Silver: «Lupo Alberto? È sempre il solito cazzone….»


Uno dei più importanti Autori del fumetto italiano si racconta a MegaNerd: quattro chiacchiere per saperne di più sul difficile momento che sta passando il fumetto di Lupo Alberto, ma anche tanto, tanto altro. Signore e signori, il solo e unico Silver

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Lupo Alberto è da quasi mezzo secolo un’icona imprescindibile del fumetto e dell’immaginario italiano, eppure il fumetto che porta il suo nome sta attraversando una crisi senza precedenti, che rischia di portarlo alla chiusura. Nell’editoriale del numero 422 (agosto 2020), Silver è stato chiaro: le cose non stanno andando affatto bene, soprattutto dopo il lockdown.

Quello che state leggendo è un numero speciale di Lupo Alberto per una serie di motivi: perché potrebbe essere l’ultimo. Sì, è così.

 Le parole dell’autore, che ha poi aggiunto che si tenterà in tutti i modi di mantenere in vita questa storica testata (magari con un cambio di periodicità unito a un prezzo leggermente rialzato), hanno gettato nello sconforto tanti appassionati.

Abbiamo dunque pensato di contattare direttamente Silver, per parlare con lui di questa situazione e di tanto altro ancora. Il Maestro è stato cordiale e disponibile, ed è per noi un vero onore poterlo ospitare sulle pagine del nostro sito.


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Benvenuto su MegaNerd, Maestro.
Che sta succedendo a Lupo Alberto?

Scendo un attimo di cattedra: Lupo Alberto sta benissimo, fa la vita di sempre, è  lo scanzonato cazzone di sempre, ha sempre un’età indefinita fra i 25 e i 30 anni… tranne che nella realtà, da che è nato, di anni ne sono passati 46, e nella realtà magari qualcosa è cambiato. Ma lui non vive nella realtà.

Da dove nasce questa crisi delle vendite? Lupo Alberto è ormai un’icona della cultura popolare italiana, protagonista di cartoni animati, merchandising di ogni tipo, riviste. Come mai il fumetto soffre così tanto?

Se scendi in strada e chiedi al fruttivendolo o al barista da dove nasce questa crisi, credo che te lo saprà spiegare meglio di me. Il fatto poi che un qualcosa o qualcuno sia un’icona non si traduce automaticamente in profitti astronomici. Bukowski è senza dubbio un’icona: quanti suoi libri avete comprato quest’anno? Le risposte varieranno da “due” e “ce li ho già tutti”.

Tradotto in royalties? Riposa in pace, Hank. Per tornare al fumetto, tranne che nel glorioso periodo fra gli ‘80 e i ’90 in cui ha sostenuto economicamente iniziative splendide e suicide come “Torpedo”, “Splatter”, “Mostri”, “Lupo Alberto Magazine”, “Hey rock” e tante altre, Lupo Alberto ha sempre avuto per obiettivo il pareggio. Pagati (bene) gli autori e i dipendenti, ciò che rendeva denaro era il merchandising, e con quegli introiti si sono sempre appianati i piccoli disavanzi del mensile. Lupo Alberto, inteso come testata, da solo non ce l’avrebbe mai fatta a sostenere i costi di stampa, gestione, e compensi a collaboratori.

 

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Facciamo un salto indietro, al 1974 e al debutto della La Fattoria McKenzie sul mitico Corriere dei Ragazzi. Ricorda ancora l’emozione di quel debutto?

La ricordo eccome. Mi ha evitato un sacco di anticamere. La prima striscia di un debuttante accolta nel gotha del Fumetto dall’ingresso principale! Fortuna tanta, ma anche un grande Direttore capace di individuare a colpo sicuro i talenti.

Come vennero accolte le prime strisce di Lupo Alberto?

Che io sappia, con sempre crescente favore da parte del pubblico.

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Dopo nove anni, inizia l’avventura del mensile: una pubblicazione interamente dedicata a Lupo Alberto, pubblicata da MCK Publishing. Un’altra bella soddisfazione.

La storia è un po’ diversa: il Mensile di Lupo Alberto nacque all’Editoriale Corno quando collaboravo con Alfredo Castelli alla direzione di Eureka! Ne uscirono otto numeri, poi l’Editoriale chiuse i battenti e proseguii con Glenat Italia sotto la direzione di Luigi Bernardi. Intorni all’ ’85 con due soci fondai la ACME, che poi divenne Macchia Nera e infine McK.

Lupo Alberto è stato probabilmente il primo personaggio italiano “crossmediale”: non ha mai abitato solo nelle pagine dei fumetti, ma ovunque: materiale scolastico, cartoni animati, bigliettini d’auguri (alzi la mano chi non ne ha mai ricevuto uno) e tanto altro ancora. Rendere il personaggio così trasversale era uno dei suoi obiettivi? >

Lo è sempre stato, fin da quando ho incominciato a sognare di intraprendere questa professione. Guardavo al fumetto d’autore ma anche al marchio , alla “ditta”, Disney, Bozzetto, Hanna&Barbera, Schulz…

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Qualche anno fa c’è stato l’esperimento di Lupo Magazine, pubblicato da Panini (che ricordava molto concettualmente il mitico Lupo Alberto Magazine della Macchia Nera): storie inedite del personaggio, in formato rivista, con un forte apparato redazionale. Che ricordi ha di quell’esperienza?

Diciamo che ci siamo tuffati tutti entusiasti in una piscina vuota.

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Quali sono gli autori che lei considera suoi Maestri?

Per me sono tutti maestri, anche qualche collaboratore più giovane di me. Quelli sui quali mi sono formato sono stati infiniti e molto diversi per genere: Jacovitti prima di tutti, mi ha svelato “l’autore” dietro la storia a fumetti,

E.P.Jacobs, lo comprai per caso in edicola da ragazzino e rimasi inebetito per giorni, e poi tutti gli americani, George Herriman, Schulz l’ho già detto, Walt Kelly per la fusione dei personaggi e il linguaggio… Bonvi è un’altra storia, mi ha insegnato parecchio, a gestire il rapporto con l’editore, a pormi come autore e non come prestatore d’opera, e poi è stata soprattutto amicizia.

Quali sono i fumetti che Silver legge nel tempo libero?

Nel tempo libero faccio la lavapiatti e accompagno mia moglie al supermercato. Non leggo tutto, leggo molte graphic novel di autori che trovo interessanti.

Maestro, per noi è stato un vero onore poter scambiare quattro chiacchiere con lei. Continueremo a sostenere il mensile di Lupo Alberto, anche perché l’estate alla fattoria McKenzie è sempre fantastica…

Grazie a voi!

Silver
Silver, pseudonimo di Guido Silvestri


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Mr. Kent

Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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