Millennium Actress di Satoshi Kon è una narrazione di immagini, ricordi e identità scenica che raccontano l’arte cinematografica, vista come strumento comunicativo e politico, ma anche una storia d’amore, anzi la ricerca di un amore, ai limiti del tempo e delle possibilità.
Chiyoko Fujiwara: la Millennium Actress di Satoshi Kon
Il film inizia dal crepuscolo: i gloriosi Ginei Studios, simbolo di un’era cinematografica ormai dimenticata, stanno per chiudere definitivamente i battenti. L’unica immagine che continua a sopravvivere è ancora il mito di Chiyoko Fujiwara, attrice leggendaria ritiratasi da tempo in una villa isolata, lontana dal mondo e dalla macchina da presa che l’ha resa immortale. È qui che arriva Genya Tachibana, documentarista ossessionato da Chiyoko fin dall’infanzia, deciso a realizzare un’intervista definitiva sulla sua vita e sulla sua carriera.

Quello che inizia come un classico documentario biografico si trasforma immediatamente: il racconto dell’attrice smette di seguire una logica lineare e si dissolve dentro i suoi stessi film, nei ricordi, nelle fantasie e nei desideri che hanno attraversato la sua esistenza. Genya e il cameraman vengono letteralmente trascinati all’interno delle immagini narrate da Chiyoko, attraversando insieme a lei epoche storiche, generi cinematografici e scenari impossibili, come se il cinema avesse improvvisamente smesso di essere uno schermo da osservare per diventare uno spazio mentale da abitare.
In questo modo in Millennium Actress, l’attrice Chiyoko passa dall’essere una principessa del Giappone feudale a una giovane donna in fuga tra le macerie del dopoguerra, fino a trasformarsi in un’astronauta, così da creare una visione surrealista che immerge lo spettatore nella storia. Kon non utilizza questa destrutturazione narrativa per il puro piacere dell’esercizio stilistico: ogni slittamento tra cinema e memoria porta ad una riflessione sull’identità e sul modo in cui gli esseri umani trasformano i propri ricordi in racconto.

Una storia alla ricerca di un amore attraverso il cinema
La storia di Chiyoko, la Millennium Actress, ruota infatti attorno a un’ossessione semplice e gigantesca allo stesso tempo: la ricerca di un uomo incontrato in gioventù, un pittore dissidente di cui conserva soltanto il ricordo sfocato di un volto e una misteriosa chiave. È una premessa quasi fiabesca, ma Kon la trasforma progressivamente in qualcosa di molto più universale. Perché ciò che conta davvero non è tanto l’uomo inseguito da Chiyoko, quanto il movimento stesso della ricerca.
La sua intera esistenza si costruisce attorno a quella rincorsa infinita, che attraversa decenni di storia giapponese, guerre, trasformazioni culturali e mutazioni cinematografiche senza mai esaurirsi davvero. Millennium Actress suggerisce continuamente che il desiderio umano trovi il proprio senso non nel raggiungimento dell’oggetto amato, ma nell’energia prodotta dall’inseguimento stesso. È una riflessione profondamente esistenzialista, ma raccontata con una leggerezza poetica rarissima, capace di rendere universale anche il sentimento più intimo.

Ed è qui che Millennium Actress smette di essere soltanto una grande storia romantica o un raffinato omaggio cinefilo: diventa una riflessione sul cinema stesso come forma del desiderio. Guardare film significa anche questo, ovvero inseguire immagini che non potremo mai trattenere davvero, lasciarci trascinare da emozioni destinate a svanire non appena si accendono le luci in sala, continuare a cercare qualcosa dentro i volti proiettati sullo schermo.
Il rapporto tra immagine e tempo in Millennium Actress
Se da una parte però il cinema conserva rende eterne le sue immagini, il corpo umano invece invecchia, si modifica, svanisce lentamente. Chiyoko è stata una diva cinematografica, un volto idolatrato dal pubblico. In questo senso Millennium Actress diventa anche una riflessione sulla natura della bellezza e sul suo rapporto con il cinema. Chiyoko continua a essere affascinante non perché il tempo non abbia lasciato segni su di lei, ma perché il cinema ha trasformato il suo volto in qualcosa di eterno e malinconicamente irraggiungibile.

Rivedere oggi il film Millennium Actress, nella nuova versione restaurata in 4K, significa poter apprezzare ancora meglio il lavoro straordinario e la precisione quasi maniacale della regia di Satoshi Kon. Guardando oggi l’eredità del regista, appare evidente quanto il suo sguardo abbia influenzato il cinema contemporaneo ben oltre i confini dell’animazione giapponese: il suo modo di concepire il rapporto tra immagine, inconscio e costruzione narrativa diventa somma totale in Millennium Actress: contemporaneamente un film sulla storia del Giappone, una riflessione sul desiderio, una dichiarazione d’amore al cinema e un melodramma capace di sciogliere il cuore.
Il trailer di Millennium Actress

Millennium Actress
Daniela Abbruzzese: Chiyoko Fujiwara (70 anni)
Perla Liberatori: Chiyoko Fujiwara (10-40 anni)
Massimo Milazzo: Genya Tachibana
Alberto Caneva: Kyoji Ida Andrea Lavagnino: Il pittore Beatrice Margiotti: Eiko Shimao Stefano Billi: Junichi Ootaki
Pierluigi Astore: Poliziotto con la cicatrice sul viso
Giovanni Petrucci: Vecchio direttore
Paola Del Bosco: Madre di Chiyoko
Cristina Piras: Mino/Ayakashi
Edoardo Nordio: Indovino

