#10Film – La classifica dei migliori 10 horror di tutti i tempi (secondo noi)

copertina horror

Qualche giorno fa ci ha lasciati il Maestro Romero. È strano trovarsi a riflettere sulla sua morte, sulla dipartita terrena di un uomo che i morti decise di farli tornare in vita.
Con pochi soldi e i suoi amici improvvisati attori, George Romero nel 1968 realizzò quello che non può che essere considerato un capolavoro dell’horror: Night of the living dead (La Notte dei morti viventi).

L’horror è un genere strano, una strada con diramazioni verso altri percorsi cinematografici, intenzioni differenti, giri di vite per poi tornare sempre alla sua essenza: denudarci completamente da ogni sovrastruttura e farci provare terrore, vale a dire quanto di più intimo ci riguarda e ci distingue gli uni dagli altri.

Ci mancherà Romero, e in suo onore apriamo il secondo capitolo della rubrica #10Film dedicata all’Horror con dieci titoli, ordinati dalla decima alla prima posizione, obbligatori, quasi scolastici che mannaggia a Nonna Morte se non li avete visti tutti ve dovete cercà un angoletto e chiedere perdono.

Ciao Maestro, che la terra ti sia lieve, anche se non siamo poi così sicuri che non tornerai tra noi.

 

la casa10. La Casa (The Evil Dead, 1981) – Cult e stracult d’esordio di Sam Raimi che lega alla perfezione i classici espedienti del genere. Cinque amici decidono di passare un weekend in un posto isolato che ben presto si scoprirà occupato da presenze demoniache. Non importa se la partenza è banale, Raimi sa gestire alla perfezione quanto ha a disposizione, eccede senza sbagliare un colpo durante tutto il film, che vi farà sobbalzare dalla sedia. Gore a tutto spiano, urla e sfinimento delle forze dei “buoni” con l’uso delle riprese in soggettiva che rendono gli inseguimenti, all’interno della casa e fuori, un ulteriore punto di forza per una pellicola da rivedere obbligatoriamente ogni Halloween.

 

le colline9. Le colline hanno gli occhi (The Hills Have Eyes, 1977) – Il Maestro Wes Craven, padre d’icone sacre del genere horror quali Nightmare e Scream, sferra il colpo – a nostro parere – migliore della sua magistrale carriera. Siamo nel deserto del Nevada, dove l’esercito degli Stati Uniti aveva sperimentato ogni tipo di radiazione. La famiglia Carter, borghese e reazionaria, in viaggio con il camper, decide di prendere una scorciatoia e addentrarsi nel deserto. Nella desolazione di quest’ultimo che non dà scampo, verrà attaccata da una famiglia, composta da miseri ex minatori regredita a cannibale a causa delle radiazioni. Un orrore a prima vista incomprensibile, che cela un vero e proprio capovolgimento dei ruoli. Le vittime della società che diventano carnefici, i predatori che diventano cibo. Brutale, macabro, indecente. Titolo essenziale nella cineteca degli appassionati.

 

carrie8. Carrie – Lo sguardo di Satana (Carrie, 1976) – Sthephen King diretto da Brian De Palma. Potremmo fermarci qui per convincere quei pochi, forse alieni, che non hanno visto questo film. Carrie White è un’adorabile adolescente, vittima della sua stessa innocenza. Gli anni del liceo sono terribili per chi non riesce a integrarsi perché si sa, i ragazzi sanno essere crudeli. Se a questo aggiungiamo una madre che del fanatismo religioso ne fa una punizione per la figlia, alla fine tiferemo tutti per Carrie quando scatenerà la sua furia. Una vendetta incontrollabile contro l’emarginazione e il bullismo di cui oggi si parla tanto. Una voce che, seppur flebile all’inizio, si ribella contro l’oscurantismo reso in modo straordinario da Piper Laurie. La seconda, ideale, parte del film, è il taglio a effetto di De Palma dove non verrà risparmiato nessuno.  Un classico.

