Rey, Eddie e la Rumble – Storia di un’amicizia, fra tragedia e trionfo


Eddie Guerrero e Rey Mysterio: una grande amicizia nata negli anni 90, fatta di sfide epiche e storie appassionanti sul ring. Vi raccontiamo com’è nata, cresciuta e diventata leggenda la storia di questi due grandi wrestler

wrestling vintage eddie rey

Dalla settimana scorsa, sul WWE Network, il servizio di streaming della federazione di Vince McMahon, è disponibile una nuova puntata della serie di documentari originali dal titolo WWE Untold, in cui vengono raccontati i retroscena e le curiosità “mai dette” – come suggerisce il titolo – su rivalità e avvenimenti importanti nella storia del wrestling.

Nell’ultima edizione viene affrontata la storia dell’amicizia fraterna e della rivalità (sul ring) fra Rey Mysterio e il compianto Eddie Guerrero, scomparso prematuramente nel 2005. In circa mezz’ora, le immagini di repertorio, fra cui un’intervista al defunto ex campione, e le dirette testimonianze dello stesso Rey, di suo figlio Dominik e del telecronista Jonathan Coachman ricostruiscono in maniera esaustiva l’arco di tempo che va da quando i due latinos si conobbero in Messico alla triste vicenda della morte di Eddie, fino ad arrivare alla straordinaria vittoria di Mysterio nella Royal Rumble del 2006.

E dato che proprio questa notte, al Minute Maid Park di Houston inTexas, si svolgerà la trentatreesima edizione del pay-per-view più bello dell’anno (almeno secondo il modesto parere di chi vi scrive, notoriamente appassionato dei momenti di imprevedibilità che la “rissa” riesce sempre a regalare), abbiamo pensato che – rifacendoci alla puntata di WWE Untold – fosse l’occasione giusta per raccontare la storia di “Rey, Eddie e la Rumble” anche sulle pagine della nostra rubrica vintage.


eddie e rey

In Messico, i luchadores “buoni” vengono definiti técnicos mentre i “cattivi” sono i rudos. Quello che Mysterio ammirava del wrestler Eddie Guerrero era la sua capacità di calarsi indistintamente, e con egual successo, in entrambi i ruoli. Come se avesse un interruttore che gli permettesse di attivare l’una o l’altra “personalità” a seconda della necessità del momento ma sempre in maniera estremamente credibile. E mentre lo ricorda davanti alle telecamere, il lottatore mascherato si lascia andare a una considerazione molto sincera su di sé che ha l’effetto di esaltare ulteriormente il talento dell’amico: “invece non penso proprio che io sarei mai in grado di fare il ‘cattivo’”. Guerrero, però, era una combinazione vincente di carisma, tecnica e fisicità: insomma il lottatore con le caratteristiche per stare al vertice della WWE per almeno un altro decennio. Se solo il destino non avesse voluto diversamente.

I due si erano conosciuti a Tijuana, dove Eddie lottava come compagno di coppia dello zio di Rey, quel Rey Mysterio Sr. da cui il nipote avrebbe ereditato il nome d’arte. E col tempo erano diventati inseparabili. Negli anni Novanta entrambi furono messi sotto contrato dalla World Championship Wrestling, la federazione guidata da Eric Bischoff, e il pubblico americano si accorse molto presto di loro.

WW3_11231997_0009--9abecd8712148491ddef07f174a6ee5f
I due wrestler ai tempi della WCW negli anni 90

Nel 1997 Guerrero era campione dei pesi leggeri e sulla sua strada trovò proprio Mysterio. Ad Halloween Havoc, l’evento di ottobre, i giovani luchadores si affrontarono in un incontro “Titolo vs. Maschera”, passato alla storia come il match più bello di quell’anno e uno dei più belli di tutti i tempi. E pensare che, per poco, non rischiò di essere cancellato dalla card della serata! Nel documentario del WWE Network, infatti, Rey rivela che, considerato che la stipulazione dell’incontro prevedeva che si sarebbe dovuto togliere la maschera in caso di sconfitta e che – come tutti i wrestler di origine messicana che si rispettino – avrebbe piuttosto preferito che gli tagliassero un arto, prima del pay-per-view comunicò ai dirigenti che non si sarebbe presentato. «Ma poi mi chiamò Eric Bischoff e mi disse che se non avessi preso parte allo show e non avessi fatto quanto richiesto, sarebbe stata una grave violazione del contratto», ricorda. Come potete immaginare, alla fine il match ebbe luogo e Mysterio non solo mantenne la sua maschera ma, dopo una prova magistrale, si portò a casa anche la cintura di campione.

WCW-168--183b99e25fc0a63235756d9b88e92173
Rey Mysterio e Eddie Guerrero durante il WCW Halloween Havoc del 1997

Qualche anno dopo, le carriere parallele dei due amici si ricongiunsero nella World Wrestling Entertainment. Nel 2005 Eddie era già stato campione del mondo ed era uno dei main eventer più quotati della federazione. Rey era anche lui uno de nomi di punta del settore ma gli mancava ancora salire sul gradino più alto, cosa che fino ad allora gli era stata impedita da una concezione “vecchio stile” del wrestling secondo cui i lottatori “piccoli” possono aspirare solo a titoli minori, come quello dei pesi leggeri. Le loro caratteristiche, secondo alcuni, non “vendevano” abbastanza col pubblico. Ben presto, però, “il piccoletto più grande del mondo” li avrebbe smentiti tutti.

