Oscar 2018 – La premiazione, tra favole e realtà


Abbiamo assistito alla lunga notte degli Oscar 2018, che si è svolta la scorsa notte senza troppi colpi di scena. Questo è il commento della nostra Madamedetourvel, esperta di cinema e videomaker per MegaNerd

Tre, due, uno… Motore, Azione. Così, per la 90esima volta, le luci della notte più stellata di Hollywood si sono accese sul mondo, direttamente dal Dolby Theatre di Los Angels. Cerimonia anticipata di mezz’ora, ancora con il volto di Jimmy Kimmel a condurre – apparentemente senza polemiche – una delle macchine organizzative più complesse ed articolate di sempre. 

I Golden Globe – di cui avevamo seguito la cerimonia con un live tweeting sul profilo di MegaNerd (qui potete leggere il nostro speciale) – avevano anticipato buona parte degli esiti di una premiazione “annunciata”, che ha rispettato quasi ogni previsione, per la gioia di bookmakers e cinefili pacifici, quelli refrattari al cardiopalma, spiaggiati su divani a cuscini sovrapposti, con una scorta di viveri che da sola basterebbe a salvare il mondo da un’epidemia zombie lunga un decennio.

Una notte strana per chi ha seguito gli Academy Awards dall’Italia; passata ad infuocare telecomandi tra la lunghissima maratona elettorale ed i ricordi – sgomenti e attoniti – di Davide Astori


E così come nel Bel Paese ci si risveglia in bilico, allo stesso modo gli Oscar hanno restituito un quadro di frammentazione dei premi che non si vedeva da tempo, con un’Academy che però, sulle due categorie principali – miglior film e miglior regista -, torna a premiare il prodotto cinematografico come “opera d’arte” totale, ovvero nella sua completezza ideativa e realizzativa, riconducendo la vittoria al delicato gioco di ruoli, professionalità e lavoro – materiale e d’ingegno – che si nasconde dietro la genesi di una pellicola. 

The Shape of Water di Guillelmo del Toro mette d’accordo intere generazioni di baroni dell’industria, e la dimensione della favola sociale soppianta la cruda attualità raccontata dallo splendido Tre manifesti ad Ebbing, Missouri, ricordandoci che il cinema resta comunque una macchina del sogno, con il potere di traslare la realtà in scenari immaginifici per mezzo della poesia delle immagini, della musica, delle parole. 

Guillermo del Toro ha vinto la statuetta per miglior regia per il film La forma dell’acqua. La pellicola si è aggiudicata anche il premio come miglior film, battendo – fra gli altri – Chiamami col tuo nome di Guadagnino

Ma l’incontro con la realtà c’è stato, sul palco, dinnanzi ad Salma Hayek, Mira Sorvino e Annabella Sciorra, madrine del movimento “Time’s Up” – lanciato da Resee Witerspoon durante i Golden Globe del gennaio scorso – tre tra le innumerevoli vittime di abusi da parte di Harvey Weinstein. Hollywood non dimentica. Hollywood sa mistificare i propri errori, infiocchettarli a dovere e rilanciare, trasformandosi da osservatore silente e (forse) accondiscendente di quel che in ambito di molestie sessuali si è consumato per decenni, ad inquisitore dei mostri da sbattere in prima pagina e sostenitore dei diritti di genere, gli stessi che fatica ancora a riconoscere alle donne in ambito salariale. 

E se i due premi a Coco (clicca qui per leggere cosa ne pensiamo) hanno permesso di scoperchiare – seppure per qualche minuto – il vaso di Pandora su un’altra controversia della grande America, ovvero quella del rapporto con il Messico, l’avvento sul palco di Daniela Vega è servito a rompere un altro tabù sulla diversità: per la prima volta nella storia una presentatrice trans ha introdotto una categoria dei premi Oscar.

Daniela Vega entra nella storia degli Academy Awards come prima presentatrice transgender

 

Eddie Vedder, dopo la performance in “Twin Peaks”, ha trasferito la magia delle sue note sul palco delle stelle cadute, quelle di un In Memoriam a cui il parterre degli Academy Awards ha assistito in rigoroso silenzio: così, in poco più di due minuti, il mondo ha salutato per un’ultima volta maestranze, produttori, musicisti e poi registi e attori che hanno fatto la storia del cinema e che al cinema tornano, in questo immaginario abbraccio transoceanico, fuori dalle regole spazio-temporali. Jerry Lewis, Martin Landau, Jeanne Moreau; Jonathan Demme, Roger Moore, Sam Shepard; Henry Dean Stanton, Louis Bacalov, Chuck Berry e George A. Romero, solo per citarne alcuni. 

Una cerimonia sospesa, senza inciampi né momenti memorabili dicevamo, in cui l’Italia torna a casa con almeno il profumo di una statuetta guadagnata. Quella andata all’immenso James Ivory per la sceneggiatura di “Call me by your name”, decisamente il miglior film di Luca Guadagnino, una storia di formazione che ricorda Bertolucci e che ci fa ritrovare luoghi e colori del nostro Paese che credevamo perduti.

James Ivory mostra con orgoglio il Premio Oscar per “Call me by your name” (“Chiamami col tuo nome”)

Così, in attesa di ritrovarci stasera, per una diretta in grande stile in cui analizzeremo insieme a voi i premi, parleremo dei film e di quanto questa edizione degli Oscar ci abbia soddisfatti o delusi, vi lasciamo con l’elenco dei premiati, e con la certezza che, malgrado le ammaccature, il fiato sul collo da parte dei nuovi media e le critiche che se ne possano fare, Hollywood resta la mecca del cinema e finché saprà “restare viva”, la potenza del sogno continuerà ad attraversare universi e a tornare al nostro sguardo, come dono prezioso. 

 

Oscar 2018 – Tutti i vincitori

Miglior film:La forma dell’acqua

• Miglior attore protagonista: Gary Oldman, L’ora più buia

• Miglior attrice protagonista: Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

• Miglior film straniero: Una donna fantastica (Cile)

• Miglior regia: Guillermo del Toro, La forma dell’acqua

Miglior attrice non protagonista: Allison Janney, Io, Tonya

Miglior attore non protagonista: Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

• Miglior film d’animazione: Coco

• Miglior documentario: Icarus

• Miglior corto: The Silent Child

• Miglior corto animato: Dear Basketball

• Miglior corto documentario: Heaven is a Traffic Jam on the 405

• Miglior sceneggiatura originale: Get Out, Jordan Peele

Miglior sceneggiatura non originale: Chiamami col tuo nome, James Ivory

• Miglior fotografia: Blade Runner 2049

• Miglior montaggio: Dunkirk

• Miglior trucco e acconciature: L’ora più buia

• Migliori costumi: Il filo nascosto

• Miglior sonoro: Richard King e Alex Gibson, Dunkirk

Miglior montaggio sonoro: Gary A. Rizzo, Gregg Landaker e Mark Weingarten, Dunkirk

• Miglior scenografia: Paul D. Austerberry, Shane Vieau e Jeff Melvin, La forma dell’acqua

• Migliori effetti speciali: Blade Runner 2049

• Miglior colonna sonora originale: La forma dell’acqua, Alexandre Desplat

• Miglior canzone: Remember me, Coco

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Madamedetourvel

Cinefila innata, politica per “sbaglio”, videomaker per vocazione. Sorvolando sui numerosi difetti, è grande sostenitrice dell’(auto)ironia, della cioccolata e delle sigarette fumate al buio. A metà del terzo giro di boa tenta di amare l’umanità, di non decomporsi e di trovare risposte a domande che – fortunatamente – continueranno a cambiare.

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