La seconda “Età dell’Oro” – La Royal Rumble del 2004 (parte 1)

Se c’è una Royal Rumble che gli spettatori italiani, appassionati o occasionali, ricordano con particolare affetto è sicuramente quella del 2004. Noi di MegaNerd, in questo nuovo episodio di Wrestling Vintage, siamo pronti a farvela rivivere.

copertina wrestling vintage royal rumble 2004

Siamo in piena seconda “Età dell’Oro” per il wrestling americano nel nostro Paese. Una nuova generazione di piccoli fan si unisce ai venti-trentenni che hanno finalmente la possibilità di riprendere quel filo con il loro sport-spettacolo preferito interrotto a metà degli anni Novanta dal mancato rinnovo del contratto televisivo da parte di Italia1. Nei nuovi show ci sono ancora alcune delle più grandi stelle di un decennio prima, anche se un po’ attempate, ma c’è ovviamente anche la possibilità di familiarizzare con i campioni più recenti. Insomma, il menù di quel periodo non era niente male.

Sulla strada per la Rumble di quell’anno, separati in due brand, i wrestler lottavano in esclusiva solo per Raw o per Smackdown. Chi apparteneva allo show rosso non poteva gareggiare in quello blu e viceversa. I due programmi televisivi, pertanto, portavano avanti le proprie storyline in maniera del tutto indipendente l’uno dall’altro. Una delle sporadiche occasioni in cui era possibile vedere i lottatori affrontarsi senza distinzione di “colore”, però, era proprio il Royal Rumble match. Infatti, su trenta partecipanti, quindici posti erano riservati a Raw e quindici a Smackdown.

Nella puntata di Raw del 19 gennaio venne organizzata una Battle Royal che avrebbe garantito al vincitore il diritto di partecipare all’incontro che dà il nome al pay-per-view con il numero trenta, effettuando, quindi, l’ultima entrata, la più vantaggiosa per la vittoria finale. Ad aggiudicarsi la posta in palio fu l’ex campione WCW Goldberg, giunto alla corte di McMahon dieci mesi prima, che eliminò per ultimo Randy Orton (a quei tempi giovane astro nascente impegnato in una rivalità con il veterano Mick Foley, che sarebbe sfociata in un match di coppia a Wrestlemania XX in cui sarebbe stato coinvolto anche The Rock).

royal rumble 2004

A Smackdown, invece, era in corso la faida familiare fra i Guerrero: Eddie contro il fratello Chavo Sr. e il nipote Chavo, in previsione della contesa fra zio e nipote fissata proprio per la Rumble. Nel main event della puntata del 22 gennaio, Latino Heat fece coppia con Kurt Angle (con cui, qualche mese dopo a Wrestlemania, si sarebbe trovato a contendersi il titolo WWE) per respingere l’offensiva dei parenti. Alla fine, però, ad avere la meglio furono proprio Chavo Sr. e Chavo Guerrero grazie allo schienamento di quest’ultimo ai danni di Eddie, accidentalmente colpito dal compagno di squadra Angle con la sua olympic slam. Si era trattato veramente di un incidente? Alla luce di quanto sarebbe avvenuto nei mesi successivi, i dubbi sorti dopo il match risultarono essere del tutto legittimi.

Ma il tempo delle chiacchiere era finito, era arrivato il momento di menare le mani.

L’annuale Royal Rumble si tenne il 25 gennaio al Wachovia Center di Philadelphia, in Pennsylvania. Oltre che per il fatto di essere stata disputata negli anni di un nuovo boom del wrestling, questa edizione del pay-per-view è particolarmente nota al pubblico italiano perché uscì in forma ridotta in una collana di DVD editi da La Gazzetta dello Sport.

Il programma era probabilmente sin troppo pieno di incontri, tanto che i match iniziali sembrano quasi essere stati compressi per farli entrare a forza nelle tre ore scarse di durata dell’evento. La strana coppia del giovane leone Batista e della leggenda vivente Ric Flair, formatasi nell’ambito della stable dell’Evolution, aprì i giochi sconfiggendo i Dudley Boyz in un dimenticabilissimo Tables match (neanche quattro minuti e mezzo). Poi fu la volta del primo titolo in palio: tutto troppo facile per Rey Mysterio che mantenne salda alla propria vita la cintura di campione dei pesi leggeri dopo aver avuto la meglio su Jamie Noble in soli tre minuti e dodici secondi. Il livello venne alzato – fortunatamente – dal vero e proprio scontro in cui Eddie Guerrero riuscì a regolare finalmente i conti con il nipote Chavo (circa otto minuti). Quindi toccò a Brock Lesnar e Hardcore Holly chiudere la serie degli “instant match” della prima parte dello show con un incontro per il titolo WWE che si concluse con il successo del campione in carica Lesnar in sei minuti e mezzo.

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Eddie Guerrero contro suo nipote, Chavo

La verità è che, ancora oggi, non si capisce il motivo per cui i dirigenti della federazione passarono mesi a costruire le storie di accese rivalità come quella fra Lesnar e Holly o quella in seno alla famiglia Guerrero per poi concluderle – passateci il termine – con una “sveltina”. Ma, a quanto pare, i tempi televisivi se ne fregano del rispetto di qualunque climax.

Le premesse non erano proprio le migliori e qualcuno cominciava a rimpiangere di aver acquistato il biglietto o il pay-per-view in televisione ma l’evento aveva in serbo il meglio dell’azione e i colpi di scena per la seconda parte della serata.

(continua)

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Gianluca Caporlingua

Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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