Romics, luci e ombre di un evento

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Bello, brutto. Si stava meglio quando si stava peggio. Troppo commerciale, ma senza il commercio non si va da nessuna parte. Più una sagra di paese che un appuntamento da aspettare con ansia. Insomma, da qualsiasi parte lo si voglia leggere, Romics è comunque destinato, nel bene o nel male, a far discutere. Ed anche l’ultima edizione appena conclusa non sfugge a questa logica. Poiché almeno chi scrive è libero da dogmatismi vari sulla presunta superiorità di una cosa rispetto ad un’altra, del tipo fumetti versus videogame, proviamo a fare un ragionamento complessivo, raccogliendo qualche osservazione spiccia, non necessariamente da addetti ai lavori. I fumettari sono rimasti genericamente delusi. Ad ogni edizione che passa, vedono il loro mondo ridursi sempre di più, sul modello di una vecchia canzone dei Buggles del 1980, nella quale si racconta di come la televisione uccise la radio. Magari gli organizzatori ci potranno dire, numeri alla mano, che gli espositori e i volumi pubblicati sono aumentati, ma ciò che conta è la percezione di quello che sta succedendo.

Prima si parlava dell’ultimo lavoro del tale autore nazionale o, piuttosto, internazionale con una sacralità che nessuno provava a mettere in discussione, in silenzio; oggi questo spazio è da condividere con i Mates o con gli altri youtubers. Non sappiamo se è giusto così; di certo, però, si tratta di una espressione creativa che è interessante conoscere, anche per venire incontro ad esigenze nuove. Il famoso – o famigerato, secondo i punti di vista – padiglione 6 è la rappresentazione plastica di ciò. I cosplay non lo frequentano – appena qualche bambino mascherato, ma per loro è una cosa simile al carnevale e non un’immedesimazione fisica e psichica nel personaggio -; ci si trovano genitori con sulle spalle i propri figli a caccia di un autografo, i quali quando scendono dalle spalle corrono a giocare al nuovo videogame. Difficilmente si comprano un fumetto, più facile una spada, una katana, scimitarre no, non le abbiamo viste. A proposito di armi varie, abbiamo raccolto dei mugugni da qualcuno che ha avuto difficoltà a passare i controlli di polizia all’ingresso. Purtroppo, è il duro prezzo da pagare alla domanda di sicurezza. Per evitare problemi, anche il generale Grant è stato costretto a dotarsi di colt con il tappo rosso. Speriamo in tempi migliori, anche se, oggettivamente, tali tempi migliori non sembrano proprio dietro l’angolo.

Del resto, se l’edizione primaverile si era caratterizzata per la presenza di qualche centinaio di ragazze e ragazzi di ogni età disposti ad offrire abbracci gratis, questa volta di abbracci ne abbiamo contati pochini. Anzi, qualcuno – cinque o sei, non di più – molto burlone ha anche offerto bestemmie gratis, fortunatamente senza particolari risultati positivi. Suggestiva, seppur ridotta, la parte dedicata al cinema, questa sì capace di mettere d’accordo fumettari e fan degli youtuber. Del resto, puntare su Stephen King, su Star Wars ed anche sugli Acchiappafantasmi, vuol dire andare sul sicuro; come a dire, convocare Cristiano Ronaldo o Messi per la partita del giovedì sera con gli amici in sovrappeso. Molto belle ed interessanti le mostre, ad iniziare da quella sui Beatles, anche se il padiglione 8 non è oggettivamente invitante: è vero che è lo spazio dedicato alle proiezioni, ma pur vero che un minimo di luce non guasterebbe. Entrare lì dentro e ritrovarsi davanti Joker senza neanche Batman a difenderti non è mai piacevole.

Dispiace anche vedere – almeno la domenica, non sappiamo gli altri giorni – che lo spazio espositivo della Camera di Commercio era miseramente vuoto. Dispiace perché si continua a sottovalutare le enormi potenzialità occupazionali che l’intrattenimento largamente inteso offre. Le scuole di fumetti ci sono, c’è pure la Regione Lazio con il suo bello spazio espositivo, ma si ha l’impressione che si continui a guardare a questo mondo soltanto sotto l’aspetto ludico e non come un’ipotesi di lavoro. Ed è un peccato, perché con la cultura – e certi fumetti sono cultura a pieno diritto – si vive bene. Se è vero che tutte le strade portano a Roma, appuntamento in primavera con la prossima edizione di Romics.

Greystoke

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