La ragazza che saltava nel tempo – Recensione


Viaggiare nel tempo per cambiare il proprio destino: questo è l’obiettivo di Makoto quando diventa consapevole di un nuovo potere appena acquisito. Capirà a sue spese che intervenendo nella sequenza degli eventi della sua vita, ne resteranno coinvolte anche le persone che ha attorno. Un’opera pluripremiata del regista Mamoru Hosoda, con una forte impronta del maestro della Gainax, Yoshiyuki Sadamoto (Neon Genesis Evangelion).

Makoto Kanno è una ragazza nella media delle aspettative per la sua età, non brilla di intelligenza ma non è neppure una sprovveduta, è poco portata per i lavori manuali ma non possiamo definirla nemmeno un’imbranata, frequenta l’ultimo anno delle scuole superiori e se la cava grazie ad una buona dose di fortuna quotidiana. Durante una giornata sfortunatamente memorabile trova nel laboratorio di chimica uno strano oggetto meccanico a forma di noce.

Non riuscendo a capire di cosa si tratta, non se ne fa un cruccio e riparte per finire la sua giornata. Ancora non sa che quello è il giorno in cui dovrà morire.

Tornando a casa si accorge che i freni della sua bicicletta sono completamente fuori uso, il disastro succede proprio nei pressi di un passaggio a livello e Makoto sembra destinata a schiantarsi a tutta velocità sul treno in corsa. Inaspettatamente poco prima dell’impatto si catapulta indietro nel tempo evitando l’incidente mortale.


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È da questo momento che scoprirà di aver acquisito la capacità di saltare indietro nel tempo e ovviamente, come farebbe ogni ragazzo della sua età, ne fa uso e abuso, cercando di trovare una soluzione a tutti i fatti imbarazzanti delle sue giornate ma anche soddisfacendo le sue voglie più golose. Scoprirà che questi salti temporali non hanno effetto solo sulla sua vita ma cambiano anche quella di chi vive al suo fianco. Salto dopo salto sconvolgerà il suo rapporto con i suoi più cari amici, scoprendo che l’amore può travolgere violentemente un amicizia e, nel bene o nel male, mostrare l’altro lato della medaglia.

Il destino fa sempre il suo gioco, e per quanto Makoto si sforzi di risolvere situazioni spiacevoli finisce per incappare in altre anche peggiori, qualsiasi rapporto perfetto sembra destinato a frantumarsi.

Non siamo di fronte alla predica di natura prettamente americana “Grandi poteri = Grandi responsabilità”, il tema dei viaggi nel tempo è solo un espediente per scavare nei sentimenti umani, in particolare in quelli adolescenziali. La morale che ci arriva chiara e decisa è impressa anche sulla lavagna della classe di Makoto: Time waits for no one (il tempo non aspetta nessuno).

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Nel caso dei protagonisti il tempo sta portando la fine della loro adolescenza, si trovano a vivere quella fase in cui si apre uno spiraglio verso il mondo del lavoro o verso l’università, quel periodo in cui si sciolgono alcune amicizie mentre altri rapporti diventano più profondi e duraturi. Per quanto Makoto cerchi di tornare indietro nel tempo, il destino è fermo e severo: quel periodo di spensieratezza e gioco sta per finire, non può essere né rallentato né posticipato,  bisogna rimboccarsi le maniche e crescere.

La delicatezza e il tatto del regista Hosoda creano un perfetto equilibrio tra il carattere indisciplinato e mascolino della protagonista e la durezza dell’accettazione dei propri sentimenti di fronte al corso del destino.

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La trama ha una forte impronta fanta-scientifica e il finale tenta di spiegare con razionalità il significato degli eventi, in questo caso si sarebbe potuto benissimo lasciare un alone di mistero sulla loro origine, ciò che deve essere razionalizzato è che non possono essere i superpoteri a farci sentire affermati e realizzati. Senza contare il fatto che ormai non ci viene difficile credere che qualcuno possa avere dei poteri nascosti.

La ragazza che saltava nel tempo può vantarsi di un eccellente comparto grafico, animazioni fluide e sfondi curatissimi, il tutto reso molto affascinante dalle musiche di Bach (anche se si sarebbe potuta fare più leva sui sottofondi musicali) che trasmettono l’intensità di ogni situazione.

Tutta la storia è basata sul romanzo omonimo di Yasutaka Tsutsui, ristampato recentemente dalla Kappalab (e catalogato erroneamente tra i Libri Ghibli), il film rappresenta una continuazione della storia originale. Ne è stato fatto anche un adattamento manga, disegnato da Ranmaru Kotone e pubblicato in due volumi dalla Panini Comics nel 2008.

In Italia l’anime è stato prodotto nell’aprile 2008 dalla Kaze, un editore francese che produce tutte le opere di Hosoda, con la durata di 98 minuti ha vinto al Tokyo International Anime Fair del 2007 premi come miglior animazione dell’anno, miglior regia, miglior sceneggiatura, migliore direzione artistica e miglior character design.

La ragazza che saltava nel tempo – Recensione

La ragazza che saltava nel tempo – Recensione


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Saki

Cuore giapponese in un corpo italiano, leggo manga dalla più tenera età e sogno ancora di cavalcare Falcor! Curiosa fino allo sfinimento, sono pronta a parlarvi delle mie scoperte!

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