La seconda “Età dell’Oro” – La Royal Rumble del 2004 (parte 2)

Se c’è una Royal Rumble che gli spettatori italiani, appassionati o occasionali, ricordano con particolare affetto è sicuramente quella del 2004. Noi di MegaNerd, in questo nuovo episodio di Wrestling Vintage, siamo pronti a farvela rivivere.
Qui trovate la prima parte del nostro racconto

copertina wrestling vintage royal rumble 2004 parte 2

Anche la trentaquattresima edizione della Royal Rumble è storia. La prima ad essere stata disputata senza pubblico dal vivo, a causa della pandemia, ma con i fan collegati in remoto e visibili negli schermi a LED collocati tutti intorno al WWE Thunderdome, la speciale arena costruita all’interno del Tropicana Field di St. Petersburg, in Florida. Insomma, sempre lo stesso show nella sostanza, con le eliminazioni, l’obiettivo di rimanere sul ring per ultimi e tutto il resto, ma – come accade purtroppo per tutti gli spettacoli da circa un anno a questa parte – inevitabilmente diverso nella forma.

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Noi, però, la settimana scorsa abbiamo iniziato a ripercorrere con voi la Royal Rumble del 2004, tenutasi il 25 gennaio di quell’anno al Wachovia Center di Philadelphia, in Pennsylvania. Un’edizione del pay-per-view particolarmente nota al pubblico di casa nostra per via della sua pubblicazione in forma ridotta, in piena seconda “età dell’oro” del wrestling in Italia, all’interno di una collana di DVD de La Gazzetta dello Sport.

Dopo i primi incontri, che sembravano più “assaggi” che “portate principali” del menù, data la rapidità con cui si erano conclusi, l’evento – per fortuna – virò decisamente nella direzione che una card così importante dovrebbe sempre seguire e garantire: qualità dell’azione, emozioni e storytelling ai massimi livelli.

Per esempio, il bellissimo Last Man Standing match fra Triple H e Shawn Michaels con in palio il titolo del mondo, che ebbe una durata superiore a tutte e quattro le contese precedenti messe assieme. La conclusione, forse, non fu quella che avrebbe reso felici i fan nell’arena e a casa, ma il pareggio scaturito da un doppio KO (nessuno dei due wrestler riuscì a rialzarsi da terra prima della fine del conto di dieci dell’arbitro) era soltanto un ulteriore passo verso Wrestlemania XX.

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Poi arrivò il momento tanto atteso del Royal Rumble match.

Lo svolgimento e la conclusione dei sessantuno minuti e trentacinque secondi della contesa in cui, per vincere, devi buttare fuori dal ring i tuoi avversari, facendoli passare al di sopra della terza corda, furono davvero elettrizzanti. Un livello raggiunto poche altre volte nella storia di questo evento (a me ricorda la Rumble del 1992 vinta da Ric Flair, per esempio). Tanto per cominciare, ai blocchi di partenza, fra i trenta partecipanti, c’erano vari papabili vincitori, tutti con elevate probabilità di farcela. Per farsi un’idea del livello di questo incontro, basta ricordare i nomi degli ultimi sette rimasti in gara: Goldberg, Big Show, Kurt Angle, Chris Jericho, John Cena, Rob Van Dam e Chris Benoit. Nonostante l’eliminazione di Goldberg per l’interferenza dall’esterno di Brock Lesnar (in preparazione del loro uno contro uno a Wrestlemania XX), a cinquantatré minuti dall’inizio del match era ancora difficilissimo indovinare chi avrebbe vinto fra quegli altri sei pezzi da novanta ancora sul quadrato!

In cinque unirono le forze per cercare di sollevare e buttare fuori il mastodontico Big Show. Ma il gigante, respingendo l’attacco combinato come si fa con un piccolo sciame di fastidiose mosche che ti ronza intorno, eliminò nell’ordine Cena, RVD, Jericho e Angle.

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A quel punto, insieme a lui, rimaneva sul ring solo Chris Benoit. Il pubblico, eccitatissimo, era tutto dalla parte dell’underdog e sperava in un miracolo sportivo.

