One Piece stagione 2: Verso la Rotta Maggiore – Recensione no spoiler

L'attesissima seconda stagione del live action di One Piece targato Netflix è finalmente uscita. Vediamo come se l'è cavata il gigante nello streaming nel riadattamento del capolavoro di Eiichirō Oda, ovviamente senza spoiler

Carmela Massa

Dopo anni di attesa e grande curiosità, la seconda stagione del live action di One Piece debutta finalmente su Netflix. Le aspettative attorno ai nuovi episodi erano particolarmente elevate, complice il successo della prima stagione e l’enorme popolarità dell’opera originale a cura del Maestro Eiichiro Oda.

Alla prova dei fatti, il nuovo ciclo di episodi riesce a reggere il peso di questo entusiasmo, proponendo un seguito capace di confermare la solidità del progetto e di soddisfare, almeno in larga parte, le attese degli spettatori.

Il peso di adattare un colosso come One Piece

Quando una serie nasce da un fenomeno culturale gigantesco come One Piece, ogni nuova stagione cammina su una linea sottilissima. Da un lato deve rispettare il pubblico più esigente, quello cresciuto leggendo il manga e guardando gli episodi dell’anime.

Dall’altro deve funzionare come serie televisiva autonoma e accontentare quindi, un pubblico più ampio che comprende anche coloro che di One Piece non sanno quasi nulla. Quando quell’equilibrio regge, il pubblico lo percepisce immediatamente. E nel caso di questa seconda stagione, almeno nelle prime impressioni, quella chimica sembra funzionare.

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Certo bisogna pur ammettere che il taglio scelto da Netflix, è leggermente distante da quello che ha reso One Piece uno dei più grandi shōnen di sempre. Anzi, sembra che il colosso dello streaming voglia riadattare il progetto in chiave più fiabesca. Forse per intercettare quel pubblico, che come dicevamo prima, si ritrova per la prima volta avanti alla ciurma di Cappello di Paglia.

Non è solo una questione di aver visto o letto One Piece, quando parliamo di ampliare il pubblico pensiamo anche ad una questione di età. L’adattamento proposto da Netflix è sicuramente più fruibile rispetto all’opera originale. Può tranquillamente essere proposto anche a bambini molto piccoli non per forza destinati a diventare degli Otaku.

Ma siamo sicuri che la serie One Piece Netflix può diventare un mezzo molto importante per veicolare le nuove generazioni, verso l’opera originale, che come ben sappiamo, è giunta quasi all’ultimo capitolo.

Focus sui nuovi episodi della serie One Piece Netflix

Entrando nel cuore della stagione, i nuovi episodi della serie One Piece Netflix mostrano una struttura narrativa più sicura rispetto al passato. Il ritmo appare meglio calibrato e ogni capitolo riesce a ritagliarsi uno spazio preciso nello sviluppo della storia, alternando momenti di avventura, humour e passaggi più emotivi.

Gli episodi lavorano molto sulla costruzione dei personaggi e sulle dinamiche interne alla ciurma, elemento fondamentale per mantenere vivo lo spirito dell’opera originale. Ogni segmento narrativo contribuisce a rafforzare il senso di viaggio e di scoperta che definisce l’identità di One Piece, lasciando spazio sia alle sequenze d’azione sia a momenti più leggeri che ricordano quanto l’avventura dei Pirati di Cappello di Paglia sia fatta anche di ironia e complicità.

One Piece live action

Il cast: quando gli attori trovano davvero i loro ruoli

Il cast della serie One Piece Netflix dimostra nel complesso una buona capacità di calarsi nei rispettivi ruoli. Anche quando la somiglianza estetica con i personaggi originali non è perfetta, gli interpreti riescono comunque a restituirne lo spirito e il carisma, offrendo versioni credibili e spesso molto efficaci.

Un esempio evidente è quello di Emily Rudd nei panni di Nami. In un primo momento l’attrice sembrava non incarnare pienamente l’immagine della celebre Gatta Ladra creata da Eiichiro Oda, ma con questa seconda stagione la sua interpretazione riesce a convincere molto di più, portando sullo schermo una Nami più matura e perfettamente integrata nella dinamica della ciurma.

Forse l’unico interprete che in questa stagione convince leggermente meno rispetto al passato è Mackenyu nei panni di Roronoa Zoro. Nella prima stagione la sua interpretazione aveva colpito per equilibrio e presenza scenica, mentre nei nuovi episodi la caratterizzazione del personaggio sembra spingersi verso una versione eccessivamente rigida dello spadaccino.

