Ant-Man and the Wasp: Quantumania – Recensione no spoiler

Abbiamo visto in anteprima il film che lancia la Fase 5 dei Marvel Studios, quella che ci porterà dritti verso la Dinastia di Kang e le prossime Guerre Segrete: ecco Ant-Man and the Wasp: Quantumania, terzo capitolo delle avventure di Scott Lang (Paul Rudd) e Hope Van Dyne (Evangeline Lilly), che stavolta dovranno affrontare faccia a faccia il Conquistatore (Jonathan Majors)

recensione quantumania

Quella di Ant-Man è senza ombra di dubbio una delle mini-saghe più riuscite all’interno del grande affresco del Marvel Cinematic Universe. Il personaggio, ottimamente interpretato da un Paul Rudd ormai perfettamente a suo agio nel ruolo di supereroe con superproblemi, è stato forse quello che insieme a Spider-Man è cresciuto di più, in questi anni. Pellicola dopo pellicola, abbiamo visto un ex galeotto compiere prima un percorso di redenzione, poi riconquistare il suo posto nel mondo e infine trovare l’amore. Ovviamente non mi riferisco solo a Hope Van Dyne, che come sempre ha il volto e le fattezze di Evangeline Lilly, ma all’amore della piccola Cassie, la figlia avuta dalla sua precedente relazione e per cui sarebbe disposto a tutto, come ogni buon papà.

Scott era riuscito a diventare persino un eroe, trovando il modo non solo di unirsi agli Avengers, ma anche ad avere l’intuizione che ha poi riportato indietro metà della popolazione mondiale scomparsa in seguito allo schiocco di dita di Thanos. Se non sapete di cosa sto parlando, probabilmente avete vissuto sulla luna fino all’altro ieri.

Ant-Man ora è famoso, scrive libri, è l’idolo di grandi e piccini, tutto sembra andare alla grande. Certo, Cassie, la sua piccolina (interpretata da Kathryn Newton), è cresciuta, nel frattempo… e beh, a quanto pare ha preso un po’ troppo dal papà, visto che a inizio film la troviamo proprio in galera. Niente di grave, intendiamoci, ma non è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla figlia di un famoso eroe. O forse sì, visto che in fondo stava solo cercando di aiutare gente meno fortunata di lei? Questo lo lascio decidere a voi, non appena avrete modo di vedere il film.

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Dicevamo: la vita di Scott sta davvero andando alla grande e se non fosse per questi piccoli problemi, non avrebbe davvero nulla di cui lamentarsi. Anche il rapporto con il suo mentore Hank Pym (l’originale Ant-Man, che come sempre ha il volto del grande Michael Douglas) va a gonfie vele, soprattutto considerando che da poco ha ritrovato la sua splendida moglie perduta da oltre 30 anni nel Regno Quantico: stiamo parlando ovviamente di Janet Van Dyne, interpretata da un’incredibile Michelle Pfeiffer. Per chi non lo ricordasse, il Regno Quantico è una sorta di dimensione parallela che esiste a livello subatomico, difficilissima da raggiungere e dalla quale è sostanzialmente (quasi) impossibile fuggire. Nei fumetti è conosciuto come Microverso, mentre nella realtà del Marvel Cinematic Universe è diventato un vero e proprio reame. Cambia il nome, ma non la sostanza: sotto gli atomi, ci sono intere galassie da scoprire, popolate da esseri che sembrano usciti dalla trilogia prequel di Star Wars e da ambientazioni che hanno molto in comune con la grande epopea creata da quel genio di George Lucas. Ecco, se c’è una cosa di cui sono piuttosto convinto, è che il papà di Guerre Stellari adorerà questo film (ammesso che segua i cinecomics), perché c’è veramente molto del suo cinema e – volendo – anche della sua filosofia in Quantumania.

Questo film, come probabilmente saprete, raccoglie alcune delle suggestioni intraviste in alcuni film della Fase 4: c’è un intero Multiverso da esplorare (come abbiamo appreso in Loki, Spider-Man: No Way Home e Doctor Strange nel Multiverso della Follia), su cui incombe la minaccia di Kang il Conquistatore, crudele despota che affronterà i nostri eroi nelle prossime fasi targate Marvel Studios. Il nuovo main villain è lui e stavolta in ballo non c’è “solo” la metà della popolazione della galassia, ma un’infinità di linee temporali, che contengono un numero sterminato di persone. Niente male per far ripartire, una volta per tutte, una continuity orizzontale nei film Marvel, eh?

