Kiki – Consegne a domicilio: una strega, un gatto e una scopa


Il film Kiki – Consegne a Domicilio è il quarto lungometraggio dello Studio Ghibli, successivo a Il mio vicino Totoro, vincitore di molti premi.

La richiesta della pellicola era partita dalla Fudosha, un’agenzia di produzione eventi di proprietà della Takuma Shoten e l’idea era quella di realizzare un lavoro che s’ispirasse alle opere della scrittrice per ragazzi Eiko Kadono. I registi chiamati all’opera furono proprio Hayao Miyazaki e Isao Takahata, i co-fondatori dello Studio.
kiki libro

Il romanzo in questione è un raffinato esempio di letteratura per giovani adolescenti, descrive con passione il confine tra l’indipendenza e la dipendenza nelle speranze e nell’indole delle ragazze degli anni in cui è ambientato.


La nostra eroina Kiki ha 13 anni, è una piccola strega, ma oltre alla sua capacità di volare non sa fare molto altro. Consideriamo che ci troviamo in un mondo in cui le streghe non sono affatto rare; la nostra protagonista dovrà portare a termine il suo apprendistato e per farlo, dovrà vivere per un anno in una città che non conosce e farsi accettare dalla gente del posto, che dovrà riconoscere il suo essere strega.

Kiki dovrà affrontare un forte distacco dalla famiglia, un viaggio che sarà come un rito di iniziazione alla vita da ragazza più adulta, si troverà a scoprire e portare alla luce i propri talenti e le proprie capacità, iniziando a percorrere la strada verso l’auto-realizzazione. La sua vita coincide con quella delle ragazze moderne che si allontanano da casa, mantenendo un legame di affetto con le famiglie (che comunque ancora contribuiscono al loro sostentamento economico)  e osserveremo anche le sua iniziale debolezza nella determinazione e i limiti della sua consapevolezza.

kiki special 1

La versione cinematografica apporta alcune modifiche alla storia originale. Visto che i film devono creare un maggior coinvolgimento emotivo, Kiki verrà sottoposta a prove più dure rispetto al libro: dovrà affrontare una solitudine più profonda e pensare davvero seriamente al problema dell’indipendenza.

Pensate ad una piccola strega appena affacciatasi sull’età dell’adolescenza, che vola nel cielo notturno, sopra una metropoli: le luci brillano, ma nessuna è per lei! Il volo concede la libertà dalla terra, ma la libertà dà anche un senso di ansia e solitudine.

kiki special 2La differenza tra Kiki e le altre numerose opere di animazione che vedono streghette e maghette come protagoniste, sta proprio nell’utilizzo della magia. Finora utilizzata solo per avverare i sogni delle protagoniste, in questo film è un potere limitato che simboleggia il talento posseduto da una qualsiasi ragazza moderna. A dimostrazione di questo, Kiki non riuscirà sempre a utilizzare i suoi poteri, vedremo infatti momenti in cui non potrà volare (per esempio durante una litigata col suo migliore amico, Tonbo), un po’ come quando ci dimentichiamo di come aver imparato a disegnare o scrivere.

jiji

Ovviamente non potevano mancare figure chiave, come la sua fidata scopa e il suo gatto nero Jiji, considerato quasi un’estensione della piccola strega, che svolge il ruolo di consigliere e supervisore.

Miyazaki, all’inizio dei lavori di montaggio, già aveva chiara l’idea di solidarietà che voleva trasmettere ai giovani: «È un film per ragazze di oggi, che non si negano la bellezza della giovinezza e che al tempo stesso non si fanno travolgere dal solo luccichio, divise tra l’indipendenza e la dipendenza. Sono convinto che la manifestazione di questa condivisione e vicinanza possa creare molti consensi ed emozionare, proprio come sa fare un eccellente prodotto di intrattenimento».

Come ha fatto il nostro carissimo regista a creare un’altra opera degna di tanto successo?

Per Kiki ha cominciato davvero in grande: nel libro la streghetta svolge il suo apprendistato della città di Koriko, un luogo misterioso per il quale non si può stabilire con precisione una locazione europea o giapponese in cui Miyazaki ci ha letto delle chiare note occidentali.

