Fantastici Quattro – Brevoort e Waid parlano della run con Wieringo

Per i sessant’anni del quartetto, Mark Waid e Tom Brevoort ricordano la storica run dei Fantastici Quattro disegnata dal compianto Mike Wieringo

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Dal 2002 al 2005, lo scrittore Mark Waid e il compianto artista Mike Wieringo, insieme all’inchiostratore Karl Kesel e al team editoriale guidato da Tom Brevoort, hanno realizzato una run sulla serie dei Fantastici Quattro durata ben 35 numeri, ancora oggi molto amata dai fan della prima famiglia della Marvel.

Per i sessant’anni dall’uscita dello storico albo Fantastic Four #1 di Stan Lee e Jack Kirby, Waid e Brevoort hanno rilasciato alcune dichiarazioni in merito a quell’incredibile ciclo.

Queste le parole di Mark Waid sul suo primo approccio con i Fantastici Quattro:

A differenza di Superman o Captain Marvel o di uno qualsiasi di questi altri personaggi che ho amato per tutta la vita, non sono mai stato un grande fan dei Fantastici Quattro, ed è per un motivo molto specifico. Intorno al 1972-1973 da bambino, stavo iniziando ad entrare in contatto con il mondo Marvel, ero in crociera con mio padre e la mia nuova matrigna, il divorzio era ancora fresco e tutto ciò a cui riuscivo a pensare era quanto mi mancasse mia madre. Nel mezzo delle Bahamas, ho trovato l’unico negozio che aveva un paio di fumetti sullo stand. Non avevo mai letto I Fantastici Quattro prima, ma ho pensato che mi sarebbe servito per distogliere la mia mente dall’orribile trauma del divorzio, e presi Fantastic Four #140, albo che termina con Sue che chiede il divorzio da Reed. Quindi da quel momento in poi ho avuto una specie di resistenza istintiva. Non era colpa dei personaggi, e ho letto il fumetto, ma non l’ho amato profondamente. 

Diversa, invece, l’esperienza di Tom Brevoort con il quartetto:

Io ho iniziato a seguire le serie un po’ più tardi di Mark, più o meno nel ’78. Una volta entrati negli anni Ottanta, l’enfasi della Marvel ha iniziato a spostarsi verso gli X-Men, che erano i personaggi più nuovi e popolari, ma i Fantastici Quattro rimanevano erano ancora in cima, nel 1978. Anche se gli Avengers erano in crescita, grazie al lavoro di Jim Shooter e George Perez.

Mark Waid e Mike Wieringo furono il primo team creativo selezionato da Brevoort quando assunse il ruolo in Marvel di editor:

Sì, in mancanza di un modo migliore per dirlo, questa era la mia squadra. Questi erano i miei ragazzi. Avevo ereditato la squadra precedente, che era una bella squadra, ma questa era quella che volevo io. All’epoca, attorno al 2001, c’era una parte del pubblico convinta che i Fantastici Quattro avessero fatto il loro tempo. Erano i vecchi. La serie aveva un’importanza storica, ma non era fresca a giovane. Cose più importanti accadevano altrove. Ma Fantastic Four era la mia testata preferita da sempre e questi erano i personaggi cui tenevo di più. Quindi volevo dar loro una scossa, farli funzionare di nuovo presso l’audience di quei tempi. Era il mio obiettivo creare questo team creativo. Mike Wieringo era il secondo disegnatore di Superman, alle spalle di Ed McGuinness e, da quel che mi avevano detto, non era molto felice della propria posizione. Mi piaceva Mike e mi piaceva il suo lavoro, quindi lo chiamai e mi disse che non si vedeva molto come disegnatore dei Fantastici Quattro. La stessa risposta che avevo ottenuto da Mark Waid. Gli dissi che, quando era arrivato su Flash, disegnava il personaggio in maniera diversa da chiunque prima di lui, che aveva creato una sua versione, una che poi tutti hanno preso a modello. Gli dissi che volevo la stessa cosa per i Fantastici Quatto, che non volevo vedere quelli di Jack Kirby o John Byrne, ma i suoi, che avrebbero fatto da modello per i suoi successori. E lui ha abboccato.

Mark, invece, era sul punto di abbandonare la CrossGen. Aveva lavorato per loro per due o tre anni. Avevamo già fatto qualcosina insieme, su storie brevi di Spider-Man o roba del genere. Ci eravamo incontrati in varie riunioni editoriali e avevamo sempre espresso interesse a collaborare. Mi ricordo che quando Matt Idelson ha lasciato lo staff degli editor e hanno passato la serie Captain America a un altro, Mark mi ha chiamato dispiaciuto perché non avevano scelto me. Quando ho sentito che stava lasciando CrossGen, l’ho chiamato all’istante, perché sapevo che ci sarebbe stata la fila e io volevo essere il primo. Abbiamo parlato un po’ e lui mi ha detto di non essere affatto un fan dei Fantastici Quattro, ma qualcosa nella nostra conversazione lo ha messo su una strada diversa, riguardo il suo approccio ai personaggi. Mi ha richiamato il giorno dopo dicendomi che aveva un’idea e che accettava la proposta.

