Una Notte da Rider – Il noir di Arlen, edito da Bao Publishing

Una Notte da Rider è un graphic novel action e noir che racconta il lavoro precario, i sogni rimandati e l’umanità che resiste nella gig economy. Scopri con noi perché l’esordio di Arlen colpisce così forte

Chiara

Con Una Notte da Rider, Bao Publishing ha portato in libreria un esordio italiano che riesce a essere allo stesso tempo action, noir e ritratto generazionale. Ve lo avevamo anticipato in questo articolo, ma adesso è il momento di analizzarlo meglio e capire perché funziona così bene.

Arlen, l’autrice, prende la propria esperienza personale passata come rider della ristorazione (ovvero consegne a domicilio) e la trasforma in una corsa notturna caotica e imprevedibile, dove ogni errore può diventare una questione di vita o di morte.

Il protagonista è Malakia, un giovane rider ventenne. La sua quotidianità è fatta di fretta, clienti maleducati, richieste assurde e qualche raro gesto di gentilezza che diventa subito prezioso.

Una sera, a causa di un piccolo incidente di percorso, cambia tutto: durante le consegne, due ordini con gamberi si mescolano e Malika cerca di sistemare il pasticcio in fretta riattaccando alla veloce le ricevute degli ordini. In un mondo normale sarebbe stato un problema facilmente risolvibile, ma non in questo caso.

Infatti il ristorante per cui lavora, The Pond, ha un patto segreto con la criminalità organizzata, e quegli stessi gamberi perla sono la base di una nuova droga sperimentale che aumenta temporaneamente la forza fisica. È così che un semplice errore diventa l’innesco di una storia che fonde noir urbano ed esilarante action, accelerando pagina dopo pagina e mostrando, in chiave grottesca, quanto la gig economy possa essere spietata con chi lavora in strada.

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L’autrice: Arlen

Arlen è lo pseudonimo di Arianna Lentini, nata nel 1998 a Firenze. Dopo aver concluso nel 2022 il corso di fumetto all’Accademia The Sign, nel 2024 realizza Briganti e Brigantesse, un articolo a fumetti pubblicato nell’ottavo volume de La Revue. Una notte da rider rappresenta il suo esordio nel fumetto longform come autrice e disegnatrice.

L’idea nasce poco dopo aver lasciato il lavoro come rider per un ristorante: un’esperienza che Arlen decide di rielaborare narrativamente, inserendo nella storia molte situazioni ispirate a fatti realmente accaduti. Nonostante la forte componente autobiografica, il fumetto non diventa mai un diario personale, ma una rielaborazione simbolica e narrativa di un’esperienza condivisa da moltissimi lavoratori e lavoratrici.

Un mondo antropomorfo

Qui a mio parere entra in gioco una delle scelte più interessanti (e riuscite) di Una notte da rider, cioè quella di ambientare la storia in un mondo di animali antropomorfo. I personaggi che Malakia incontra sono animali di vario tipo, mentre lui è l’unico umano. Questa decisione non è solo estetica: inizialmente Arlen aveva immaginato i personaggi come mostri, in uno stile che ricordava Monster Allergy, ma ha poi scelto di trasformarli in animali per caricarli di un significato simbolico più immediato.

Ogni animale diventa una caricatura, un modo per associare tratti caratteriali specifici a chi Malakia incontra durante le consegne. È una traduzione visiva dell’esperienza di chi lavora a contatto con il pubblico: clienti bizzarri, aggressivi, gentili, inquietanti, che vivono in case improbabili e sembrano appartenere a mondi completamente diversi.

Il protagonista, invece, si percepisce come “normale” e per questo viene rappresentato come un umano. Lo sguardo della storia è il suo: il mondo attorno è deformato, grottesco, mentre lui resta ancorato alla sua realtà.

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Quando correre non basta: lavoro e sogni spezzati

Ed è qui che Arlen cambia marcia e mostra cosa c’è davvero sotto la superficie action e noir di Una notte da rider. Questo graphic novel infatti non è solo azione e risate, ma affronta anche temi molto concreti.

