Peaky Blinders: The Immortal Man – La famiglia Shelby torna in guerra, ma il fuoco di un tempo non è più lo stesso

Finalmente è arrivato su Netflix "Peaky Blinders: The Immortal Man", il film che chiude la storia di Tommy Shelby: Cillian Murphy guida un addio intenso all’iconica saga

Sfiorata
copertina recensione peaky blinders the immortal man

Quando nel 2022 la serie televisiva Peaky Blinders si è conclusa dopo sei stagioni di intrighi, violenza e straordinaria eleganza visiva, milioni di spettatori in tutto il mondo hanno trattenuto il fiato in attesa di sapere se, e come, la storia di Tommy Shelby avrebbe trovato una degna conclusione sul grande schermo, e la risposta è arrivata finalmente con Peaky Blinders: The Immortal Man, il film diretto da Tom Harper e scritto da Steven Knight, disponibile su Netflix a partire dal 20 marzo 2026.

Il progetto era nell’aria da anni, annunciato e rimandato con la solita reticenza che contraddistingue le produzioni di alto profilo, e l’attesa ha alimentato aspettative forse eccessive per un’opera che, pur essendo costruita con indubbio mestiere, si trova a fare i conti con il peso di un’eredità narrativa imponente, difficile da condensare nella durata di un lungometraggio senza sacrificare la complessità che ha reso grande la serie originale.

Ambientato nel 1940, nel pieno del caos della Seconda Guerra Mondiale, il film prende le mosse dall’esilio volontario di Tommy Shelby, interpretato ancora una volta da un Cillian Murphy bravissimo, che viene bruscamente interrotto da una serie di eventi la cui portata potrebbe ridefinire non soltanto il destino della famiglia Shelby, ma anche quello del Paese intero in uno dei momenti più bui della storia europea del Novecento.

Peaky Blinders: The Immortal Man

La regia di Tom Harper tra atmosfera e controllo

Tom Harper, già noto per il suo lavoro su War & Peace e sulla stessa serie Peaky Blinders in alcune stagioni precedenti, dimostra in questo film una padronanza stilistica notevole, costruendo sequenze visivamente potenti che riprendono e amplificano l’estetica dark e fumosa che ha sempre contraddistinto il franchise, muovendosi con sicurezza tra gli interni claustrofobici di Birmingham e i paesaggi bellici devastati dall’avanzata nazista nel continente europeo.

Tuttavia, proprio nella gestione del ritmo narrativo si avverte con maggiore evidenza il limite principale del film, poiché il passaggio dal formato seriale a quello cinematografico comporta necessariamente una compressione drammatica che, in alcuni passaggi cruciali, sacrifica la sedimentazione emotiva che rendeva ogni rivelazione della serie un evento atteso con partecipazione autentica da parte dello spettatore.

Peaky Blinders: The Immortal Man

Peaky Blinders: The Immortal Man – Cillian Murphy: un’interpretazione da manuale

Se c’è un elemento del film che non delude in alcun modo, e che anzi supera persino le aspettative già altissime costruite in anni di performance memorabili, è la prova attoriale di Cillian Murphy, che abita Tommy Shelby con una naturalezza e una profondità che trasformano ogni singola scena in un piccolo trattato sulla solitudine del potere e sul costo umano delle scelte che un uomo deve compiere quando la sua storia diventa più grande di lui.

L’attore irlandese, reduce dal trionfo di Oppenheimer, porta sul volto di Tommy i segni di un’esistenza consumata dagli eccessi e dai rimorsi, gli occhi sempre sul punto di rivelare un dolore che la mascella stretta e la postura rigida si sforzano di contenere, in un equilibrio precario tra controllo e collasso che costituisce il cuore drammatico più autentico dell’intera pellicola.

La relazione con la malattia che lo consuma, già introdotta nelle ultime stagioni della serie, viene sviluppata qui con una crudezza visiva che non concede facili consolazioni, e che trasforma The Immortal Man in una riflessione sulla mortalità e sul lascito, temi che Murphy affronta con la stessa intensità silenziosa che ne ha fatto uno degli attori più apprezzati della sua generazione nel panorama cinematografico e televisivo internazionale.

