Lettere d’amore da 0 a 10 – La paura di essere padre, la voglia di essere figlio


Edizioni Sonda porta in Italia Lettere d’amore da 0 a 10, la graphic novel scritta, disegnata e colorata da Thomas Baas, ispirata all’omonimo romanzo di Susie Morgenstern. Un racconto delicato, che attraverso gli occhi di un figlio abbandonato ci fa vivere la paura di essere padre

recensione lettere d'amore da 0 a 10

Ernest è un bambino educato, sveglio e decisamente molto responsabile per avere solo 10 anni.
Un’età bellissima, giusto qualche annetto prima dell’inferno che è l’adolescenza e qualche annetto dopo aver iniziato la scuola. Insomma, sei ancora – ovviamente – un bambino, ma abbastanza grandicello da iniziare a guardare il mondo che ti circonda con curiosità.

Vive con la nonna e non ha mai conosciuto i propri genitori. Gli mancano, almeno crede che sia così, ma forse non lo sa fino in fondo. La sua vita è piuttosto abitudinaria e noiosa, fin troppo per un bambino di dieci anni. La nonna ha qualche acciacco ed è piuttosto disillusa e apatica. Ha i suoi punti fermi dentro casa e da lì non ha la minima intenzione di muoversi, letteralmente: non esce praticamente mai e il piccolo Ernest, per non lasciarla sola, non va praticamente mai da nessuna parte, se escludiamo la scuola.

Rispetto ai suoi compagni di classe, Ernest non guarda i cartoni animati o film in televisione. Non perché non gli piacciano, ma perché la nonna non ha mai ritenuto opportuno comprare un televisore. Non passa neanche ore e ore al telefono, perché… beh, avete capito. In quella casa non c’è neanche il telefono. Non perché non potrebbero permetterselo (questa non è una storia che parla di povertà, tutt’altro), ma semplicemente perché la nonna non lo voleva. Non per cattiveria, ma per convinzioni sue tutte particolari.


Dunque il quadro che ci si presenta, già dopo una manciata di pagine, è questo: un bambino bello, bravo e intelligente, che non ha amici, interessi particolari o svaghi. Non proprio la vita ideale a dieci anni.

A un certo punto, però, arriva un ciclone, che mette sottosopra il mondo del nostro piccolo protagonista.
Un ciclone che risponde al nome di Victoire, una piccoletta tutto pepe che mostra subito attenzioni particolari per Ernest. Lui, in un primo momento diffidente e sospettoso, pian piano inizia ad ammorbidirsi al punto che finalmente lo vediamo ridere, di cuore. Una cosa che a dieci anni dovrebbe essere normale, ma che fino a quel momento decisamente non lo era.

Victoire viene da una famiglia che definire numerosa sarebbe l’eufemismo del secolo: unica femmina di quattordici fratelli (sì, avete capito bene) che si aiutano quotidianamente a vicenda sia nelle faccende di casa che nella vita di tutti i giorni, capitanati (è proprio il caso di dirlo), da due genitori tanto allegri quanto laboriosi nel trovare il modo adatto a far convivere tutta la truppa sotto lo stesso tetto. Due persone di cuore, che hanno trasmesso ai figli la delicata arte di aiutare il prossimo e in una situazione del genere, non è certo cosa da poco.

Ernest impara così la prima, importantissima lezione, da questa numerosa famiglia: dove a tavola c’è posto per sedici persone, ci sarà sempre spazio per un’altra persona in più. A furia di frequentare Victoire (che nel frattempo ha deciso che da grande sposerà Ernest e su questo non transige) e la sua famiglia, il nostro piccolo protagonista inizia a sciogliersi sempre di più, conquistando sempre più fiducia in sé stesso.

Al punto da guardare negli occhi sua nonna e chiederle la domanda delle domande: che fine hanno fatto i suoi genitori?

Lei mette in piedi una scusa, ma che non sta in piedi nemmeno agli occhi di un bambino.
E così inizia una ricerca, che lo porterà a scoprire tante cose, non sempre piacevoli.

lettere d'amore da 0 a 10
Ma Ernest aveva una voglia matta di essere figlio, forse pari alla paura di suo padre di prendersi le sue responsabilità, specialmente dopo la morte di sua moglie, un dolore talmente grande da portarlo lontano, abbandonando suo figlio, scappando da tutto. Dal dolore, dai suoi doveri.

Lettere d’amore da 0 a 10 è una storia che parla di speranza, tanto quanto di paura. La paura irrazionale, che ti fa mollare tutto. Una paura che potrebbe metterti contro il tuo stesso figlio, ma che – sorprendentemente – capisce e vuole perdonare. Tra le pagine di questo libro non c’è mai odio o rivalsa: solo la voglia di stare insieme. Il racconto non risulta mai melenso o eccessivamente sentimentale, anche perché viviamo il tutto con gli occhi di un bambino, dunque ogni cosa sarà una scoperta continua.

Ernest è stato abbandonato da suo padre, ma nonostante questo, lui ha voglia di trovarlo, di parlargli.

L’adattamento della storia, realizzato da Thomas Baas è molto buono, anche se in alcuni momenti scivola via troppo in fretta. Forse ci sarebbe stato spazio per qualche pagina in più, per raccontare in maniera più profonda alcune cose… ma in fondo, agli occhi di un bambino, sarebbe stato inutile. Lo stile grafico, è invece ineccepibile: la colorazione a pastello, che ci trasporta subito in un’atmosfera vintage, si sposa bene a un disegno simpatico e incisivo, che si adatta alla perfezione alla storia che stiamo leggendo.

Davvero ottima l’edizione di Sonda, che confeziona il libro con una cura e una passione palpabili.
Se ora vi state chiedendo cosa sono le lettere di cui si parla nel titolo… beh, questo ve lo racconterà direttamente Ernest.
Andate a trovarlo, appena potete.

 

Abbiamo parlato di:

Lettere d’amore da 0 a 10

Lettere d
Autore: Susie Morgenstern, ideatrice del romanzo
Adattamento, illustrazioni e colori: Thomas Baas
Formato: 18,5 x 25; Cartonato
Pagine: 80, a colori
Traduzione: Erika Romagnoli
Prezzo: € 16,90
Editore: Edizioni Sonda

Lettere d'amore da 0 a 10

Edizioni Sonda
7

Voto

7.0/10

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Mr. Kent

Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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