Waid ha ricordato quando Brevoort lo contattò per scrivere la serie dei FQ, e cosa effettivamente lo convinse ad accettare:

Quel che è successo e che mi ha convinto è che Tom aveva già chiamato Mike Wieringo e si era assicurato i suoi servigi, il che rese più facile la mia decisione, ma avevo bisogno di dormirci sopra almeno una notte, perché non avevo un’idea forte riguardo i Fantastici Quattro, come invece capitava con altri personaggi. Quindi ci ho pensato su e mi sono focalizzato sul fatto che tutti adorano Sue, tutti amano Johnny, tutti amano Ben, ma nessuno ama Reed. Reed non è il personaggio preferito di nessuno. Quindi mi sono chiesto se sarei riuscito a farlo diventare proprio questo. Presi ispirazione da Buckaroo Banzai, ma un po’ più vecchio e stagionato. Ho chiamato Tom e gli ho detto che avevo l’idea. Un Reed un po’ Doc Savage. Questa era la mia visione dei Fantastici Quattro.

L’ arma segreta della squadra di Brevoort fu l’inchiostratore Karl Kesel, artista impressionante che aveva anche scritto su serie come Superman e Daredevil.

Nella mia mente, Mike Wieringo e le chine di Karl Kesel erano un tutt’uno, perché avevo lavorato con entrambi su progetti come Spider-Boy e avevo sempre pensato che funzionassero a meraviglia insieme. Ma Karl era anche un grande fan dei Fantastici Quattro e aveva una grande consapevolezza del lavoro. Mi ricordo di quando lavorava su Suicide Squad con John Ostrander e Luke McDonnell e condivideva con il primo le sue idee sui personaggi. Pensavo che qualcuno con quell’entusiasmo e con il suo talento sarebbe stato perfetto per il team. E poi ero un fan di Karl come scrittore. Ha sceneggiato due numeri che dovevano essere poco precedenti alla nostra run ma che finirono prima di quelli di Adam Warren. Uno dei due era un numero importante e storico, con la rivelazione del fatto che Ben Grimm è ebreo. Era stato più o meno stabilito nel contesto, ma non era mai stato detto esplicitamente e ci aveva colto di sorpresa l’attenzione che quell’albo suscitò. Doveva essere un semplice riempitivo cui non avevamo mai dato peso.

Anche Waid ha detto la sua sul coinvolgimento di Kesel:

Karl è un tizio splendido con cui lavorare, perché pensa sempre molto ai personaggi, a prescindere da quale sia il progetto, ma ha un grande amore per i Fantastici Quattro. Era una rete di sicurezza grandiosa. Non so citarvi dei casi specifici, ma ricordo che diverse volte mi chiamava dopo aver letto la sceneggiatura per dirmi quando aveva dei dubbi sul fatto che si sarebbero comportati come avevo pensato in certe situazioni. E non sbagliava, non sbagliava mai.

Waid e Wieringo hanno ufficialmente assunto il controllo dei Fantastici Quattro con il numero 60 della serie, che, nel tentativo di far conoscere il nuovo team creativo, fu rilasciato al prezzo promozionale di 9 centesimi rispetto allo standard di $ 2,25. L’albo si concluse con una memorabile ammissione di Reed Richards. Lo scrittore ricorda così l’esordio su Fantastic Four:

Il primo numero della serie è, dal punto di vista tecnico, probabilmente la sceneggiatura migliore che abbia mai scritto. Ricordo di averne realizzate diciannove diverse versioni. Non è una mancanza di rispetto verso altri scrittori, ma quando approccio una serie, mi piace farlo come se fosse una storia morta da vent’anni e dovessi introdurre un’idea del tutto nuova ai lettori. Credo fortemente che i lettori dovrebbero sempre capire dal primo numero che tipo di serie si troveranno davanti, con le premesse chiare, con i personaggi stabiliti e con la voglia di leggere ancora. Motivo per cui non chiudemmo il primo albo con un cliffhanger. Adorai la scelta di renderlo una storia coerente e che stava in piedi da sola. Io voglio che i lettori tornino perché hanno voglia di farlo, non perché sentono di avere in mano un quinto di una storia. Volevo mettere i pezzi sulla scacchiera, far muovere le idee, assicurarmi che tutti sapessero cosa volevano i personaggi e cosa li facesse funzionare. Tom mi ha fatto il magnifico regalo del discorso di Reed Richards in chiusura dell’albo.