Peaky Blinders: The Immortal Man

Il cast: nuove presenze e vecchi volti

Attorno alla figura centrale di Tommy Shelby, Tom Harper ha costruito un cast di assoluto livello, in cui spiccano Rebecca Ferguson nel ruolo di una donna misteriosa e potente che entra nella vita del protagonista con un’agenda che si rivela più complessa di quanto sembri in superficie, e Tim Roth in quello di un antagonista dalla fredda determinazione intellettuale, capace di bilanciare la fisicità minacciosa di Tommy con una violenza tutta mentale e calcolata.

Sophie Rundle torna nei panni di Ada Shelby con la consueta intensità e una presenza scenica che non lascia mai spazio alla mera funzione di supporto, mentre Barry Keoghan, in un ruolo relativamente breve ma di grande impatto, porta quella sua energia destabilizzante e imprevedibile che ha già conquistato critica e pubblico in produzioni come The Banshees of Inisherin e Saltburn, dimostrando ancora una volta di essere uno dei talenti più originali della sua generazione.

Stephen Graham, infine, completa un cast dal calibro straordinario con una performance che bilancia humor e tragedia in proporzioni perfettamente calibrate, ricordando allo spettatore che Peaky Blinders, anche nella sua versione cinematografica, sa trovare nelle figure di contorno una ricchezza umana che molte produzioni di pari ambizione non riescono nemmeno ad avvicinarsi.

Peaky Blinders: The Immortal Man

La sceneggiatura di Steven Knight: ambizioni e compromessi

Steven Knight, creatore della serie e autore di tutti i suoi momenti migliori e peggiori, firma qui una sceneggiatura che rivela tanto la sua abilità nel costruire dialoghi carichi di tensione sotterranea quanto la difficoltà oggettiva di dover sintetizzare in circa due ore di racconto cinematografico una mitologia narrativa che nella serie si è sviluppata su quasi sessanta episodi, ciascuno dei quali contribuiva a definire con maggiore precisione il mondo e i personaggi che lo abitano.

La struttura drammaturgica del film segue le coordinate classiche del thriller politico mescolato al dramma familiare, con Tommy costretto a uscire dall’ombra per proteggere ciò che ama da una minaccia che nasce dalle ceneri del suo passato, ma la risoluzione di questa tensione, pur essendo emotivamente efficace, arriva con una certa rapidità che lascia meno spazio di quanto ci si aspetterebbe all’approfondimento dei personaggi secondari e delle sottotrame che nella serie erano fonte inesauribile di sorprese e deviazioni narrative.

Il film funziona meglio quando si concentra sul nucleo essenziale della storia, ovvero sul rapporto irrisolto di Tommy con i suoi fantasmi, con la sua famiglia, con il Paese che ha contribuito a trasformare e che ora lo guarda con occhi diversi in un periodo in cui la guerra rimescola tutte le carte e ridefinisce le alleanze che sembravano incrollabili; è in questi momenti di intimità drammatica che la scrittura di Knight torna a essere quella voce letteraria inconfondibile che aveva reso la serie un caso di studio nel panorama della narrativa televisiva contemporanea.

Peaky Blinders: The Immortal Man

Il contesto storico: la Seconda Guerra Mondiale come specchio

La scelta di ambientare la storia nel 1940, nel pieno del Blitz e nell’incertezza assoluta di un conflitto che avrebbe potuto svilupparsi in direzioni imprevedibili, è drammaturgicamente coerente con il percorso di Tommy Shelby e conferisce al film una dimensione storica che va oltre il semplice sfondo scenografico, trasformando la guerra in un’amplificazione visiva e tematica degli stati interiori del protagonista, uomo abituato a costruire ordine nel caos e che ora si trova di fronte a un caos che nessun piano strategico può controllare completamente.