A contribuire a questa impressione potrebbe essere anche l’adattamento nel doppiaggio, che in alcuni momenti non riesce a restituire pienamente quelle sfumature di ironia che caratterizzano il personaggio di Zoro nell’opera originale.

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Iñaki Godoy sembra nato per interpretare Monkey D. Luffy

Il resto della ciurma, invece, appare ormai perfettamente a proprio agio nei ruoli che interpreta. In particolare Iñaki Godoy continua a dimostrarsi una scelta sorprendentemente centrata per vestire i panni di Monkey D. Luffy. Più che limitarsi a reinterpretare il protagonista creato da Oda, l’attore sembra riuscire a incarnarne davvero lo spirito, restituendo sullo schermo l’energia, l’entusiasmo e l’imprevedibilità che definiscono il Capitano dei Pirati di Cappello di Paglia.

Tra le interpretazioni più convincenti della stagione spiccano anche quelle di Sanji e Usopp. Taz Skylar riesce a restituire un Sanji credibile e carismatico, mantenendo quell’equilibrio delicato tra eleganza, ironia e spirito combattivo che definisce il personaggio originale.

La sua presenza scenica risulta particolarmente efficace nei momenti più leggeri, dove emergono con naturalezza il lato seduttore e la vena teatrale del cuoco della ciurma. Allo stesso tempo l’attore riesce a convincere anche nelle sequenze d’azione, soprattutto quando la regia sceglie di valorizzare coreografie e combattimenti reali. Le scene più riuscite sono infatti quelle meno dipendenti dalla CGI, dove la fisicità dell’interpretazione riesce a esprimersi con maggiore autenticità.

Allo stesso modo, Jacob Romero Gibson continua a dimostrarsi perfettamente in sintonia con Usopp. L’attore riesce a portare sullo schermo tutte le sfumature del personaggio: la goffaggine, la paura spesso esagerata, ma anche quel fondo di coraggio che emerge nei momenti decisivi. Il risultato è un’interpretazione che riesce a catturare la natura profondamente umana del cecchino della ciurma, rendendolo uno dei personaggi più autentici e immediatamente riconoscibili dell’intera serie.

One Piece

E da un punto di vista narrativo?

Dal punto di vista narrativo, la seconda stagione della serie Netflix One Piece ripercorre gli eventi principali che nell’opera originale porteranno i nostri eroi verso la rotta maggiore. Netflix ha riproposto questi eventi con abbastanza accuratezza. Ha lasciato da parte quei topic un po’ filler, che nella serie anime occupavano anche troppo spazio.

Il prodotto Netflix da questo punto di vista è sicuramente più snello. Sarebbe impensabile riportare per filo e per segno, in versione live action, 30 e passa anni di serializzazione. Sarebbe una follia e forse nemmeno ce ne sarebbe il bisogno.

In questa seconda stagione, vediamo la ciurma di Cappello di Paglia in fase iniziale. Composta dai primi quattro membri, quindi Luffy, Nami, Usopp, Sanji e Zoro, partire alla volta della rotta maggiore.

È proprio in questo arco che inizieranno a fronteggiare la temebile Baroque Works, ovvero, un’associazione criminale composta da temebili assassini, capeggiata da un misterioso Mister Zero, affiancato dalla spietata e affascinante Miss Sunday.

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Gli eventi portati sul piccolo schermo da Netflix

Nella prima parte della stagione la ciurma dei Pirati di Cappello di Paglia fa tappa a Loguetown, la città passata alla storia per essere il luogo in cui fu giustiziato il leggendario Gol D. Roger. È un passaggio simbolico, quasi rituale, che segna l’ultimo momento prima di abbandonare definitivamente il Mare Orientale.

Da lì il viaggio prosegue verso la Reverse Mountain, la gigantesca montagna che rappresenta l’unico accesso alla Grand Line. Proprio durante questa traversata la ciurma incontra la balena Laboon, un momento che unisce meraviglia e malinconia e che segna simbolicamente l’ingresso nella nuova fase della loro avventura.

Questa sequenza, oltre a essere particolarmente toccante sul piano emotivo, contiene anche un piccolo indizio per i fan più attenti: un cameo che anticipa l’arrivo di un personaggio destinato, in futuro, a ricoprire un ruolo fondamentale all’interno della ciurma.

Dorry One Piece

Superata la Reverse Mountain, la stagione entra nel vivo con un ritmo decisamente più movimentato. I protagonisti approdano infatti a Whisky Peak, un’isola che inizialmente sembra accogliere i pirati con grande entusiasmo, ma che nasconde in realtà una trappola.

È proprio qui che il destino della ciurma si intreccia, quasi per caso, con quello della principessa Nefertari Vivi, erede del regno di Alabasta, dando il via a una delle trame più importanti dell’intera stagione.