Brevoort sul finale dell’albo Fantastic Four # 60 ha controbattuto a Waid:

Mi hai sempre dato troppi meriti per questa cosa. Avrò detto qualcosa sul fatto che Reed si sentiva in colpa e tu hai fatto tutto il resto. La scena, il momento… sono farina del tuo sacco. [L’albo] introduce un tema che è sempre stato davanti agli occhi di tutti, ma che voi avete mostrato ai lettori per la prima volta. E questo ha reso la storia qualcosa di nuovo. Era una delle questioni con cui facevamo fatica, uno dei motivi per cui abbiamo tentato un milione di versioni diverse del primo numero. Continuavamo a infilarci in vicoli ciechi. Ho tenuto nel cassetto molte di quelle bozze e, quando i miei sceneggiatori si trovano bloccati, ne prendo una e gliela do da leggere. Dwayne McDuffie ha scritto almeno uno speciale basato su una delle tante idee che abbiamo scartato. non è la stessa storia, perché l’ha resa una cosa personale, ma è nata da una di quelle mille conversazioni.

Fantastic Four #67 è servito come prologo autonomo per la storia in quattro parti Unthinkable che ha riportato sotto i riflettori il Dottor Destino, l’arcinemico di FF, che tornò nella vita del quartetto mostrando per la prima volta in assoluto il lato magico del personaggio.

Waid ha detto sull’idea di dare poteri magici a Destino:

È venuto, ancora una volta, dal tentativo disperato di mostrare qualcosa che non si era mai visto prima. Non avevamo mai visto Destino attaccarli [I Fantastici Quattro] con una bacchetta magica

Brevoort anche ha detto la sua:

Destino, credo, sia stato il primo cattivo affermato su cui siamo tornati. Tutto quello che abbiamo fatto prima era nuovo. Doom è la prima figura affermata dei Fantastici Quattro a cui torniamo, e anche così facendo, il nostro impulso non è stato di reinventarlo, perché è stato costruito come un grande personaggio, ma di mostrarlo sotto una nuova luce, per renderlo fresco e nuovo e diverso da qualsiasi Doom che avevi visto prima. Non volevamo raccontare la stessa storia del Dottor Destino vista un milione di volte. 

Il celebre periodo di Waid e Wieringo come narratori responsabili dei Fantastici Quattro si è concluso con il numero 524 della serie del 2005, che aveva ripreso la numerazione originale. Brevoort sarebbe rimasto come redattore per gli anni successivi e avrebbe continuato a guidare la nave dei primi leggendari supereroi della Silver Age della Marvel. Wieringo è morto a soli 44 anni nel 2007, un paio di anni dopo il suo lavoro con Waid in Fantastic Four. Ricordato non solo per il suo immenso talento artistico, ma anche per il suo status universalmente amato nel settore, l’influenza di Ringo continua a farsi sentire fino ad oggi. Queste le parole dello scrittore a amico Mark Waid alla domanda su quale ricordo ha del disegnatore durante la run sui Fantastici Quattro:

L’umanità era ciò che ha portato negli albi. I personaggi recitavano, sono reali, umani. Una delle cose che ho amato di Ringo è che chi compariva nelle sue pagine era li perchè stava facendo o doveva fare qualcosa. I personaggi non erano solo persone sullo sfondo; tutti stavano facendo qualcosa, avevano un linguaggio del corpo, avevano un linguaggio facciale. Si è sempre sentito come se fosse troppo cartoonesco per fare i Fantastici Quattro. Anche alla fine sentiva che non era proprio lo stile che la gente si aspettava, ma a loro non importava, c’era così tanta vita. Può essere un libro così divertente, può essere una tale fonte di commedia, e Ringo ha portato il divertente. Poteva fare qualsiasi cosa. Questa è la mia risposta.

Anche Brevoort ha voluto ricordare l’artista allacciandosi a quanto detto da Waid:

Tutto quello che ha detto Mark. L’umanità va a Ringo stesso. Ringo era un ragazzo super umile per un uomo che aveva notevoli talenti e abilità. Non era in soggezione delle proprie capacità ed era molto più probabile che fosse entusiasta di ciò che qualcun altro stava facendo. Era così entusiasta delle persone che venivano da lui per mostragli i loro lavori in rapida crescita. È stato davvero un ottimo mentore e una figura di grande fratello per molti artisti e talenti emergenti. E anche una figura molto amata in quel senso. 

Per chi fosse interessato, al presente link c’è tutta l’intervista dei due artisti rilasciata per NewsaRama e da cui sono stati tratte le dichiarazioni riportate in questo articolo.

Fonte: Games Radar


Doc. G

Il mio nome e' Doc. G , torinese di 36 anni lettore compulsivo di fumetti di quasi ogni genere (manga, italiano, comics) ma che ha una passione irrefrenabile per Spider-Man! Chi è il miglior Spider-Man per me? Chiunque ne indossi il costume.

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