Survivor Series – Il meglio degli “Elimination Match” (prima parte)

Allacciate le cinture: da oggi partiamo per un viaggio nel tempo che ci porterà a riscoprire alcuni dei tradizionali match a eliminazione, cinque contro cinque o quattro contro quattro: tenetevi forte, perché questo è il meglio delle Survivor Series!

copertina wrestling vintage survivor series

Questa notte negli USA va in scena lo spettacolo delle Survivor Series, uno dei quattro storici pay-per-view della World Wrestling Entertainment/Federation. Un evento che si tiene ogni anno sin dal lontano 1987, quando chi vi scrive aveva appena otto anni (e oggi pare essere rimasto mentalmente più o meno a quell’età).

Per cui, allacciate le cinture: da oggi partiamo per un viaggio nel tempo che ci porterà a riscoprire alcuni dei tradizionali match a eliminazione, cinque contro cinque o quattro contro quattro, caratteristici di questo show. E se qualcuno obietterà che questa cosa del “meglio di…” è trita e ritrita, noi lo ammoniremo ricordandogli che questa rubrica si chiama Wrestling Vintage e che, di conseguenza, per definizione, noi rappresentiamo l’essenza stessa del “vecchio”, del “non originale” che oggi, però, è diventato oggetto di culto.

E ora, se non volete che vada avanti con il pippone, continuate a leggere senza fare troppe storie…

undertaker-debut-720x405Ted Dibiase, Rhythm ’N’ Blues & The Undertaker vs. Dusty Rhodes, The Hart Foundation & Koko B Ware (1990)

Quest’anno, le Survivor Series celebreranno il trentesimo anniversario dal debutto di Undertaker, avvenuto proprio durante questo evento, la sera del 22 novembre 1990 all’Hartford Civic Center, in Connecticut.

In precedenza, Ted DiBiase aveva annunciato un quarto misterioso membro per la sua squadra, la cui identità sarebbe stata rivelata solo la sera del pay-per-view. Un mistero che si sarebbe materializzato nella camminata lenta, il pallore e lo sguardo agghiacciante di questa specie di zombie vestito di nero, a cui faceva da contraltare il rosso paonazzo del faccione del suo primo manager, il fastidiosissimo Brother Love.

L’impatto del deadman fu immediato. Non solo i colpi dei buoni non sembravano minimamente scalfirlo ma, per mano sua, vennero messi fuori gioco ben due veterani. Con una devastante tombstone, il gigante prima si sbarazzò di Koko B Ware, per poi passare a eliminare anche un ex campione del mondo come Dusty Rhodes. Il suo strabiliante esordio si concluse con una squalifica per conteggio fuori dal ring, dal quale si era allontanato per continuare la rissa che era scaturita proprio con The American Dream.

Anche se il debutto dell’Undertaker fu certamente il pezzo forte, gli scambi conclusivi fra Ted Dibiase, che sarebbe stato l’ultimo “sopravvissuto” della contesa, e Bret Hart furono di grandissimo livello. E pensare che l’Hitman aveva deciso di salire sul ring pur avendo perso un fratello – Dean, scomparso prematuramente a trentasei anni – soltanto ventiquattro ore prima.

09_20191115_GALLERY_Best_SS_Teams_16x9_9--e485a8450466085c37d75f5338daa005Randy Orton, JBL, Batista, Rey Mysterio & Bobby Lashley (1990) vs. Shawn Michaels, Big Show, Kane, Carlito & Chris Masters (2005)

Facciamo un salto di quindici anni e arriviamo alla prima edizione delle Survivor Series in cui si affrontarono una squadra rappresentante di Raw e una di Smackdown!.

In pratica, dal 2002 era in vigore il brand split, cioè la divisione e l’assegnazione in esclusiva di ogni wrestler a uno solo fra i due principali programmi tivù della federazione. Pertanto, chi lottava nello show rosso non compariva più in quello blu e viceversa. Esattamente come avviene anche oggi. Questa separazione aveva portato al rafforzamento del senso di appartenenza di ognuno degli atleti, arrivando a sfociare in un’accesa rivalità fra i due brand. Tanto che i wrestler, lungo la strada per le Survivor Series, erano addirittura riusciti a mettere da parte i propri rancori interni per unirsi nelle due squadre che si affrontarono nel match a eliminazione andato in scena il 27 novembre del 2005 alla Joe Louis Arena di Detroit, in Michigan.

La storyline precedente al pay-per-view la ricordo come particolarmente divertente, con le due fazioni che invadevano a vicenda le puntate settimanali dell’uno e dell’altro show. Una volta, JBL caricò persino l’intera squadra sulla sua limousine per mettersi alle calcagna degli avversari che erano sconfinati a Smackdown!. Durante l’incontro, l’azione volante fra Shawn Michaels e Rey Mysterio, com’era prevedibile, fu avvincente. Ad un certo punto, il lottatore mascherato venne pure colpito da uno spettacolare superkick a mezz’aria perfettamente assestato dal “ragazzo che spezza i cuori”. Dopo l’eliminazione di tutti i suoi compagni, Shawn si era ritrovato da solo contro tre superstiti dell’altro team. Nonostante avesse riacciuffato miracolosamente la parità numerica, eliminando prima Mysterio e poi JBL, lo show stopper nulla poté contro la micidiale RKO di Randy Orton, unico sopravvissuto della squadra di Smackdown!

Finito? Niente affatto. Subito dopo ci fu un post-match da fuochi d’artificio per non farsi mancare proprio nulla.

Mentre i blu festeggiavano sul ring, infatti, la celebrazione venne interrotta dall’apparizione di Undertaker – allora impegnato in un’accesa faida con lo stesso Orton – dall’interno di una cassa da morto avvolta nelle fiamme. Mentre il povero Randy, in via del tutto precauzionale, procedeva a darsela a gambe levate, il becchino passava a decimare tutti gli altri colleghi rimasti incautamente sul quadrato. Sipario.

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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