I meravigliosi anni 90 – Il 1992, tra scandali e nuove star

Continua il nostro grande racconto dei meravigliosi anni 90 nel wrestling: tra scandali legati agli steroidi ed eventi sempre più spettacolari, iniziavano ad affacciarsi nuove star destinate a scrivere la storia della WWF: benvenuti nel 1992

A metà del 1992, la WWF non navigava in buone acque. Su Vince McMahon e i suoi wrestler di punta gravava lo scandalo steroidi che aveva portato all’assenza “strategica” di Hogan dai programmi tivù e che avrebbe provocato anche l’allontanamento di Ultimate Warrior a fine anno.

Un altro lottatore a sparire dai radar della federazione di McMahon nello stesso anno, anche se per motivi diversi, fu Jake “The Snake” Roberts. Nella stessa puntata di febbraio di Saturday Night’s Main Event in cui Sid abbandonava Hogan nel bel mezzo del loro match di coppia contro Flair e Undertaker, si concludeva, con una sonora sconfitta del “serpente”, anche la rivalità fra Jake e Macho Man. Savage ed Elizabeth si erano attardati a festeggiare la vittoria sul ring e, mentre tornavano negli spogliatoi, una telecamera intercettò Roberts in attesa dietro le quinte, con una sedia in mano, pronto a colpire il primo dei due che avesse varcato quella soglia. E fu in quel momento che accadde l’imponderabile. Proprio un secondo prima che Jake si scagliasse sui due malcapitati, incredibilmente, alle sue spalle spuntò The Undertaker a bloccargli il colpo, salvando Randy e signora.

Nel più classico dei twist di questo meraviglioso sport-spettacolo, quel giovane lottatore che metteva (e mette ancora, dopo trent’anni) i brividi, aveva deciso di fare la cosa giusta, ottenendo istantaneamente i favori del pubblico. Da questo episodio, scaturì una rivalità che si protrasse per circa un mese, fino a Wrestlemania VIII, quando il becchino fece di Jake la sua seconda vittima nella lunghissima serie di vittorie consecutive che avrebbe messo a segno allo Showcase of the Immortals nel corso degli anni. Di Roberts, invece, in WWF si sarebbero perse le tracce fino al 1996.


A causa delle accuse lanciate alla federazione sull’uso indiscriminato di steroidi da parte di parecchi suoi lottatori, la WWF cominciò gradualmente a puntare su wrestler fisicamente più piccoli ma molto più atletici e tecnici dei giganti che, fino ad allora, erano stati i protagonisti degli incontri più importanti. Come Shawn Michaels, che nel 1992 interruppe in maniera clamorosa il legame con l’amico e compagno di coppia nei Rockers, Marty Jannetty, e si lanciò in una carriera da singolo che sarebbe stata di straordinario successo negli anni a venire. La separazione dei Rockers, comunque, era nell’aria da tempo perché, negli ultimi mesi, i due si erano spesso trovati a litigare sul ring. Michaels e Jannetty vennero invitati ad un episodio di The Barber Shop, il segmento televisivo in cui Brutus Beefcake intervistava i vari colleghi lottatori sui temi caldi del momento, per tentare una riconciliazione. E la cosa sembrò funzionare, tanto che i due si abbracciarono fra gli applausi del pubblico. Ma fu a quel punto che Michaels si rese protagonista di una scena che sarebbe rimasta per sempre nella storia del wrestling: l’apparente riappacificazione portò Jannetty ad abbassare la guardia e Shawn ne approfittò per colpirlo con un superkick e per scaraventarlo con la faccia sul vetro del set del “Barber Shop”. Era la fine dei Rockers e l’inizio della carriera dell’“Heartbreak Kid” Shawn Michaels, un arrogante belloccio che, accompagnato sul ring dalla sua nuova manager Sensational Sherry, portava sempre con sé uno specchio in cui potersi costantemente ammirare. Da quel momento avrebbe macinato titoli e vittorie.

Poi c’era Bret Hart, che a Wrestlemania vinse il titolo intercontinentale (il secondo in ordine di importanza nella categoria dei singoli) e lottò persino nel main event dell’edizione di Summerslam dello stesso anno: l’unico grande pay-per-view, fra gli storici big four, che la WWE abbia mai disputato in Europa, nello specifico allo stadio di Wembley, a Londra. L’incontro, in cui Hart perse la cintura in favore del cognato ed eroe di casa British Bulldog, è oggi considerato un vero e proprio classico nella storia di questa disciplina. E gran parte del merito va proprio all’abilità con cui Bret si muoveva sul ring. Qualche mese dopo, il 27 ottobre, Bulldog avrebbe perso il titolo contro Shawn Michaels in quella che sarebbe stata l’ultima edizione di Saturday Night’s Main Event fino alla riedizione moderna dello show del 2006.

Hart, invece, era decisamente in rampa di lancio. L’1 settembre, Ric Flair era riuscito a riconquistare la cintura di campione del mondo battendo “Macho Man” con l’aiuto del nuovo arrivato Scott Hall, in arte Razor Ramon, un wrestler che si ispirava a Scarface, parlava con un accento cubano e saliva sul ring indossando delle grosse catene d’oro e con in bocca uno stecchino che poi tirava puntualmente in faccia a qualcuno (tutto assolutamente meraviglioso!). Fin qui ordinaria amministrazione, nel senso che la cintura era passata dalla vita di una superstar affermata a quella di un’altra. Quello che nessuno si aspettava accadde subito dopo. Bret Hart ottenne una chance contro il nuovo campione WWF in un match titolato, il 12 ottobre a Saskatoon, in Canada. E il futuro hall of famer non deluse il pubblico di casa regalandosi la soddisfazione di salire per la prima volta sul gradino più alto della federazione a spese di una leggenda come Ric Flair. Per capire la grandezza di Hart, basti pensare che a soli 35 anni poteva già considerarsi il secondo wrestler della storia ad aver vinto tutto: titolo di coppia, intercontinentale e ora WWF.

Alla fine dell’anno, dunque, la nuova World Wrestling Federation prendeva forma. Alle Survivor Series, oltre all’incontro di coppia fra Mr. Perfect e Macho Man contro Ric Flair e Razor Ramon, il main event fu appannaggio dei due giovani leoni: campione contro campione con Bret Hart che ebbe la meglio su Shawn Michaels. Ma si trattava solo dell’inizio dell’accesa rivalità che avrebbe letteralmente monopolizzato l’intera decade dei Novanta.

 




Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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