 

rosemary7. Rosemary’s Baby – Un nastro rosso a New York (Rosemary’s Baby 1968) – Una borghesia americana talmente annoiata che per trovare nuovi stimoli, rovescia i propri principi morali dandosi al Demonio, procurandogli un discendente per mezzo di una giovane coppia di sposi non ancora ben introdotta nella classe media nuovayorchese. Roman Polansky ci guida alla scoperta delle società occulte, realmente esistenti, nel lato oscuro dell’America degli anni Sessanta, fatta di omicidi rituali e MKUltra. Un film agghiacciante, ma totalmente spoglio di scene ed espedienti propri del genere horror.  Non ce n’è bisogno. La manipolazione messa in atto a danno della prescelta madre dell’Anticristo è lenta, graduale e silenziosa per non essere scoperta. Un film denso e perfettamente rappresentativo di un mondo macabro e spoglio di buoni sentimenti. Riflettete. Meno di un anno dopo il rilascio di Rosemary’s Baby, la moglie incinta di Roman Polanski venne ritualmente uccisa dai membri della famiglia Manson. Capolavoro assoluto.

 

videodrome6. Videodrome (Videodrome, 1983) – Cyberpunk contro la Società dell’Oblio di Massa. David Cronenberg racconta la storia di Max Renn, comproprietario di una piccola rete televisiva: la CIVIC TV, che ricorrerà a un espediente per sopravvivere ai grandi networks che sono costretti a rispettare determinati vincoli morali e politici, ovvero trasmettere sesso e violenza senza filtri. S’imbatte così in Videodrome, frequenza pirata iperviolenta, che mostra scene di sesso deviato e violenza gratuita. Immagini ipnotiche che risucchiano la lucidità dello spettatore e lo rendono dipendente sino a connaturarsi con esse. Una denuncia feroce contro la malsana attrazione che proviamo per la tv e i suoi contenuti, contro lo sviluppo indotto di una passività che ci rende insensibili. Non sentiamo più nulla. L’intervento della “videoparola”che si fa carne. Spietato e con un finale davvero pazzesco, sconvolgente da cui è difficile riprendersi. Film unico.

 

non aprite5.  Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre, 1974) – Ogni famiglia ha un segreto e il segreto è che non è come le altre famiglie, diceva Bennett. Sicuramente non lo era quella che abitava in Texas, a Newt per l’esattezza. La nascita di una delle figure più iconiche del genere horror, Laetherface, per mano di Tobe Hooper nell’ormai lontano 1974. Nonostante gli anni, Faccia di Cuoio con la sua motosega continua a popolare i nostri incubi. Una famiglia di cannibali farà passare la voglia di vacanze a cinque ragazzi che però, diciamola tutta, erano stati avvertiti che da quelle parti non abitavano delle brave persone. Componente di spicco della famiglia, vittima e carnefice di se stesso, è lui, Faccia di Cuoio, con il grembiule da macellaio intriso di sangue mentre sega in pezzi le proprie vittime. Non aprite quella porta è un gioco sporco, dove le vittime designate commettono l’errore di trovarsi nel posto sbagliato. È un panno zuppo di sangue dall’inizio alla fine. È irritante, macabro e decisamente grottesco sul finale. La tortura la fa da padrone, ma siamo sicuri che guardarlo, o rivederlo, vi legherà a lui indissolubilmente.

 

esorcista4. L’esorcista (The Exorcist, 1973)  Film che ha rivoluzionato il genere, spingendosi laddove ancora nessuno aveva osato fare. Tutta la produzione a seguire deve qualcosa a questo film terrificante, avvolto da un’aura di mistero senza pari. La dodicenne Regan, figlia di una famosa attrice, inizia a dare segni d’instabilità che ben presto saranno accompagnati da eventi all’interno della sua abitazione inspiegabili. Dopo aver provato ogni risoluzione medica possibile, la madre di Regan si convincerà a rivolgersi a un esorcista. Quest’ultimo tratta la paura più profonda, quella per il male assoluto, dilaniando una bambina, sporcandola fino all’estremo, ferendola mortalmente. Nel respiro gelido di Regan, c’è la tensione dello spettatore, credente o meno. Un film sulla paura stessa, angosciante, che nonostante gli anni, ancora è in grado letteralmente di scioccare. C’è la bravura indiscussa di William Friedkin che orchestra la brutalità di un male di cui ci rivela la voce e la forza distruttiva, in 85 giorni programmati di riprese che diventarono 224 per tutto quello che accadde e che se non sapete, v’invitiamo assolutamente a scoprire.  Pellicola horror da Oscar in tutti i sensi.