La Seconda Guerra Mondiale era già stata evocata nelle stagioni finali della serie come l’orizzonte inevitabile verso cui tutto sembrava convergere, e il film onora questa premessa senza cadere nella tentazione della spettacolarizzazione facile, preferendo usare il conflitto come contesto morale più che come fonte di sequenze d’azione ad alto budget, una scelta che riflette la tradizione della serie di privilegiare sempre la psicologia dei personaggi rispetto alle soluzioni più immediatamente spettacolari.

Ci sono tuttavia momenti in cui la produzione mostra il fianco a un certo schematismo visivo nella rappresentazione del periodo storico, con alcuni elementi di scenografia e costumi che sembrano più pensati per evocare un’idea stilizzata della Seconda Guerra Mondiale che per immergersi con piena coerenza nell’atmosfera oppressiva e autentica di quegli anni drammatici, un limite che non compromette il film ma che i più attenti agli standard della produzione storica cinematografica non mancheranno di notare.

Peaky Blinders: The Immortal Man

Peaky Blinders: The Immortal Man — Giudizio finale

Peaky Blinders: The Immortal Man è un film riuscito, onesto nel riconoscere i propri limiti pur senza nasconderli del tutto sotto la confezione lussuosa di una produzione Netflix di primo piano, e la sua qualità complessiva, nelle interpretazioni, nella regia, nella fotografia e in molte delle sue sequenze più intense, è sufficiente a soddisfare lo spettatore che arriva alla visione con aspettative calibrate rispetto alla natura di un progetto che vuole essere una conclusione, non un capitolo nuovo.

Ciò che manca, e che probabilmente non poteva che mancare in un formato così compresso, è quella capacità di lasciare sedimentare le emozioni, di costruire la suspense con la pazienza di chi sa che il pubblico tornerà la settimana successiva, che era la risorsa narrativa più preziosa della serie televisiva e che il cinema, per sua natura, non può replicare senza snaturare la propria identità di racconto autonomo e compiuto in sé stesso.

Tommy Shelby meritava forse un addio più lungo e articolato, ma quello che The Immortal Man offre è comunque un commiato dignitoso, guidato da un’interpretazione di Cillian Murphy che da sola vale il prezzo del biglietto, o in questo caso della sottoscrizione mensile a Netflix, e che conferma come il personaggio del leader dei Peaky Blinders resterà uno dei ritratti più indimenticabili della narrativa seriale del nuovo millennio, indipendentemente da come la sua storia abbia scelto di chiudersi sul grande schermo.

 

 

Interpreti e personaggi:

Cillian Murphy: Tommy Shelby

Rebecca Ferguson: Kaulo e Zelda

Tim Roth: John Beckett

Sophie Rundle: Ada Shelby

Barry Keoghan: Erasmus “Duke” Shelby

Stephen Graham: Hayden Stagg

Packy Lee: Johnny Dogs

Jay Lycurgo: Elia

Ned Dennehy: Charlie Strong

Ian Peck: Curly 

Peaky Blinders: The Immortal Man

Peaky Blinders: The Immortal Man

Paese: Regno Unito 
Anno: 2026 
Durata: 112 min 
Regia: Tom Harper 
Sceneggiatura: Steven Knight 
Casa di produzione: Garrison Drama, Nebulastar, BBC Film Indie For Bunnies 
Distribuzione italiana: Netflix 
Interpreti e personaggi:
Cillian Murphy: Tommy Shelby
Rebecca Ferguson: Kaulo e Zelda
Tim Roth: John Beckett
Sophie Rundle: Ada Shelby
Barry Keoghan: Erasmus "Duke" Shelby
Stephen Graham: Hayden Stagg
Packy Lee: Johnny Dogs
Jay Lycurgo: Elia
Ned Dennehy: Charlie Strong
Ian Peck: Curly 
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Scrittrice compulsiva, cinefila cronica. Quando non scrivo, parlo di film come se fossero reali
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