Undertaker e Wrestlemania – La storia infinita (2a parte)

In questo nuovo episodio di Wrestling Vintage continuiamo a esplorare l’incredibile carriera di Undertaker a Wrestlemania: torneremo negli anni 90 per vederlo tornare dalla morte, affrontare il colossale King Kong Bundy e… suo fratello!

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Anche questa settimana continuiamo a ripercorrere gli highlights della striscia vincente di Undertaker a Wrestlemania. Prima di tornare agli anni Novanta, però, ci permettiamo due incursioni nell’attualità, tanto per rafforzare il concetto che il becchino è veramente eterno.

Uno: a Wrestlemania XXXVI, edizione decisamente triste perché disputata in un set chiuso e senza pubblico a causa dell’emergenza Coronavirus, il Boneyard match fra Undertaker e AJ Styles è stata l’unica cosa degna di essere tramandata ai posteri. Per provare a definirlo: quando il wrestling incontra Sons of Anarchy, gli horror degli anni Ottanta e Novanta, Tarantino e Robert Rodriguez tutti insieme. Dall’arrivo di Taker sulla sua Harley accompagnato dalle note di Now That We’re Dead dei Metallica alla conclusione cinematografica è stato uno spettacolo letteralmente meraviglioso. Vi proponiamo alcune immagini in questo video, però vi consigliamo vivamente di andare a vederlo integralmente, se potete.

Due: proprio durante lo Showcase of the Immortals è stato annunciato The Last Ride, un documentario esclusivo sulla carriera di Undertaker che andrà in onda prossimamente sul WWE Network. Per la prima volta il becchino ha messo da parte il suo personaggio e ha lasciato che le telecamere della federazione di McMahon documentassero la sua carriera dalla prospettiva di Mark Calaway, vero nome dell’atleta. Si preannuncia una testimonianza imperdibile per i fan del Deadman.

Adesso, però, rimettiamoci in viaggio e torniamo al 1995, anno di Wrestlemania XI.

Il “cacciatore di giganti” diventa campione

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Purtroppo Undertaker aveva saltato la decima edizione dello “show degli show” a causa di alcuni infortuni. Ovviamente gli innocenti tifosi dell’era pre-Internet avevano creduto alla storyline secondo cui Taker era assente perché, qualche mese prima in occasione della Royal Rumble del 1994, era stato chiuso in una bara da Yokozuna con l’aiuto di tutti gli altri “cattivi” della federazione e il suo spirito si era librato in aria scomparendo nel nulla.

Mesi dopo, la “resurrezione”: prima una breve rivalità con un impostore che si era spacciato per lui durante la sua assenza e poi l’agognata vendetta sullo stesso Yokozuna. Adesso, invece, il becchino era alle prese con la Corporation, il gruppo di “cattivi” al soldo di “The Million Dollar Man” Ted Dibiase. L’avversario designato per Wrestlemania era il mastodontico King Kong Bundy  Se nel 2020 The Undertaker è l’“American badass” che guida una Harley e prende a calci la gang di AJ Styles in un cimitero abbandonato, nel 1995 era invece ancora lo zombie guidato da Paul Bearer che cercava di recuperare l’urna del potere rubatagli dalla Corporation. Pur non arrivando ai pessimi livelli dello scontro di due anni prima con Giant Gonzales, anche in questo caso il match si ridusse alla classica (facile) resa dei conti con una minaccia spacciata per insuperabile fino alla vigilia.

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L’anno dopo, a Wrestlemania XII, la striscia vincete del Deadman fu messa per la prima volta in serio pericolo. Ed era anche la prima volta che l’esito di un incontro di Taker allo show più importante dell’anno non veniva percepito dal pubblico come scontato. Al contrario, proprio per l’incertezza prima e durante il suo svolgimento, il match con “Diesel” Kevin Nash risultò il migliore della serie fino a quel momento e consolidò la posizione del becchino ai vertici della federazione. Tanto che l’anno dopo Undertaker si ritrovò finalmente a competere per il titolo del mondo (dopo la brevissima parentesi del 1991) nel main event di Wrestlemania XIII in cui sfidò il campione in carica Sycho Sid. La contesa non fu esattamente del livello di quella dell’edizione precedente, ma tant’è: il nostro eroe salì meritatamente sul tetto del mondo diventando campione WWF per la seconda volta in carriera.

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I fratelli della distruzione

Una delle storyline più stravaganti e – agli occhi (a cuoricino) di chi scrive – affascinanti è quella dell’introduzione nella federazione di Kane, il fratello malvagio di Undertaker (che, ricordiamolo, all’inizio della sua carriera “da becchino” si chiamava Kane The Undertaker… in famiglia non vi era evidentemente molta fantasia sui nomi).

Kane – al secolo Glenn Jacobs, oggi sindaco di Knox County in Tennessee – aveva fatto il suo scioccante debutto a Badd Blood, il pay-per-view di ottobre dell’anno prima. Strappando con le nude mani la porta della gabbia in cui si stava svolgendo il primo Hell In A Cell match della storia, con la sua interferenza aveva provocato la sconfitta di Undertaker contro Shawn Michaels. Poi aveva continuato a perseguitare il fratello per mesi, fino a costringerlo ad affrontarlo a Wrestlemania XIV. Nel frattempo, discostandosi dal suo tradizionale personaggio freddo e privo di emozioni, il Phenom aveva mostrato per la prima volta un lato più umano. Il drammatico e magistrale racconto con cui la World Wrestling Federation condusse i fan allo scontro finale fra i due fratelli fornì una caratterizzazione ancora più netta dei due personaggi: il mostruoso Kane, animato dall’odio cieco per Undertaker, il cui status da babyface era, di conseguenza, ai massimi storici. Il pubblico non vedeva l’ora di sapere come sarebbe andata a finire. E non fu certo deluso: dopo un brutale match con un avversario apparentemente invincibile, a prevalere fu ancora una volta il becchino.

Un’altra prova “impossibile” era stata superata: i successi di Undertaker a Wrestlemania cominciavano a diventare una costante.

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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