Nemici del Popolo – Storie reali di persone dimenticate

Nemici del Popolo è una nuova graphic novel edita da Tunué, che ci fa immergere nelle atmosfere della lotta operaia attraverso gli occhi di Annibale, ultimo baluardo a difesa di uno stabilimento in chiusura, e di suo figlio Fabio, che non capisce le battaglie del padre e ancora non ne ha trovate di sue. Il racconto della storia di un Paese attraverso quella di due generazioni a confronto.

copertina recensione nemici del popolo

Se nella storia compare una pistola, questa prima o poi sparerà.

Il senso è che in una storia tutto debba avere una funzione, quasi in una forma di rispetto verso il lettore/fruitore, una sorta di onestà nei confronti delle sue aspettative. È il “principio della pistola” di Čechov, uno dei principi fondamentali della scrittura, ed è anche il modo in cui inizia Nemici del Popolo, graphic novel di Emiliano Pagani e Vincenzo Bizzarri.

I due fanno loro questo principio sin da subito, mettendo solo ciò che serve, piantando già nella prima tavola i semi di quella storia che si dipanerà tortuosa verso un finale previsto, prevedibile, atteso, e che pure vorremmo evitare. Ma come si evita l’esplosione di una polveriera a cui è stato avvicinato del fuoco?

Un fumetto di denuncia sociale, certo, ma se fosse solo questo non ci sarebbe granché di nuovo: di fumetti così ce ne sono – per fortuna – in tutte le sfumature e per tutte le battaglie. Zerocalcare ha perfino portato il fumetto sociale a essere mainstream in Italia, affrontando tematiche spinose, spesso ignorate e politicamente rilevanti. Ma qui si fa un passetto in più: la tematica è meno calda, e questo permette di raccontarla senza smorzarne nulla, neppure con quell’amara – e necessaria – ironia a cui Zero ci ha abituati. Qui c’è la crudezza tipica della vita reale, delle storie reali, di persone che potremmo incontrare al supermercato il mercoledì mattina o in metro alle 6 per andare a fare un lavoro odioso. E forse lo facciamo, senza neppure accorgercene.

Nemici del popolo - Tunué

È un racconto principalmente di lotta operaia, un elemento che abbiamo nel nostro DNA nazionale ma che suona di preistorico. Annibale, condottiero senza esercito, sembra in effetti un dinosauro che cerca di tenere viva la memoria di una specie ormai estinta. Operaio fiero e lavoratore onesto, non trova più in sé neppure la rabbia di combattere la sua battaglia: il nemico ha vinto nel momento in cui li ha separati, convincendoli che poco fosse meglio di nulla. E la rabbia ha lasciato spazio alla paura, la paura alla frustrazione. Non resta più niente.

Attraverso le tavole fantasy dell’operaio-che-fa-i-fumetti, che si intervallano alla realtà per la prima parte del volume, vediamo invece quello che c’è dietro: i “potenti”, raccolti in una torre che è un po’ Barad-dûr e un po’ ciminiera di un’azienda in corso di delocalizzazione, si preparano per mettere la popolazione in allarme, gli uni contro gli altri. Un anello per domarli tutti, solo che stavolta l’Unico è il sospetto che serpeggia tra gli individui. Lo insegnavano anche gli antichi romani, divide et impera. Ti basta convincere chi ha il fuoco e chi ha il cibo di essere nemici tra loro, e non si renderanno mai conto di aver bisogno gli uni degli altri. E separati saranno deboli e attaccabili.

Dall’altro lato, mentre lo stabilimento delocalizza chissà dove e chiude, un centro di accoglienza si apre per dare il benvenuto a disgraziati in fuga da guerra e miseria. I nuovi nemici, quelli che rubano il lavoro, che ci mancavano solo loro: mai quelli che fanno sopravvivere un Paese vecchio e moribodo, rinnovandone la linfa vitale e culturale.