Intanto, dopo aver conquistato insieme i titoli di coppia, lui e Guerrero si ritrovarono nuovamente uno contro l’altro. Come detto, a Eddie riusciva benissimo sia la parte del “buono” che quella del “cattivo”. E soprattutto gli piaceva un sacco variare, trovandosi perfettamente a suo agio nei panni del perfido antagonista. Ad un certo punto saltò fuori l’idea di usare i problemi di droga e alcol superati da Guerrero nella vita reale per creare sul ring una storyline molto intensa e personale. D’accordo con Rey, si decise di coinvolgere suo figlio Dominik in una faida on screen per la paternità del bambino. In sostanza, la storia messa in scena era che il vero padre di Dominik fosse in realtà Eddie e che questi, non essendo in condizione di badare al figlio per i problemi di cui sopra, avesse chiesto all’amico di crescerlo lui. Adesso, però, lo rivoleva indietro.

Intanto, dopo aver conquistato insieme i titoli di coppia, lui e Guerrero si ritrovarono nuovamente uno contro l’altro. Come detto, a Eddie riusciva benissimo sia la parte del “buono” che quella del “cattivo”. E soprattutto gli piaceva un sacco variare, trovandosi perfettamente a suo agio nei panni del perfido antagonista. Ad un certo punto saltò fuori l’idea di usare i problemi di droga e alcol superati da Guerrero nella vita reale per creare sul ring una storyline molto intensa e personale. D’accordo con Rey, si decise di coinvolgere suo figlio Dominik in una faida on screen per la paternità del bambino. In sostanza, la storia messa in scena era che il vero padre di Dominik fosse in realtà Eddie e che questi, non essendo in condizione di badare al figlio per i problemi di cui sopra, avesse chiesto all’amico di crescerlo lui. Adesso, però, lo rivoleva indietro.

E come si risolvono questioni così delicate nel nostro sport-spettacolo preferito? Esatto, niente avvocati o tribunali: la custodia di un minore si mette in palio sul ring. Alla faccia di psicologi ed esperti vari, in uno spettacolare “match della scala”, a Summerslam 2005, la questione fra Eddie Guerrero e Rey Mysterio si risolse con il trionfo di quest’ultimo, che venne così decretato padre unico di Dominik. E non se ne parli più!

Poi, purtroppo, Eddie morì improvvisamente.

Nel mese di novembre, poco prima di un tour europeo che avrebbe portato il carrozzone della WWE anche nel nostro Paese, Latino Heat fu trovato morto in un albergo di Minneapolis. Lui e Rey sarebbero dovuti arrivare insieme in città, dove si sarebbe svolto uno degli spettacoli della federazione, ma Mysterio aveva cambiato i suoi programmi di viaggio ed era partito dopo l’amico. Una volta atterrato, la sconvolgente notizia. Uno degli inservienti dell’aeroporto gli chiese se avesse saputo di Eddie, lui rispose di no e chiese cosa fosse successo. L’altro lo fulminò: “è morto da poco”. Il racconto che ne fa la superstar di San Diego nel documentario è emozionante: Rey abbandonò le valigie e corse all’hotel dove c’erano la polizia e il personale medico, che lo lasciarono passare. Il corpo dell’amico fraterno era ancora a terra: si chinò su di lui per guardarlo un’ultima volta e pianse di dolore.

Dicono che lo spettacolo deve continuare e la WWE non è immune a questo motto. Un gruppo di lottatori partì comunque alla volta dell’Europa. Ricordo ancora vividamente la data di Milano – alcune immagini sono presenti nello stesso documentario! – e quell’atmosfera “strana”: un misto di esaltazione per l’arrivo delle stelle d’oltreoceano e di tristezza per la recentissima perdita di uno dei volti più amati. Al Forum di Assago, come – da quel momento – in tutte le arene del mondo, la gente avrebbe urlato il nome di Eddie tutte le volte che sarebbe salito sul ring il suo amico Rey. In WWE Untold vediamo persino il momento in cui Mysterio, a Milano, indossa una maglietta raffigurante Guerrero con la scritta “Ciao, guagliò” passatagli da un fan.

rey (1)

Dicono anche che, grazie alla memoria del cuore, siamo in grado di metabolizzare il passato e di ricordarci solo le cose belle, motivandoci così per il futuro. Per Rey era giunto il momento di tornare a stupire tutti e di onorare così la memoria del suo ex partner. Alla Royal Rumble del 2006, il piccolo técnico si presentò sul ring – guidando all’entrata la lowrider di Eddie – da numero 2 (su 30 partecipanti!) e, sfoderando una prestazione epica, ebbe la meglio sugli altri ventinove avversari. Dopo aver eliminato gli ultimi due rudos rimasti, cioè, in ordine, Triple H e Randy Orton, venne quindi dichiarato vincitore e primo sfidante per il titolo del mondo a Wrestlemania 22. Una serata magnifica che, in un certo senso, permise ai fan di superare il dolore provocato dalla perdita di Eddie Guerrero.

DARK_01152006dog088--822740bef4952e893ecec57091663ea4

Due mesi dopo, Rey avrebbe completato l’opera vincendo la cintura di campione assoluto in un incontro a tre con Kurt Angle e Randy Orton. Come lo stesso lottatore mascherato ci racconta nel documentario, quella sera c’era uno spettatore d’eccezione a sostenerlo: da lassù Eddie tifava e gioiva per il suo amico o, come preferiva chiamarlo, “mi raza”.

SD_04232006rf_671--2fbffd13d8c1995c24b4555ac5cf5d32


Segui Meganerd su Facebook, Twitter, Instagram e Telegram!

Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

Commenti