Le nebbie di Praga rappresenta il primo tassello di una nuova linea di Speciali di Dylan Dog che, da quest’anno, affiancherà l’uscita autunnale sotto il sottotitolo “Horror Stories”. Un progetto che, come anticipato da Barbara Baraldi nel suo editoriale, promette di esplorare l’orrore in ogni sua declinazione, giocando con la tecnica del racconto nel racconto e con quell’imprevedibilità che da sempre caratterizza l’Indagatore dell’Incubo.
In cabina di regia troviamo Marco Nucci, autore che si sta confermando una delle penne più interessanti del panorama bonelliano (già apprezzato per L’uomo delle valigie e Superman: Inferno). Nucci dimostra ancora una volta una spiccata capacità nel maneggiare le atmosfere classiche e la filosofia profonda di Dylan. Ai disegni, invece, troviamo il leggendario Corrado Roi: colonna storica della testata e artista perfetto per tradurre in immagini l’oscurità, specialmente quando si parla di horror puro.
La vicenda ci trasporta nella Praga del 1928. Il fulcro del racconto è Gustav Krubak, un alchimista che richiama figure esoteriche alla Aleister Crowley, ossessionato da un piano oscuro legato a cinque anelli. Su questo presupposto si innesta la struttura antologica accennata dalla Baraldi: cinque frammenti, cinque storie diverse che mostrano come Krubak sia riuscito a impossessarsi di tali oggetti, costruendo pezzo dopo pezzo il passato del personaggio.

Un mosaico narrativo tra passato e presente
La storia gioca con i piani temporali: mentre nel passato seguiamo le gesta di Gustav, nel presente narrativo è il figlio Josef Krubak a rivolgersi a Dylan Dog per indagare sulle attività del padre. In questa occasione, incontriamo un Dylan perfettamente coerente con l’epoca, calato nella suggestiva Londra degli anni Venti.
L’idea di fondo è solida e l’atmosfera non manca, ma è nel cuore della narrazione che si avverte qualche incertezza. Le cinque storie scorrono con fluidità e sono coerenti con l’architettura generale, eppure nessuna riesce davvero a svettare. Rimangono episodi funzionali, necessari per far avanzare il disegno complessivo, ma privi di quel guizzo capace di dare un peso specifico all’opera.
L’impressione finale è quella di un’operazione estremamente controllata: lo Speciale fa tutto correttamente (ambientazione, ritmo, struttura), ma resta forse troppo composto. Anche il finale, nonostante il tentativo di stupire, lascia un sapore agrodolce.

L’estetica dell’ombra: il tocco di Corrado Roi
Il risultato è un fumetto che funziona, ma che non sorprende quanto potrebbe. Per una serie come Dylan Dog, dove anche una singola storia può lasciare una cicatrice profonda nel lettore, questa mancanza di audacia si percepisce. Quando Dylan funziona davvero, non si limita a costruire un buon intreccio: ti colpisce, ti inquieta, ti lascia addosso qualcosa di viscerale. In questo albo, invece, l’orrore resta spesso più suggerito che realmente vissuto.
Tuttavia, c’è un elemento che brilla di luce propria e tiene incollati alla pagina: i disegni di Corrado Roi. L’artista è semplicemente magistrale nel restituire la nebbia, l’ambiguità e il fascino decadente della Praga del 1928. Il suo bianco e nero, lavorando per sottrazione tra ombre profonde e vuoti inquietanti, conferisce alla storia una dimensione visiva che, da sola, vale l’acquisto del volume.

In conclusione, Le nebbie di Praga è uno Speciale godibile che mostra buone intenzioni e il desiderio di rinnovare il formato partendo dalle radici. È un inizio interessante per questa nuova linea editoriale, ma per lasciare il segno nei prossimi appuntamenti sarà necessario osare di più, spingendo sull’acceleratore dell’orrore e dell’imprevisto.


