Undertaker e Wrestlemania – La storia infinita (1a parte)

In questo episodio di Wrestling Vintage ripercorriamo lo straordinario percorso di Undertaker nel più importante evento wrestling dell’anno: Wrestlemania!

wrestling vintage undertaker 1

Nell’edizione di Wrestlemania più assurda ed imprevedibile della storia – in onda in due serate, fra ieri e oggi, senza pubblico nell’arena per via dell’emergenza Coronavirus – ci sarà comunque una certezza: ancora una volta, sarà presente all’appuntamento il leggendario Undertaker, che quest’anno se la vedrà con un rivale mai affrontato prima: AJ Styles

Per celebrare la saga del becchino allo Showcase of the Immortals e la sua celeberrima striscia vincente, abbiamo deciso (come sempre a seguito di votazione fra io, me e me stesso) che a partire da questa puntata di Wrestling Vintage vi accompagneremo in un viaggio le cui tappe saranno le migliori rivalità del deadman al più importante evento di wrestling dell’anno.

Da un fenomeno all’altro

C’era una volta un lottatore proveniente dalle isole Fiji. Il suo nome era “Superfly” Jimmy Snuka ma, ogni volta che saliva sul ring, i telecronisti lo chiamavano “the phenom” per via del suo fisico scultoreo e delle sue abilità atletiche fuori dal comune.

“Superfly” Jimmy Snuka

Nel 1991, anno della settima edizione di Wrestlemania, la carriera di Superfly era già sul viale del tramonto ma lui era ancora uno dei beniamini del pubblico. Sulla sua strada, quella sera, trovò un giovane wrestler che definire inquietante era un eufemismo. A sorpresa, a novembre dell’anno prima, quell’oscuro personaggio era stato presentato ai fan da “The Million Dollar Man” Ted Dibiase quale componente della sua squadra per le Survivor Series. Da quel momento, le sue prestazioni sul ring avevano impressionato per la rapidità e la schiacciante superiorità con cui si sbarazzava degli avversari. Ma a Wrestlemania VII, Kane The Undertaker – questo il nome originale del lottatore – doveva vedersela con il veterano Jimmy Snuka. Una prova decisamente più difficile, dicevano tutti…e invece no. In meno di cinque minuti, il becchino fece carne da macello anche del “fenomeno”, portandogli via quell’appellativo che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei suoi più famosi nickname.

Il pubblico nell’arena e a casa non ne era ancora cosciente ma la mitica striscia vincente era iniziata quella notte.

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L’anima del serpente

Incredibile ma vero, dopo più di un anno dal suo esordio, il pubblicò cominciò a provare simpatia per quello strano becchino zombie che non sente alcun dolore. Il momento esatto in cui The Undertaker passò dall’essere uno spaventoso “cattivo” all’essere accolto fra i “buoni” fu quando sventò un attacco a sorpresa da parte di Jake “The Snake” Roberts ai danni di Macho Man e della sua manager Miss Elizabeth. Se conoscete un minimo il serpente, potrete immaginare che l’episodio ebbe delle conseguenze: infatti, non digerendo affatto l’interferenza, Jake si vendicò in occasione di una puntata del Funeral Parlor, il talk show di Paul Bearer, l’altrettanto inquietante (e comico, a dire il vero) manager di Undertaker.

Fra i due si accese una forte rivalità che sfociò in un match a Wrestlemenia VIII. Come l’anno prima ma con qualche piccola difficoltà in più, anche in questo caso The Undertaker mostrò tutta la sua straordinaria superiorità. E dire che Jake “The Snake” ci proverebbe pure, mettendo a segno per ben due volte la sua mossa finale, la DDT. Ma neanche una delle manovre più temute nel wrestling è sufficiente per battere quella forza della natura. Pertanto, dopo averlo colpito con la sua Tomstone Piledriver, il deadman si prese anche l’anima del serpente.

undertaker vs jake the snake

A caccia di giganti

Contrariamente a quanto si potesse ipotizzare, le due prestazioni al Grandest Stage of Them All non spinsero The Undertaker in cima alla lista dei pretendenti al titolo assoluto. Al contrario, gli regalarono un paio di rivalità non esattamente esaltanti contro alcuni dei colossi della World Wrestling Federation. Alle Survivor Series del 1992, il becchino aveva battuto Kamala in un “match della bara” (per vincere devi chiuderci dentro il tuo avversario, in pratica). Non domo, il manager di quest’ultimo, Harvey Wippleman (quello con gli occhialoni da nerd, la coppola e la faccia da schiaffi), tirò fuori l’asso nella manica: un gigante ex giocatore di basket della nazionale argentina. Il temibile (e qui parte la risata) Giant Gonzales che, come prima mossa, causò l’eliminazione di Taker dalla Royal Rumble del 1993.

La resa dei conti fra i due avvenne a Wrestlemania IX, edizione che si tenne all’aperto al Caesar’s Palace di Las Vegas. Ora, molti considerano questo pay-per-view il peggiore della storia dell’evento ma – ne abbiamo già parlato nella nostra rubrica – io invece lo ricordo con affetto perché lo vidi in prima tivù (la diretta allora era impensabile) su Tele+2, sognai con l’inattesa vittoria di Hulk Hogan raccontata da Dan Peterson e lo registrai pure in videocassetta, prestandola poi a mezza scuola. Certo, poi sono consapevole del fatto che, per esempio, l’incontro fra Undertaker e Gonzales (vestito con una tuta sui cui era disegnato un corpo seminudo per dargli l’aspetto di un uomo primitivo, per farvi capire a che livello di ridicolo siamo), presentato come “epico”, in realtà fu letteralmente orribile. Azione pressoché inesistente ed emozioni quasi nulle. La colpa non fu certo del becchino, dato che Giant Gonzales era veramente imbarazzante come lottatore, ma la vittoria ottenuta per squalifica (per l’uso da parte del gigante di una pezza imbevuta di cloroformio che fece addormentare il nostro eroe!) non sarà certo fra quelle che Undertaker ricorda con più orgoglio.

Presto avremmo scoperto che si poteva fare anche peggio.

 

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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