Nemici del popolo - Tunué

Da un lato gli operai di sinistra, dall’altro i fasci della destra estrema, cantano la stessa cantilena: questa gente è qui a rubarci qualcosa. Sono qui, questi immigrati di merda, a portarci via i brandelli di carne rimasti sull’osso che il padrone ci ha gentilmente concesso.

La forza di Nemici del Popolo è la sua natura di graphic novel nata dalla working class oltre che per la working class. Si sa come in Italia il fumetto sia da sempre considerato un passatempo “per poveri” – e su questo, dato i prezzi attuali della carta, avrei da ridire – quando non “da bambini”, guardato con un certo disgusto dai quei meravigliosi radical chic che, dalle loro torri d’avorio tappezzate di classici greci e latini, decretano cosa sia cultura e cosa no.
(Mi viene in mente la descrizione che ne fece qualche anno fa Andrea Papi nel suo Censimento dei radical chic incolpandoli, neanche troppo velatamente, di un elitarismo che aveva definitivamente mandato il Paese verso la deriva culturale.)
Be’, con Nemici del popolo, la working class non resta fuori a guardare la storia: è un suo figlio a raccontarla in prima persona, addirittura citando Čechov! Per spiegarlo con le parole di Alberto Prunetti nella prefazione al volume:

«Emiliano Pagani non solo ha fatto l’Iti, ma ha fatto anche l’operaio per dodici anni nello stabilimento livornese della multinazionale americana Trw (quella che esplode alla fine del film Fight Club). Poi si è messo a scrivere e a disegnare, partendo dal Vernacoliere, fino a quando il personaggio cult di Don Zauker gli ha aperto le porte dell’editoria e temo anche dell’inferno, se non vi sbrigate a dare qualche rene in opere di simonia per salvare la sua anima e quella del buon Caluri.»

Nemici del popolo", una storia di persone reali - Fumettologica

E dice anche, altro punto su cui mi trova molto d’accordo, che l’Italia ha più bisogno di lavori di questo tipo per dare finalmente una voce a chi certe battaglie le combatte da dentro, e non le osserva solo da un comodo divano preso in sconto all’Ikea ma sufficiente a dare l’illusione di essere migliori. Che alla fine è tutto lì: non combattiamo la lotta degli operai perché non la sentiamo nostra; siamo meglio, siamo superiori, l’ascensore sociale ci ha portati su – attenzione che urtiamo sotto al tetto – e loro sono solo operai.

Era dai tempi di Ducks che non leggevo qualcosa di questo tipo, che riuscisse a farmi calare tanto in un mondo che conosco poco, e che ammetto di non comprendere a sufficienza. Un paragone non da poco, se si considera quanto io abbia amato Ducks (trovate la recensione qui). Io, quelli che attribuiscono il premio Eisner e l’ex presidente Obama, per la serie se non vi fidate di me, fidatevi di loro.

E quindi, a farla breve, cosa ne ho pensato? Che fosse doloroso, spigoloso e necessario, soprattutto per ricordarci quello che abbiamo dimenticato: siamo tutti figli del quarto stato (recuperate il quadro di Pellizza da Volpedo e confrontatelo con le tavole da pagina 107 a 111, ne resterete affascinati) e siamo tutti sulla stessa enorme e malandata barca, in cui ci si confonde troppo spesso sui veri nemici del popolo.

Nemici del Popolo

Nemici del Popolo

Autori: Emiliano Pagani, Vincenzo Bizzarri
Formato: 17x24; cartonato; 144 pagine a colori
Dove trovarlo: Libreria, fumetteria, store online
Editore: Tunué
Prezzo: € 17,50
Voto:

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Claire Bender

Vive con un dodo immaginario e un Jack Russell reale, che di recente si è scoperto essere Sith. Grifondoro suo malgrado, non è mai guarita dagli anni '80. Accumula libri che non riesce a leggere, compra ancora i dvd e non guarda horror perché c'ha paura. MacGyver e Nonna Papera sono i suoi maestri di vita.

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