Ci sono storie che, anche a distanza di anni, continuano a far rumore. Non perché siano rimaste sospese, ma perché hanno lasciato dietro di sé più domande che risposte. Nel mondo dei fumetti mainstream, dove tutto tende prima o poi a tornare allo status quo, questo tipo di storie spicca ancora di più. E quella raccontata da Tom King durante la sua lunga e discussa run su Batman è una di quelle che sembrano non essersi mai davvero chiuse.
Negli ultimi tempi, complice una serie di podcast e interviste, King è tornato più volte a parlare di quel periodo, con un tono molto diverso rispetto al passato. Meno difensivo, più riflessivo. Non c’è la volontà di riscrivere la storia o di giustificarsi a tutti i costi, ma piuttosto il desiderio di spiegare cosa c’era davvero dietro alcune delle scelte più controverse degli ultimi anni in casa DC Comics. Scelte che hanno diviso il pubblico, acceso polemiche feroci e, in alcuni casi, generato reazioni che sono andate ben oltre il normale dibattito da fandom.
Al centro di tutto c’è Batman, naturalmente. Ma non il Batman immutabile, simbolico, quasi mitologico a cui i lettori sono abituati. Quello di Tom King era un Bruce Wayne profondamente umano, fragile, stanco, ma anche desideroso di qualcosa che di solito non gli è concesso: la felicità. E proprio questa idea, apparentemente semplice, si è scontrata con una realtà editoriale molto più complessa, fatta di marketing aggressivo, piani a lungo termine cambiati in corsa e di un equilibrio sempre delicato tra narrazione e brand.
Ripercorrere oggi quella run significa quindi andare oltre il famoso “matrimonio mancato”, oltre Batman #50, oltre le polemiche sui social. Significa parlare di ambizione creativa, di errori di comunicazione e di un finale che, nelle intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto cambiare per sempre il destino del Cavaliere Oscuro.

I primi rimpianti: Eroi in Crisi e la ferita di Wally West
Prima ancora di Batman, però, Tom King individua un altro punto critico del suo percorso in DC: Eroi in Crisi (Heroes in Crisis, nella versione originale). Un progetto nato con l’intento di raccontare il trauma dei supereroi, di affrontare il tema della salute mentale in modo diretto e senza filtri, ma che finì per spaccare profondamente il pubblico.
Il nodo centrale della questione è sempre stato Wally West. Un personaggio amatissimo, simbolo di speranza e ottimismo, che nella miniserie veniva trasformato nel fulcro di una tragedia devastante. Con il senno di poi, King ammette che quella scelta non ha funzionato come sperava. Non perché rinneghi l’opera o le sue intenzioni, ma perché riconosce di aver sottovalutato il legame emotivo tra Wally e i lettori.
Il pubblico non era pronto a vedere quel personaggio portato in una direzione così oscura, e il contraccolpo è stato enorme. Un errore che, in retrospettiva, anticipa molte delle difficoltà che King avrebbe incontrato anche con Batman: quando tocchi icone così radicate, ogni deviazione pesa il doppio.

Batman, Catwoman e un matrimonio che doveva arrivare molto più tardi
Quando Tom King prende in mano Batman, ha però una visione molto chiara. Vuole raccontare una storia lunga, coerente, pensata come un unico grande romanzo a puntate. Il suo Bruce Wayne non è un supereroe ipertecnologico, ma un uomo che va avanti grazie alla pura forza di volontà, che cade spesso e che trova nell’amore per Catwoman una delle poche vere ancore emotive.
Il loro rapporto diventa il cuore pulsante della run. È ironico, a volte leggero, a volte doloroso, ma sempre centrale. King guarda anche al passato, a versioni più romantiche e persino giocose di Batman, come Batman ’66, per recuperare una chimica che negli anni si era un po’ persa.
Il famoso Batman #50, però, cambia tutto. Quell’albo viene presentato come “il numero del matrimonio”, ma nella mente di King non lo è mai stato davvero. Doveva essere solo una tappa del viaggio, il momento della caduta prima della risalita. Selina che lascia Bruce all’altare non era la fine della storia, ma l’inizio del tratto più doloroso del percorso.
Il problema nasce quando il marketing decide di spingere l’evento come definitivo. Il messaggio che arriva ai lettori è chiaro: Batman e Catwoman si sposano. E quando questo non accade, la delusione si trasforma in rabbia.

Una storia pensata come un lungo viaggio emotivo
La run di Tom King era costruita come un arco narrativo molto preciso, quasi matematico nella sua struttura emotiva. Prima la crescita, poi la caduta, infine la rinascita. Un viaggio che avrebbe portato Batman nel punto più basso e poi, lentamente, verso una nuova forma di equilibrio.
Il villain scelto per incarnare questa distruzione è Bane. Non a caso. Per King, Bane è l’unico vero antagonista in grado di sfidare Batman sul terreno che conta davvero: la volontà. Non l’intelligenza, non la follia, ma la capacità di resistere quando tutto sembra perduto.
La sconfitta di Bruce, fisica ed emotiva, era necessaria per rendere credibile la sua rinascita. E quella rinascita, nei piani originali, doveva culminare nel numero 100. Il vero matrimonio. Quello che avrebbe segnato una svolta irreversibile.

Il caos del marketing e lo spoiler del New York Times
Se il marketing di Batman #50 aveva già creato un danno enorme, la situazione precipita definitivamente con l’intervento del New York Times. Il giorno dell’uscita, il quotidiano pubblica un articolo dal titolo esplicito, annunciando che Catwoman lascia Batman all’altare. Nessun contesto, nessuna spiegazione, solo uno spoiler secco, rilanciato tramite notifica push a milioni di utenti.
Per King è un colpo durissimo. Le reazioni diventano estreme, al punto da costringerlo a muoversi con una guardia del corpo. Un’esperienza che segna profondamente lo sceneggiatore e che oggi lo porta a riconoscere come la comunicazione attorno a quell’albo sia stata gestita nel peggiore dei modi possibili.
5G, Dan DiDio e un futuro mai realizzato
Sul finale della run si innestano poi i piani editoriali di Dan DiDio, che stava preparando il controverso progetto 5G. Un’iniziativa pensata per rivoluzionare l’universo DC, con un ricambio generazionale e l’uscita di scena delle versioni classiche degli eroi.
Il matrimonio di Batman e Catwoman avrebbe dovuto rappresentare uno degli ultimi grandi momenti prima di questo passaggio. A King viene proposta una scelta difficile: rinunciare alla sua storia per preparare il nuovo status quo, oppure spostare il matrimonio in una serie separata, Batman/Catwoman. Sceglie la seconda strada, ma il progetto 5G crolla poco dopo.
Tra ritardi, cambi di direzione e l’uscita di scena di DiDio, DC vira completamente rotta, affidando Batman a James Tynion IV.

Un matrimonio fuori continuity e un’occasione mancata
Quando Batman/Catwoman arriva finalmente in edicola, il matrimonio c’è davvero. Una cerimonia a Las Vegas, con Superman e Lois Lane come testimoni. Un momento emozionante, ma ormai confinato in una continuity separata, lontana dal cuore dell’universo DC.
Nel canone principale, Bruce Wayne resta il Batman di sempre. Non sposato, immutabile, eterno. E Catwoman, ancora una volta, sopravvive a tutto.
Riguardando oggi quella run, la sensazione è quella di un’occasione mancata. Non tanto per un matrimonio in più o in meno, ma per la possibilità – rara – di far crescere davvero Batman. E forse è proprio questo, più di ogni polemica, il vero rimpianto di Tom King.
Fonte: Bleeding Cool