 

profondo rosso3. Profondo Rosso (1975) – Arriviamo finalmente sul podio con il capolavoro del Maestro Dario Argento. Film che non può essere confinato in un solo genere, Profondo Rosso dona al thriller/horror una veste narrativa unica e geniale. Non siamo più semplici spettatori, siamo parte integrante della scena, testimoni involontari degli efferati omicidi del nostro assassino. Una famosa sensitiva tedesca avverte una presenza criminale tra il suo pubblico mentre tiene una conferenza e deciderà di mettere per iscritto le sue visioni proprio sul momento. Verrà eliminata in modo brutale e diabolico la sera stessa e testimone dell’efferrato omicidio sarà un giovane pianista americano che inavvertitamente alzerà lo sguardo verso la finestra della medium. Da qui avrà inizio un viaggio nella memoria, nelle turbe infantili, alla ricerca di indizi, di una chiave di lettura per scoprire chi è l’assassino. Uccisioni a ritmo di prog martellante e surreale grazie alle musiche dei Goblin e di Gaslini che obbligatoriamente vanno citati perché sono il non plus ultra di un’opera d’arte. Un successo planetario che fece addirittura giungere parole di elogio da Alfred Hitchcock che in un’intervista affermò testualmente: «Questo giovane ragazzo italiano inizia a preoccuparmi».

 

psycho2. Psycho (Psycho, 1960) – Al secondo posto il Maestro del brivido, Sir Alfred Hitchcock e l’intramontabile Psycho, l’estetica di un delitto. Psycho è una pietra miliare della storia del cinema, un’indimenticabile prova del Regista e dei suoi attori. È la potenza del cinema stesso. Una segretaria stanca della solita vita, ruba 40.000 dollari al suo datore di lavoro e inizia una fuga in sordina verso una nuova vita. Si fermerà lungo la strada in un motel fuori mano, costretta dalla pioggia battente, dove farà la conoscenza del suo gestore, il signor Norman Bates. Così inizia un film che non può che definirsi perfetto. Davvero. Un viaggio nella psiche umana contorta, fatta di solitudine e morbosità. Un montaggio impeccabile di scene, la scelta del bianco e nero per accentuare e rendere lucide le espressioni dei protagonisti, la musica di Herrmann angosciante. Un film che fece accusare il Maestro di eccessiva crudeltà e che per molto, moltissimo tempo, fece preferire la vasca da bagno alla doccia.

 

la notte dei morti viventi1. La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, 1968) – Con un po’ di dispiacere arriviamo alla fine, sapendo di aver lasciato fuori tanti capolavori che meriterebbero di essere in questa classifica. In ogni caso, nessun altro titolo avrebbe comunque spodestato La Notte dei Morti Viventi e il suo geniale autore, George A. Romero. L’assedio spietato messo in atto da coloro che sono tornati dalla morte per nutrirsi di carne umana e contagiare i vivi. Un rifugio che si rivelerà trappola mortale e una tensione che porterà i protagonisti a commettere gesti disperati. Un film che è stato assunto a corrente di pensiero, a caposaldo sul genere zombie spogliata, grazie a Romero, delle colorazioni tradizionali e folkloristiche e riconsegnata alla storia. Un arco temporale relativamente breve che diventa insostenibile per le vittime proprio a causa dei loro stessi comportamenti e non dei non morti che si avventano su di loro. E allora chi è il pericolo? Siamo proprio sicuri che siano i non morti? Bella domanda. Le letture possibili di questo cult sono diverse e nessuna è fine a se stessa. Liberamente ispirato al bellissimo romanzo fantastico “Io sono leggenda”, opera prima di una tetralogia da rivedere all’infinito, questo cult fa a brandelli l’istituzione americana, le sue certezze e il suo puritanesimo. Bellissimo sotto ogni aspetto, un regalo che quest’Artista ha fatto alla sua, alla nostra generazione.

 

Buona paura a tutti cari Lettori. Fateci sapere qual è la vostra classifica, moriamo letteralmente dalla voglia di saperlo.

Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

 

 

 

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Sig.ra Moroboshi

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Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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