Santino Marella, il miracolo di Milano

Nella serata che non ti aspetti, arriva il lottatore che non ti aspetti: questa è la storia di Santino Marella, il ragazzo che per un notte è stato l’eroe della WWE

wrestling vintage santino marella
Ormai, ogni anno, i tour della WWE fanno regolarmente tappa nel nostro Paese. Quando la “carovana” dello sport-spettacolo in giro per l’Europa mette in scena i suoi house show, cioè quegli spettacoli dal vivo che non vengono mandati in onda in tivù, ci sono sempre almeno un paio di date in Italia. In genere, in occasione delle trasferte europee, la federazione di Stamford ne approfitta anche per registrare una puntata dei suoi show di punta, Raw e Smackdown!, in Inghilterra. Dodici anni fa, però, il Paese prescelto per i tapings televisivi fu proprio il nostro.

Il 16 e il 17 aprile 2007, infatti, sono due date storiche per gli appassionati nostrani di wrestling: per la prima – e, finora, unica – volta, lo show rosso e quello blu (oltre a quello dell’allora terzo brand, l’ormai “defunta” ECW) si tennero a Milano e, da lì, andarono in onda in tutto il mondo. Negli anni, ho avuto la fortuna di poter assistere agli spettacoli dal vivo della WWE in più occasioni, sia in Italia che negli USA. E se assistere a Summerslam o Wrestlemania è qualcosa di incomparabile, devo dire che è una bella sensazione anche poter dire “io c’ero” quando a Milano è stato scritto un altro capitolo di storia del wrestling.

Anche perché quella di Raw fu la notte in cui nacque l’astro dell’italo-canadese Santino Marella.


Solo quindici giorni prima, a Wrestlemania XXIII, si era tenuta la “Battaglia dei Miliardari” fra il proprietario della WWE, Vince McMahon, e il futuro Presidente degli Stati Uniti (lo so, tutte le volte che ci pensate, vi sembra incredibile…), Donald Trump. Fra i due c’era sempre stata la disputa su chi fosse il più ricco e potente: una sorta di competizione fra due individui con un acuto complesso del “maschio Alfa”. Per irritare il rivale, Trump aveva addirittura fatto “piovere” dollari all’interno di una delle arene dove si stava tenendo una puntata di Raw. L’escalation di tensione sarebbe quindi sfociata in un Hair vs. Hair match a Wrestlemania in cui il vincitore avrebbe avuto il diritto di rasare a zero lo sconfitto come simbolo dell’umiliazione finale. Ma i due miliardari non si sarebbero sporcati le mani sul ring, no. Piuttosto, avrebbero mandato a rappresentarli un campione a testa, come si faceva con i gladiatori nell’antica Roma.

donald trump Vince McMahon wwe

Per cui, l’1 aprile 2007, al Ford Field di Detroit, con la speciale direzione di gara di “Stone Cold” Steve Austin, si erano affrontati il campione intercontinentale Umaga (per McMahon) e il campione ECW Bobby Lashley (per Trump). Alla fine, il gigante samoano aveva avuto la peggio e Vince McMahon era tornato a casa con un nuovo taglio di capelli modello “palla da biliardo”. Non particolarmente felice – per usare un eufemismo – della sua nuova acconciatura, in pubblico Vince aveva cominciato a coprirsi la testa con un cappello.

Lo stesso che indossa anche la sera del 16 aprile, a Milano, la cosiddetta “capitale mondiale della moda”, come lui stesso la definisce appena salito sul ring, con malcelato disprezzo. C’è da dire che, nonostante gli piovano addosso una marea di fischi e di sceeeemo (a cui risponde con la solita spocchia, ribadendo più volte di fregarsene di cosa dicano gli italiani), probabilmente il pubblico non reagisce con l’intensità cercata dalle provocazioni del chairman della WWE perché è plausibile che parte dei fan presenti nell’arena non capiscano a loro volta cosa stia dicendo McMahon, che ovviamente parla inglese. Ed è un peccato perché alcuni degli insulti, negli USA, avrebbero fatto venire giù l’arena dai fischi, mentre al Forum di Assago provocano solo qualche dubbioso rumore. Come quando Vince informa il pubblico che il figlio Shane non sarà della partita perché non sopporta la puzza degli italiani.

Back to business, sul ring con lui ci sono anche Umaga e il suo manager Armando Estrada e l’attenzione torna su Bobby Lashley, apparentemente assente per la serata, ma saldamente nel mirino del proprietario della federazione che vuole vendicarsi per quanto avvenuto a Wrestlemania. Vince è venuto a Milano per divertirsi e vuole dare qualcuno in pasto al “Samoan Bulldozer”. Pertanto, lancia la sfida: una open challenge per il titolo intercontinentale a qualunque lottatore abbia il fegato di andare sul ring ad affrontare Umaga. Ma, a quanto pare, nel backstage non c’è nessuno così coraggioso. L’attesa è vana: non si vede anima viva. Se nessuno dei lottatori intende fare da carne da macello per il suo divertimento, a McMahon non rimane che sfidare il pubblico:

«Voi italiani siete coraggiosi solo da lontano… State lì con le vostre ragazze e i vostri amici a bere vino…»

Il boss della federazione si guarda intorno, spavaldo, per scegliere uno dei (sorprendentemente) tanti volontari ma, come sempre, viene fuori il bullo che c’è in lui: «Quel bambino con la maglietta a strisce… dai, vieni tu!», indica. La telecamera inquadra un povero piccolo impaurito che si stringe al padre. Vince continua a cercare fra la folla. Improvvisamente nota “quel ragazzo con la camicia marrone e le scarpe rosse” con la mano alzata e, prendendolo in giro per l’abbigliamento, lo invita a salire sul ring.

