Undertaker e Wrestlemania – La storia infinita (3a parte)

L’ultimo atto della nostra trilogia dedicata alla storia di Undertaker a Wrestlemania: il becchino si trasforma in un Ministro delle Tenebre, poi in un biker… e infine torna sé stesso. Una parabola incredibile, per conoscere meglio un personaggio unico

wrestling vintage undertaker 3

Dopo una settimana di pausa, che abbiamo dedicato al nostro personalissimo saluto all’annunciatore Howard Finkel, completiamo il nostro viaggio nella storia di Undertaker a Wrestlemania. Ma il nostro cammino non si spingerà fino all’interruzione della striscia di imbattibilità ad opera di Brock Lesnar, no. Il capolinea sarà, per forza di cose, l’inizio degli anni Duemila, dato che questa rubrica si chiama Wrestling Vintage e parla – preparatevi alla clamorosa rivelazione – di storie vintage di questo folle sport-spettacolo (il fatto che, poi, i primi Duemila siano già diventati vintage, in noi quarantenni provoca più tristezza dell’attuale lockdown da coronavirus).

ministry of darknessMinistro delle tenebre

Dopo la vittoria contro il “fratello” Kane a Wrestlemania XIV, il personaggio di Undertaker subì una sorta di involuzione esoterica. Passando per un leggendario Hell In A Cell match a King Of The Ring 1998, talmente cruento che il rivale Mankind (Mick Foley) rischiò seriamente di rimetterci le penne (commozione cerebrale, perdita di due denti, mascella slogata, lividi a un rene e una brutta ferita in bocca), il becchino cominciò ad avere tendenze sataniche e finì per formare addirittura una setta chiamata The Ministry of Darkness. Per contrastare l’accresciuta e sinistra influenza del lottatore nella sua federazione, quindi, Vince McMahon gli mise contro lo scagnozzo Big Boss Man (che in realtà adesso si chiamava solo Boss Man) in un altro Hell In A Cell match, stavolta a Wrestlemania XV. Diciamo che i precedenti incontri di questo tipo erano andati così bene in termini di spettacolo e reazione del pubblico che i dirigenti della World Wrestling Federation ci avevano preso gusto.

Ecco, questa è l’eccezione che conferma la regola. Un pessimo match con una pessima conclusione: Undertaker che, dopo aver battuto l’avversario, lo impicca legandolo con una corda alla gabbia. Da dimenticare.

The-Undertaker-2000Il becchino diventa biker

Dopo un periodo lontano dalle scene a causa di un infortunio, Undertaker fece il suo ritorno sul ring recitando la parte di… se stesso. Sì, il personaggio del becchino sembrava ormai consumato e probabilmente aveva poco appeal sulle nuove generazioni, per cui Mark Calaway smise di interpretare il Deadman e cominciò a presentarsi a bordo ring cavalcando la sua Harley e indossando i panni della sua vita di tutti i giorni: pantaloni di pelle, bandana, occhiali da sole e – immancabile – sguardo da duro.

La prima edizione di Wrestlemania a cui The Undertaker si presentò con il look dell’American Badass fu quella del 2001, pubblicizzata come Wrestlemania X-Seven. La contesa con Triple H, che si consumò in giro per tutta l’arena, è considerata ancora oggi come una delle migliori della carriera di Taker. Il fatto che quest’ultimo non fosse più costretto nei confini del suo storico personaggio gli garantiva maggiori possibilità creative e una certa freschezza agli occhi dei fan.

undertaker ric flairLa streak va in doppia cifra

Wrestlemania XVIII è una delle mie preferite di sempre. Forse la mia preferita in assoluto, pensandoci così su due piedi. Dopo aver acquistato la concorrente World Championship Wrestling l’anno prima ed aver sprecato miseramente il potenziale del tanto agognato (dai fan) scontro on screen fra le due storiche federazioni rivali, Vince McMahon aveva messo sotto contratto i membri originali del New World Order – Hulk Hogan, Kevin Nash e Scott Hall – che si aggiungevano ad un roster già stellare dove, per esempio, militavano anche leggende della defunta WCW come Ric Flair. Anche se, in effetti, quest’edizione viene ricordata principalmente per il match delle due generazioni a confronto, Hulk Hogan contro The Rock, altre due icone si affrontarono quella sera a Toronto.

Nella storyline, Ric Flair era il co-proprieario della WWE ed aveva avuto più di uno scazzo con Undertaker che continuava a provocarlo con l’intento di trascinarlo sul ring e costringerlo a lottare. Dopo una serie di rifiuti, di fronte alle minacce ai suoi familiari a cui si era spinto il Badass, Flair fu costretto ad accettare la sfida. Ne venne fuori un match senza squalifiche molto bello che sancì la decima vittoria di fila allo Showcase Of The Immortals. La striscia di imbattibilità era diventata qualcosa di veramente serio.

undertaker kaneAncora tu?

Non volevamo concludere la nostra carrellata con un incontro che probabilmente non ricordano neanche i parenti del becchino (la vittoria di Undertaker in un Handicap match contro A-Train e Big Show a ’Mania XIX). Pensiamo, piuttosto, che il cerchio della storia vintage del nostro eroe a Wrestlemania non si possa chiudere se non con il suo ritorno alle origini nella ventesima edizione dello Show Of Shows.

Ormai da una decina d’anni, Taker era diventato un cazzuto motociclista, il Big Evil che bullizzava gli avversari e ne faceva carne da macello. Poi si rimetteva in sella alla sua moto e tornava a scorazzare libero fino alla seguente rissa. Chi si gli si metteva contro ne pagava il prezzo. Nessuno escluso.

Quando, però, nel pollaio c’è più di un gallo, non può finire bene. E l’altro gallo, in questo caso, si chiamava Vince McMahon. Le tensioni fra il biker e il boss arrivarono al punto di non ritorno e i due si affrontarono un “match del sepolto vivo” in cui vince chi riesce a seppellire fisicamente il proprio avversario sotto terra. Direte voi: la specialità di uno che faceva il becchino! E avreste anche ragione se non fosse che, durante la contesa a Survivor Series 2003, l’interferenza del “fratello” di Undertaker, quel Kane più volte sconfitto, permise a McMahon di seppellire e dichiarare “morto per sempre” l’American Badass.

Undertaker (2)

Fine della storia? Ma manco per sogno! Morto un motociclista, si rifà un becchino! A Wrestlemania XX fece il suo ritorno il Deadman, nei panni di un tempo e accompagnato sul ring dallo storico manager Paul Bearer (immaginate: luci spente nell’arena, silenzio dei fan in attesa improvvisamente interrotto da una vocina che dice Ohhhh yeaaahhh: non è tutto meraviglioso?).

L’ennesima vittoria su Kane, a dire il vero, non fu tecnicamente indimenticabile ma lo stesso non si può dire delle emozioni e dello spettacolo che l’atto “teatrale” del ritorno di un personaggio leggendario riuscì a regalare. Per gli amanti della disciplina si può riassumere con un’unica, semplice definizione: da brividi.

 

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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