Nomadland – Uno sguardo toccante sulla libertà degli esclusi

Uno dei film più attesi dell’anno è arrivato nei cinema e su Disney+: scopriamo insieme com’è Nomadland, vincitore di ben tre premi Oscar nelle categorie Miglior Film, Miglior Regia e Miglior attrice protagonista

recensione nomadland
Nomadland, negli ultimi giorni, è sulla bocca di tutti per aver vinto gli Oscar 2021 come Miglior Film, Miglior Regia e Miglior attrice protagonista all’egregia Frances Louise McDormand. Chloé Zhao, la giovane regista cinese, ha inoltre vinto il Leone d’oro al miglior film alla Mostra internazionale d’arte cinematografica, il Golden Globe, il British Academy Film Awards e il Director’s Guild of America Award, diventando la seconda donna, nonché la prima di origine asiatica, a vincere la categoria ad ogni corpo di premiazione. Premi, per quanto mi riguarda, del tutto meritati.

La pellicola è un adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder, Nomadland – Un racconto d’inchiesta. Un romanzo di forte critica sociale, in cui viene palesata la fittizia perfezione del Sogno Americano. Sono messe in risalto le contraddizioni di una società, quella americana, in cui la previdenza sociale è inesistente, la burocrazia complessa e l’abbondare di debiti spinge molti alla disperazione. Un sistema che non è in grado di preservare i più deboli, se privi di un sostentamento economico.

 

Della durata di 107 minuti, segue il percorso emotivo e spirituale, nonché fisico, della sessantenne Fern. Una nomade moderna, costretta ad abbandonare la città industriale di Empire, in Nevada, dopo la dolorosa perdita del marito e del lavoro, a bordo di un vecchio furgoncino dall’aspetto consunto, attraverso gli Stati Uniti Occidentali.

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Questo viaggio, cadenzato dalla ciclicità di lavori stagionali e poco redditizi, si volge nell’arco di dodici mesi, attraverso i quali la donna s’imbatte in numerosi personaggi, anch’essi costretti, o liberamente decisi, a vivere una vita errante per gli immensi spazi americani.
Fern è una donna forte, caparbia ed è come se, all’interno di tutto il film, al contempo aneli e respinga la felicità. Dopo l’immenso dolore dovuto alla perdita del marito rifugge qualsivoglia tipo di relazione sentimentale, nonostante non manchino le possibilità di crearne. Mantiene e instaura rapporti umani di forte intensità, tuttavia, retti dalla prospettiva simile d’una vita errabonda, costituita da difficoltà spesso simili. Incontriamo, assieme a lei, persone, e non personaggi, con cui riusciamo a empatizzare perché autentici. Swankie, Bob Wells e Linda May, sono difatti nomadi reali. La particolarità del film è soprattutto quella d’esser costituto da un connubio di finzione e documentario, gestito in maniera sapiente, che dona la capacità di far immedesimare in una vita tanto diversa eppure tanto simile: la fragilità, i problemi del quotidiano, la perdita, il dolore, sono travagli in grado d’accomunare.

È il racconto di una comunità d’esclusi, appunto, che trova, nel nomadismo, la libertà, la salvezza nonché il senso stesso e la direzione della propria esistenza. La risposta alla fantomatica domanda su cosa siamo e quale sia il nostro vero posto. Il coraggio di realizzare che il proprio è quello di non averne uno e la caparbietà di perseguire la propria strada, anche se faticosa e colma di rischi, ai margini di una società che non sempre è in grado di rispettarti o accoglierti.

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Gli ampi paesaggi di cui possiamo godere danno l’idea della solitudine, di quanto la protagonista si senta smarrita, eppure, al contempo, della beatitudine ch’è in grado di provare nel profondo, grazie ai colori tenui dell’alba, quelli malinconici del crepuscolo e quelli intensi, mai spaventosi, della notte. Gli scenari diventano anche luoghi dell’anima, decisa a vivere a stretto contatto con la natura, perché essa diventa cura, nonostante sia costituita perlopiù da luoghi deserti, aridi, privi di foreste rigogliose o fiumi serpeggianti. Non è la natura che si adegua a Fern ma il contrario, come fosse spettatrice silente. L’ostico freddo, il caldo estremo rendono complesso vivere senza ammalarsi eppure la nomade preferisce vivere così, piuttosto che costretta nelle regole di un sistema per cui non si è che un numero, un conto bancario.

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Viene mostrato, in maniera affatto invadente, l’incontro fra natura e essere umano che imparano a convivere, rispettando i propri spazi.
Un perpetuo adattarsi alla legge naturale, piuttosto che societaria. Nomadland non è solo una critica sociale ma uno sguardo, profondo e struggente, sulla natura umana e sulla sua fragilità. Mostra la bellezza che c’è nella miseria, la possibilità che degrado e bellezza riescano a coesistere seppur risulti paradossale.

È ora visibile su Disney+ ma vi consiglio vivamente di godervela al cinema, ora che finalmente c’è la possibilità di tornarci.

 

 

Nomadland

Nomadland

Regia: Chloé Zhao
Anno: 2020
Paese: USA
Durata: 107 minuti
Sceneggiatura: Chloé Zhao
Interpreti e personaggi: Frances McDormand: Fern David Strathairn: Dave Linda May: Linda Swankie: Swankie
Dove vederlo: Disney+
Voto:

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17Katharsis

Cavaliere Jedi dalla nascita, sogna di vivere nel Tardis e viaggiare nelle galassie lontane lontane. 
Mentre prova a rendere il desiderio realtà, si tiene aggiornata su storie, avventure e giochi terrestri. Perdutamente affascinata da tutto ciò che ancora non conosce, soprattutto se nerd.

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