Il primo è ovviamente il lavoro precario, raccontato senza filtri ma anche e soprattutto senza retorica. La violenza del sistema emerge in modo quasi naturale: orari impossibili, mancanza di tutele, pressioni costanti, fino all’assurdo di una vita che può essere messa in pericolo per una consegna.

Accanto a questo c’è il tema dei sogni che vengono accantonati, a volte a causa di forze maggiori. Malakia infatti vorrebbe diventare un game developer e questo desiderio emerge fin dalle prime pagine. È la rappresentazione del sogno di chi ha vent’anni e si ritrova a rimandare continuamente ciò che vorrebbe essere o diventare, schiacciato dall’urgenza di sopravvivere.

E infine, ma non meno importante, c’è il tema dell’umanità: quella che spesso manca, soprattutto in contesti come questo, ma che a volte riaffiora in modo inatteso, attraverso piccoli gesti di amici o sconosciuti, capaci di cambiare il corso di un’intera serata.

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Lo stile di Arlen

Il tratto di Arlen è estremamente diretto e spesso, mai addomesticato. Non cerca l’eleganza formale, ma privilegia l’energia della scena e la forza delle emozioni. Le tavole d’azione scorrono veloci e leggibili, mentre nei passaggi più raccolti bastano pochi segni per restituire la fatica addosso, la tensione costante e la fragilità dei personaggi.

È anche grazie a questa scelta grafica che la lettura non rallenta mai: il fumetto ti trascina nella notte di Malakia, tra corse contro il tempo, scambi di battute affilate e momenti di ironia ben dosati, capaci di alleggerire il racconto senza smussarne gli spigoli.

Tra animazione, cinema e fumetto indie

Arlen in un’intervista racconta di ispirarsi a immaginari molto diversi tra loro. Per ritmo e tipologia di storia si possono riconoscere echi di Kipo e l’era delle creature straordinarie e Zootropolis, soprattutto nella costruzione di un mondo popolato da creature antropomorfe che riflettono dinamiche sociali reali. C’è anche molto di Il grande Lebowski: come nel film dei fratelli Coen, attraverso personaggi assurdi e sopra le righe viene raccontato un pezzo di mondo, con ironia e disincanto.

Personalmente a me ha ricordato molto anche Beastars, serie manga shōnen scritta e disegnata da Paru Itagaki, in cui ogni creatura animale antropomorfa ha caratteristiche simboliche che ne enfatizzano personalità e ruoli. Allo stesso modo, mi ha richiamato alla mente Blacksad, la celebre serie noir di Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido, in cui la scelta della specie diventa parte integrante della caratterizzazione dei personaggi e del loro ruolo all’interno della narrazione

Sul piano grafico, le influenze dichiarate da Arlen includono Linnea Sterte, Jacopo Starace e John Paul Leon, artisti diversi tra loro ma accomunati da una forte attenzione all’atmosfera e alla narrazione visiva. I colori utilizzati da Arlen non cercano la delicatezza: palette scure e vibranti spingono sull’adrenalina della corsa notturna, mentre qualche lampo più chiaro illumina i momenti di pausa e umanità.

A chi è consigliata questa “corsa notturna”?

Una Notte da Rider è la graphic novel ideale per chi ama le storie un po’ underground, capaci di mescolare generi e toni diversi. È consigliato a chi cerca un fumetto che sappia essere serio e divertente allo stesso tempo, equilibrato, pieno di azione, colpi di scena, adrenalina e risate e soprattutto a chi ha messo da parte i propri sogni ancora prima di provare a realizzarli.

In definitiva, partendo dalla propria esperienza personale, Arlen è riuscita a costruire un fumetto d’esordio maturo e consapevole. Il risultato è una storia travolgente, che fa sorridere e fa male nei punti giusti, confermandosi come uno degli esordi italiani più interessanti degli ultimi tempi.

Una Notte da Rider

Una Notte da Rider

Autrice: Arlen
Formato: 17x24; Caronato; 184 pagine a colori
Dove trovarlo: Fumetteria, libreria, store online
Editore: Bao Publishing
Prezzo: € 21,00
Voto:
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Torino, classe 94. Convivo con due gatti e pile infinite di libri e fumetti. Nessuno di loro ha ancora preso il controllo. Per ora.
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