Le avventure di Luffy proseguono verso  Little Garden, l’isola preistorica nota anche come terra dei giganti. Qui la ciurma di Monkey D. Luffy si imbatte nei due leggendari guerrieri Dorry e Brogy, impegnati da anni in un duello senza fine.

L’attesa è terminata, entra in ciurma anche TonyTony Chopper

Gli episodi finali sono probabilmente quelli che abbiamo apprezzato maggiormente. C’era una certa apprensione nel vedere come sarebbero stati adattati, considerando che gli eventi raccontati appartengono ad un arco amatissimo dell’opera originale.

Difatti, l’arco dell’Drum Island non è soltanto centrale per il suo forte peso narrativo, ma anche perché segna un momento cruciale nella storia della ciurma: l’ingresso di Tony Tony Chopper, destinato a diventare uno dei membri più importanti del gruppo.

Nella serie live action di One Piece prodotta da Netflix, questi episodi risultano tra i più riusciti dell’intera stagione. I personaggi sono caratterizzati con grande attenzione, da Dalton alla carismatica Dr. Kureha, e la regia non si limita a curarne soltanto l’estetica. Sul piano narrativo, l’adattamento riesce a mantenere quasi intatti i momenti fondamentali dell’arco originale.

Chopper

Alcuni elementi sono stati inevitabilmente sacrificati, come la parentesi dei celebri conigli delle nevi, una sequenza che nell’anime aveva conquistato molti spettatori. In compenso, però, il flashback dedicato a Tony Tony Chopper e al Dr. Hiriluk viene rielaborato con grande sensibilità, riuscendo a trasmettere allo spettatore un’emozione molto simile a quella che aveva reso memorabili quegli episodi nella serie animata.

Conclusioni

Come già accaduto con la prima stagione, anche questo nuovo capitolo del live action di One Piece su Netflix è destinato a dividere parte del pubblico. In particolare gli spettatori più legati all’opera originale, i cosiddetti puristi, potrebbero guardare con una certa diffidenza a un adattamento che rielabora un immaginario così iconico attraverso un linguaggio diverso da quello del manga e dell’anime.

La scelta produttiva, infatti, sembra orientata verso una narrazione dal tono più fiabesco e accessibile. Una direzione che inevitabilmente modifica alcune dinamiche tipiche della versione animata.

Per esempio, le sequenze d’azione e i combattimenti, pur restando spettacolari, appaiono meno brutali e meno estremi rispetto alla loro controparte nell’anime. È una trasformazione quasi inevitabile quando si tenta di tradurre un’opera così sopra le righe in un formato live action pensato per un pubblico molto più ampio.

Ed è proprio qui che emerge il vero intento dell’operazione. Più che una trasposizione letterale, la serie si propone come una reinterpretazione dell’universo narrativo creato da Oda. Per questo motivo il modo migliore per avvicinarsi alla seconda stagione non è cercare una replica perfetta dell’opera originale, ma considerarla come un progetto autonomo. O meglio, una nuova lettura, ispirata al mondo e ai personaggi del manga, capace di raccontare quella stessa avventura con strumenti e sensibilità differenti.

Se vuoi leggere anche la recensione della prima stagione, clicca qui.

 

One Piece - Stagione 2

One Piece - Stagione 2

Paese: USA/Giapppne
Anno: 2023 - In produzione
Stagioni: 2 - In corso
Episodi: 16
Durata: 49-64 min (episodio)
Regia: Marc Jobst, Emma Sullivan, Tim Southam, Josef Wladyka
Interpreti e personaggi:
Iñaki Godoy: Monkey D. Rufy
Emily Rudd: Nami
Mackenyu: Roronoa Zoro
Jacob Romero Gibson: Usop
Taz Skylar: Sanji
Vincent Regan: Monkey D. Garp
Jeff Ward: Bagy il Clown
Morgan Davies: Kobi
Doppiatori italiani:
Leonardo Della Bianca: Monkey D. Rufy
Veronica Puccio: Nami
Manuel Meli: Roronoa Zoro
Alex Polidori: Usop
Alessandro Campaiola: Sanji
Dario Oppido: Monkey D. Garp
Emiliano Coltorti: Bagy il Clown
Riccardo Suarez: Kobi
Dove vederlo: Netflix
Voto:
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Appassionata di musica, anime, manga e serie tv, vivo la vita come se fossi la protagonista di un teen drama. Anche adesso che ho passato la 30ina. Amo scrivere di tutto ciò che mi emoziona ed è da piccola che sogno di sposare Goku e salvare il mondo insieme a lui!
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