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Così, per esprimere al meglio l’atmosfera europea che aveva in mente, ha organizzato un viaggio alla ricerca di una location, portandosi dietro i membri più importanti dello staff. Pensate che per lui fu il primo viaggio all’estero!
Ha visitato molte mete, soprattutto del nord Europa, creando una città ispirata principalmente a Stoccolma, le cui vie principali si rifanno in particolare al centro storico e al quartiere di Gamla Stan. Per le vedute di Koriko dall’alto, ha riprodotto esattamente l’idea di città occidentale che hanno i giapponesi: ci sono elementi di Napoli, Lisbona, Stoccolma, Parigi e San Francisco… perciò se da un lato sembra mediterranea, ma dall’altro sembra che si affacci sul Mar Baltico.

kiki color

Un altro elemento che caratterizza l’opera è il color design, che consiste nell’indicare le tinte da utilizzare per colorare i cel: una sola persona decide tutti i colori, sia per i personaggi che per i fondali e gli oggetti (corrisponde al direttore della fotografia e all’art director dei film). I tipici colori dell’animazione si notano per il forte contrasto cromatico e l’effetto abbagliante, mentre le tinte dello Studio Ghibli sono invece più delicate e trattenute, perché questi toni esprimono gentilezza. Per la nostra Kiki sono state usate più di 465 tinte – più del doppio di quelle usate solitamente per una serie TV – e 25 sono state create appositamente per questo film!

Miyazaki e il suo staff  hanno apportato delle modifiche anche al romanzo: Kiki nel libro ha i capelli lunghi e appare sempre di spalle, mentre nel film si è scelto per un taglio corto e un fiocco rosso, perché più vicini al suo carattere. È deciso di dare a Jiji una voce senza farlo apparire come una “persona” indipendente, ma parte della streghetta, come se rappresentasse la sua sessualità non ancora affiorata (ecco perché quando il gatto troverà una fidanzata, smetterà di parlare con lei!).

Per mostrarci pienamente le difficoltà della ragazzina, hanno pensato di farla scendere tra la folla con un vestito nero, così particolare, che fa capire alla stessa Kiki che l’apprendistato sarà un percorso difficile. Inoltre per rendere l’idea che volasse in modo instabile, non hanno mai usato la stessa animazione più volte. Hanno reso uniforme il suo modo di camminare, ma non il suo volo e i movimenti della sua gonna, disordinata e fluttuante in maniera sgraziata.

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La ragazzina comincia a capire di essere stata ingenua proprio affrontando le fatiche del suo lavoro, facendo consegne a domicilio credeva che i ringraziamenti da parte dei clienti fossero scontati. La dura realtà è che dovrà farle solo perché è pagata.
La morale è che se durante il lavoro incontri delle belle persone, devi ritenerti fortunato.

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Per finire, Miyazaki decide di far emergere il messaggio principale con la scelta della scena finale: Kiki farà fronte a un grave incidente che vedrà coinvolto un dirigibile –  qui vedremo emergere tutta la sua determinazione -, diventando consapevole che per quante volte si fosse sentita con l’umore a terra in futuro, sarebbe comunque riuscita sempre a risollevarsi. Il regista ha dunque creato un finale in cui non vedremo un successo professionale della protagonista, bensì raggiungeremo insieme a lei il traguardo dell’integrazione sociale.

Per maggiori informazioni, vi consigliamo

THE-ART-OF-KIKI-CONSEGNE-A-DOMICILIO_298382
THE ART OF KIKI – CONSEGNE A DOMICILIO
Autore: Hayao Miyazaki
Formato 21×30, B, 208 pp, b/n e col
Prezzo: € 21,25
Editore: Planet Manga
VOTO: 9

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Saki

Cuore giapponese in un corpo italiano, leggo manga dalla più tenera età e sogno ancora di cavalcare Falcor! Curiosa fino allo sfinimento, sono pronta a parlarvi delle mie scoperte!

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