E il miracolo arrivò: il finale – uno dei migliori di sempre – vide Benoit fare uno sforzo quasi sovrumano per trascinare, letteralmente, il gigante al di sopra della terza corda e farlo cadere al di fuori del quadrato. Stabilendo un nuovo record di permanenza nel match, dopo avervi preso parte addirittura con il numero uno, Chris Benoit divenne il vincitore della Royal Rumble 2004.

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Purtroppo, sappiamo che la storia di Benoit non ha affatto un finale felice. Tutt’altro. Dopo essere passato a sorpresa al roster di Raw, la sera dopo, ed aver vinto la cintura di campione assoluto battendo due superstar del calibro di Shawn Michaels e Triple H a Wrestlemania, nel 2007 il lottatore canadese si sarebbe tragicamente macchiato dell’orribile omicidio della moglie e del figlioletto, seguito dal proprio suicidio.

Tornando, però, alle storie di wrestling che ci piace raccontare in questa rubrica, c’è da registrare che la Rumble del 2004 ebbe anche un’inconsueta coda.

Con il passaggio del vincitore al brand rivale, Smackdown! si ritrovò improvvisamente senza uno sfidante ufficiale per il titolo WWE di Brock Lesnar. Pertanto, per la prima (e fino ad oggi, unica) volta nella storia della federazione, il General Manager Paul Heyman annunciò che durante la puntata dello show blu del 29 gennaio si sarebbe tenuta una “rissa reale” ridotta per decretare il first contender per la principale cintura di Smackdown!. I partecipanti sarebbero stati solo quindici: i reduci del match della domenica precedente con l’aggiunta di Hardcore Holly (che al pay-per-view era stato battuto da Brock Lesnar) e Eddie Guerrero (che, invece, aveva sconfitto il nipote Chavo).

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Nel corso della puntata, però, la partecipazione di Latino Heat rimase in dubbio fino alla fine per via di un attacco subito nel backstage da ignoti aggressori (anche se i sospetti ricaddero subito sui suoi “parenti serpenti”) che lo costrinse a recarsi in ospedale. Quando tutti davano ormai per certo il forfait, però, al suono della sirena che annunciava l’entrata del tredicesimo partecipante, eccolo comparire all’inizio del corridoio che porta al ring, per la gioia del pubblico. Un po’ acciaccato, certo, ma pur sempre pronto a giocarsela fino in fondo.

Una volta finiti gli ingressi, il gruppo dei contendenti rimasti ancora sul quadrato comprendeva Charlie Haas, Shelton Benjamin, Kurt Angle, Billy Gunn, Big Show, John Cena, Eddie Guerrero, Rikishi e Hardcore Holly. John Cena, eliminato da Big Show, per vendicarsi, da fuori si unì al gruppone di lottatori ancora sul ring che facevano squadra per sbarazzarsi, a loro volta, del gigante. Chiusa la pratica Big Show, fu la volta di Haas e Benjamin. Quindi, toccò anche a Holly e Billy Gunn. Mentre per il peso massimo Rikishi ci volle il lavoro congiunto di Angle e Eddie.

Rimanevano solo loro: il campione olimpico e il luchador. Non avremmo potuto chiedere di meglio.

Gli scambi che ne seguirono furono spettacolari e veloci: un concentrato di emozioni con il rischio di eliminazione da una parte e dall’altra. D’altro canto stiamo parlando di due dei wrestler più talentuosi di sempre. Alla fine, rovesciando un tentativo di suplex di Angle e buttandolo fuori, ad avere la meglio fu il favorito del pubblico: Eddie Guerrero avrebbe sfidato Brock Lesnar per il titolo nel seguente pay-per-view.

Il resto è storia (e potete leggerla dettagliatamente qui. Un paio di settimane dopo, a No Way Out, sospinto dagli undicimila fan del Cow Palace di Daly City, in California, Latino Heat avrebbe fatto il colpaccio, strappando la cintura di campione WWE dalle grinfie della “bestia” Lesnar e scrivendo un’altra bellissima pagina del nostro sport-spettacolo preferito.

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Gianluca Caporlingua

Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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