Ant Man and the Wasp Quantumania

Ant-Man and the Wasp: Quantumania ci porta dunque in una di queste dimensioni parallele, strappando un eroe tutto sommato “urbano” come Scott Lang alla routine quotidiana, che rischiava di imborghesirlo un po’ troppo, vista l’enorme popolarità arrivata dopo la grande battaglia contro Thanos. Certo, non è proprio “il mondo fuori dalla finestra” di cui parlava Stan Lee, ma i lettori dei comics non resteranno delusi da questo terzo capitolo, perché ritroveranno tantissimo “sense of wonder”: il Regno Quantico è infatti un luogo in cui i creativi dei Marvel Studios hanno riversato la loro immaginazione più sfrenata, attingendo sia dalle pagine dei fumetti, che da opere science fantasy come John Carter o il già citato Star Wars (a cui deve davvero tantissimo, per luoghi e personaggi mostrati), con una sorprendente spruzzata anche di Rick & Morty, vista la stravaganza di alcune creature che vedremo girare per questo incredibile Microverso. Peyton Reed, l’unico regista finora che è riuscito a dirigere ben tre film dedicati a una saga MCU, imbastisce una trama ambiziosa, cercando di seguire le aspettative dei fan, consapevole di dover essere lui a dare il calcio d’inizio di questa nuova, cruciale, fase.

In effetti il film ce la mette tutta per essere un vero e proprio punto d’inizio per la Multiverse Saga: la costruzione del villain è interessante e scritta davvero molto bene, dopo tanti anni abbiamo finalmente un antagonista di livello assoluto, in grando di incutere timore e rispetto con un solo sguardo. Volendo continuare a prendere Star Wars come riferimento, direi che non siamo lontanissimi da Darth Vader, anzi. La compiutezza con cui Kang compie determinate azioni, la rabbia che sprigiona quando meno te l’aspetti, il potere assoluto che scorre nelle sue vene, lo avvicinano davvero tantissimo al Signore dei Sith.

Ed era proprio quello che mancava da troppo tempo, in casa Marvel.

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Il film diverte molto, appassiona quanto basta (non stiamo parlando di un capolavoro di genere, ma di un buon “numero 1”) e fa crescere ulteriormente la famiglia di Ant-Man, anche se non mancano alcune incertezze dal punto di vista narrativo. Il film, come detto, è davvero molto ambizioso e spesso corre un po’ troppo nel racconto. Le cose da dire sono tante e condensare tutto in sole due ore era davvero difficile, anche se non impossibile. Tuttavia il film scorre molto bene, al netto di qualche scossone.

La vera pecca è la CGI: se scegli di ambientare totalmente il film in un luogo realizzato al 100% in CGI, forse dovresti preoccuparti di renderla davvero impeccabile. Spesso, purtroppo, così non è.
In alcune scene d’azione si vede lo stacco tra l’attore e lo sfondo e questo è davvero un peccato, visto il livello a cui (anche) la Marvel ci ha abituati.

Però, ve lo dico: sono tutte cose superabili: c’è azione, c’è pathos, c’è un rapporto padre-figlia sui generis e perfettamente imperfetto, ci sono segreti, c’è suspance e c’è un grande mistero finale.
Cioè, dopo tutto quello che è successo, alla fine… Naaah, non posso dirvelo ora. Ne riparliamo quando lo avrete visto anche voi.
I Marvel Studios, dopo una Fase 4 improntata sugli esperimenti e alla ricerca di nuovi stimoli, aveva disperatamente bisogno di ripartire. Di avere una nuova continuity che riunisse tutto e tutti.
Ora ce l’ha ed è ancora una volta Ant-Man a far ripartire una macchina che si era fermata un po’ troppo ai box.

Ant-Man and the Wasp: Quantumania

Ant-Man and the Wasp: Quantumania

Anno: 2023
Paese: USA
Durata: 125 min
Regia: Peyton Reed
Sceneggiatura: Jeff Loveness
Casa di produzione: Marvel Studios
Sceneggiatura: Jeff Loveness
Interpreti e personaggi:
Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Evangeline Lilly: Hope van Dyne / Wasp
Jonathan Majors: Kang il Conquistatore
Michelle Pfeiffer: Janet van Dyne
Michael Douglas: Henry "Hank" Pym
Kathryn Newton: Cassie Lang
David Dastmalchian: Veb
William Jackson Harper: Quaz
Katy O'Brian: Jentorra
Bill Murray: Lord Krylar
Voto:

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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