«Do you understand English?», gli dice. «Sì, sì, capisco», gli risponde il malcapitato fan facendo scattare l’ovazione del pubblico e i popopopopopopo intonati sulle note di Seven Nation Army dei White Stripes (non dimentichiamo che, l’estate precedente, l’Italia calcistica aveva vinto la Coppa del Mondo e gli effetti della sbornia da mondiali non ci erano ancora passati).

Ricordo che, forse per la sospensione dell’incredulità, forse perché quelle poche parole, dagli spalti, sembravano pronunciate con perfetto accento italiano, in quel momento mi venne il serio dubbio che quel ragazzotto prelevato dalle prime file del Forum potesse effettivamente essere un lottatore di qualche tipo o un bodybuilder italiano chiamato a fare una comparsata per l’occasione. Il dubbio fu rinforzato dalla seguente domanda.

Where are you from?”, continua McMahon. “San Fili, Calabria”, è la replica. Il pubblico ormai si è definitivamente acceso. L’introduzione al match da parte del perfido capo della WWE è semplice: hai la possibilità di batterti con Umaga per la sua cintura di campione intercontinentale ma, se lui ti distrugge, ci sollevi sin d’ora da ogni responsabilità. È chiaro? “Sì capisco”. Nuova ovazione. Quindi, prima di far suonare il gong di inizio della contesa, non rimane che chiedergli come si chiama: “Santino Marella”.

Questo è esattamente il momento in cui io, il resto della folla presente al Forum e tutti gli spettatori della WWE nel mondo conoscemmo per la prima volta colui che avrebbe fatto, nel bene (prima) e nel male (dopo, quando in tivù il suo personaggio sarebbe diventato un grottesco stereotipo), da portabandiera tricolore nella federazione di wrestling più importante del pianeta.

Mentre tutti nell’arena si aspettano una breve esibizione, il cosiddetto squash match in cui Umaga avrebbe polverizzato in pochissimi minuti lo sparring partner di turno, nessuno immagina minimamente cosa sarebbe avvenuto da lì a poco. Santino parte forte e riesce quasi a schienare il campione: in questi casi, però, prima della distruzione del malcapitato, il copione è sempre questo. Il pubblico urla il suo nome: tutto sommato, anche se destinato a soccombere, avrebbe potuto comunque ricordare per sempre il suo momento di gloria dopo il periodo di recupero in ospedale. Poi Vince McMahon ferma l’incontro e lo trasforma in un No Holds Barred match, cioè in una contesa senza colpi proibiti o squalifiche: come volevasi dimostrare, sta per verificarsi quanto previsto. Quando siamo ormai tutti rassegnati al “funerale” del povero Santino, però, dal backstage compare Bobby Lashley. Ed accade l’imponderabile.

Lashley colpisce Umaga con una potentissima spear e poi rincara la dose con una sedia. E improvvisamente ci ricordiamo tutti che il match non prevede squalifiche: il Forum di Assago è in delirio! Lashley prende un tramortito Marella e lo mette in posizione di schienamento su Umaga. 1-2-3: Santino Marella, il fan preso dal pubblico, è il nuovo campione intercontinentale! Ma com’è possibile? Chi è davvero Santino? Viene sul serio dalla Calabria? Per quanto ne sapessimo in quel momento, avrebbe potuto davvero essere il primo wrestler italiano purosangue dai tempi di Bruno Sammartino.

La sera dopo, siamo tutti nuovamente sugli spalti per la registrazione di ECW e Smackdown!. Lashley si presenta sul ring con il “fan italiano” e gli dà la parola. Ci basta la prima frase per capire che non si tratta di un italiano ma di un italo-americano (o meglio, nel suo caso, un italo-canadese). A dire il vero, Santino stesso chiarisce subito di trovarsi in Italia in visita da dei parenti e, considerato che la WWE era in citta, di aver comprato un biglietto per lo show “per caso”. E a noi va comunque bene così.

Nei mesi e negli anni seguenti, Santino Marella, al secolo Anthony Carelli, sarebbe diventato una specie di macchietta del ring, più degno di nota per le gag comiche sullo stereotipo dell’italiano “donne, pizza e mandolino” che per l’abilità nella lotta. Ma quella è un’altra storia.

Per noi fan presenti al Forum quella notte o davanti alla tivù a seguire la puntata di Raw dall’Italia, Santino Marella è e resterà sempre “il miracolo di Milano”.

 



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