gli impone di non esporre i genitali. Egawa molto spesso inserisce delle note in fondo alle tavole che implorano la Shueisha di non censurargli almeno questa o quella immagine. Mica finisce qui. Visto che non si può evitare di oscurare il disegno, Egawa ripetutamente inserisce nei dialoghi note di biasimo per chi in genere oscura le nudità.

La forza di Kintaro è l’apertura che ha nei confronti degli uomini e delle donne che incontra. Senza nessun tipo di preconcetto o di ridicolo pudore, si interessa alla vita degli altri e non tira semplicemente dritto per la sua strada. Questo approccio alla vita funziona poiché gli individui che incontrano Kintaro gettano la maschera e si mostrano per ciò che sono. C’è un bellissimo ritorno umano in questa filosofia di vita. Inoltre, mettersi in gioco ed essere aperti alle nuove esperienze, a ciò che non conosciamo, non può che arricchire il nostro spirito. Certo, poi stiamo sempre parlando di Egawa, quindi Kintaro arriva a travestirsi da donna per sperimentare cosa vuol dire essere una ragazza. Vi assicuro che in questa occasione il nostro eroe darà il meglio di sé.

Voglio nuovamente ricordare che il metodo prediletto per l’autore di apprendere quanto la vita ha da offrirci è il sesso. In Golden Boy il sesso è sì una componente fondamentale, ma mai fine a sé stesso. Le tavole di Egawa sono talmente ricche di dialogo che è chiarissima la sua volontà. Non ci lascia soli a guardare tette e culi. Egawa vuole che ragioniamo mentre ci delizia con un disegno sublime.

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(Toh, ne ho messa una non censurata. Mr. Kent, ti prego, ti prego lasciala non fare come Shueisha)

[Su MegaNerd le tette sono sempre le benvenute, lo sai… – Mr. Kent]

Come avrete ampiamente intuito, sono dell’avviso che Egawa disegna donne bellissime.

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Tanta meraviglia è inoltre ben dosata sulla trama che segue ogni avventura. Le donne inizialmente spigolose e accigliate, acquistano morbidezza e soavità quando si liberano dalle nevrosi quotidiane, dalle imposizioni della società e si mostrano per quello che sono a Kintaro.

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Testuya Egawa è un anticonformista che sa criticare facendoci ridere, e non è da tutti.

Golden Boy è un manga in dieci volumi (più due) che almeno una volta nella vita va letto. Egawa infrange molte barriere culturali e ci ricorda che nella vita non si finisce mai di imparare. La lettura è davvero piacevole e in qualche modo ci trasporta nelle avventure di Kintaro in maniera graduale. Infatti tanto le riflessioni e gli insegnamenti appresi dal  protagonista, quanto il sesso presente, hanno un ritmo ascendente sino alla mancata, ahimè, conclusione. Per quanto mi sforzi, non riesco a vedere nei due volumi successivi, una definizione della storia dell’adorabile ragazzo d’oro.

Assolutamente da recuperare è anche la miniserie OAV in sei episodi, raccolta in Italia da Dynit. La versione animata è una summa degli episodi più leggeri e spensierati che riguardano Kintaro, insieme alla sua inseparabile amica Mezzaluna (la sua mountain bike), e le bellissime ragazze che incontra.

golden boy cover

Golden Boy è un titolo che non potete esimervi da leggere se vi considerate degli appassionati di manga. Amate la conoscenza come Kintaro. Imparate, imparate, imparate cari lettori di MegaNerd!


Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

 

Abbiamo parlato di:

golden boy j pop
GOLDEN BOY

Autore: Tetsuya Egawa
Formato: 12.5×18 cm., 214 pp.
Volumi: 10
Editore: J-Pop
Prezzo: € 6,00 cad.
Voto: 8

 

golden boy 2

GOLDEN BOY II
Sasurai no obenkyou geinoukai ooabare-hen

Autore: Tetsuya Egawa
Formato: 12.5×18 cm., 208 pp.
Volumi: 2
Editore: J-Pop
Prezzo: € 6,00 cad.
Voto: 6,5

 

 

 

 

 

 

 

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Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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