Generazione Fumetto – Una dichiarazione d’amore alla nona arte

Arriva nelle sale italiane "Generazione Fumetto", il documentario di Omar Rashid che esplora l’universo del fumetto attraverso le voci e le esperienze di chi lo crea ogni giorno. "Generazione Fumetto" racconta una generazione di artisti che ha contribuito a trasformare la percezione della nona arte, portandola a conquistare un pubblico sempre più ampio. Noi di MegaNerd.it abbiamo avuto l’occasione di vederlo in anteprima e queste sono le nostre impressioni

Mr. Rabbit
copertina recensione generazione fumetto

«Chi ha bisogno delle ragazze quando hai i fumetti?» [Grant Morrison]

Ci sono progetti che nascono dopo lunghe gestazioni produttive e altri che prendono forma quasi per gioco, da una battuta lanciata nel momento giusto.
Generazione Fumetto“, documentario diretto Omar Rashid, appartiene alla seconda categoria. L’idea del film nasce infatti da uno scambio di battute avvenuto tra Rashid, e il fumettista Giacomo Bevilacqua.

Un progetto che nasce per scherzo

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La leggenda narra che durante una serata al cinema tra amici, Bevilacqua si sia rivolto a Rashid prendendolo affettuosamente in giro: «Visto che sei tanto bravo a fare documentari, potresti realizzarne uno su noi fumettisti». Bevilacqua non avrebbe mai potuto immaginare che quella scherzosa provocazione si sarebbe trasformata, in breve tempo, in un progetto realizzato in collaborazione con Lucca Comics & Games capace di raccontare un’intera generazione di autori e il cambiamento culturale che il fumetto ha vissuto negli ultimi anni.

L’arte documentaristica di Omar Rashid

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Nel panorama audiovisivo italiano, Omar Rashid si è distinto negli anni per la capacità di muoversi tra linguaggi differenti, alternando cinema, documentario, realtà virtuale e sperimentazione. Fondatore della casa di produzione Gold, un laboratorio creativo nato nel 2003 che unisce il mondo streetwear e la produzione audiovisiva, Rashid ha costruito una filmografia capace di intrecciare cultura pop e musica. Il suo mantra è “Fare le cose a modo mio“, ma sempre mantenendo il focus principale sulle volontà di raccontare storie.

Questa sensibilità emerge con forza anche in “Generazione Fumetto”. Rashid evita l’approccio celebrativo da documentario televisivo e costruisce un racconto intimo, domestico, dove gli artisti vengono osservati nei loro spazi creativi. Non ci sono set allestiti all’interno di studi di registrazione, la macchina da presa entra nelle loro case, negli studi disordinati, nelle scrivanie ingombre di disegni e fogli impilati, negli scaffali che alle loro spalle traboccano di libri e, ovviamente, fumetti. Ne emerge una narrazione per nulla precofezionata ma estremamente onesta, come la racconterebbe un vero appassionato della nona arte.

Sette artisti per infinite tematiche narrative

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Il format scelto da Rashid è tanto semplice quanto efficace. Sette grandi artisti, sette artigiani dell’immaginazione, vengono coinvolti nel progetto. Sono Giacomo Bevilacqua (da cui è nato tutto), Sara Pichelli, Mirka Andolfo, Maicol & Mirco, Sio, Rita Petruccioli e Zerocalcare.

Ognuno racconta i propri inizi: gli anni delle autoproduzioni, i primi rifiuti editoriali, le difficoltà economiche, la precarietà, il senso di isolamento che accompagna il lavoro creativo e, soprattutto, quella paura costante di investire tutto in qualcosa che probabilmente non funzionerà mai.
Quello che emerge è una dimensione estremamente fragile dentro la quale questi artisti hanno convissuto prima di realizzarsi.

La bellezza di “Generazione Fumetto” è quella di mettere in scena il contrasto tra la solitudine della creazione e la dimensione collettiva delle fiere. Il lavoro intimo e faticoso che trova sbocco nella pubblicazione e si celebra nell’incontro con i lettori. Scene riprese durante il Lucca Comics & Games che ritraggono file interminabili, dediche, strette di mano e abbracci: una festa dove la meraviglia è reciproca in quanto il pubblico ammira l’artista e l’artista rimane stupito e gratificato dall’affetto ricevuto.

“Generazione Fumetto” accompagna i racconti dei Magnifici Sette dentro le loro opere più rappresentative. L’intento non vuole essere promozionale ma dimostrare in maniera concreta le infinite possibilità espressive del fumetto.

Le opere citate mostrano, infatti, quanto l’arte sequenziale sia un linguaggio capace di raccontare in maniera efficace qualsiasi tematica: il disagio sociale e la coscienza politica di Zerocalcare; l’epica moderna dei supereroi e la potenza del fumetto internazionale mainstream di Sara Pichelli; la sensualità e l’erotismo espressa con uno stile grafico e narrativo unico di Mirka Andolfo; la decostruzione, l’ironia e il minimalismo filosofico di Maicol & Mirco; la capacità innata di saper raccontare la dimensiona umana dei personaggi di Rita Petruccioli; L’umorismo e il saper parlare ad un pubblico più giovane, declinato con uno stile del tutto personale di Sio; la commistione di ironia e atmosfere più intime e malinconiche di Giacomo Bevilacqua.

Non serve necessariamente “saper disegnare bene”. Quello che serve è saper raccontare delle storie.

La libertà creativa del fumetto

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Accanto ai sopracitati fumettisti intervengono altre autorevoli figure provenienti dal fumetto e altri ambiti culturali tra i quali Roberto Recchioni, Francesco Artibani, Lillo Petrolo, Gabriele Mainetti, Manetti Bros, Vera Gheno, Stefano Rapone, Emanuele Vietina e Michele Foschini (ci perdonerete se qualcuno lo abbiamo dimenticato). Le loro testimonianze contribuiscono ad ampliare il discorso oltre il fumetto stesso, mostrando quanto la cultura pop contemporanea sia stata influenzata dall’arte sequenziale.

Tutti questi contributi invitano a riflettere sulla natura stessa del medium. Il fumetto viene presentato come una crasi di differenti forme artistiche in cui convergono arte visiva, scrittura e composizione cinematografica. Soprattutto, il fattore differenziante rispetto alle altre forme d’arte visuale è la straordinaria libertà creativa che garantisce all’autore.

Il documentario evidenza che per realizzare un fumetto basta una matita e un foglio di carta. L’autore ha il pieno controllo dell’opera, senza la necessità di mediazioni produttive gigantesche come avviene, ad esempio, nel cinema. In tal senso, il contributo di Gabriele Mainetti, regista che ha rivalutato il cinema di genere italiano con opere quali “Lo Chiamavano Jeeg Robot“, “Freaks Out” e il più recente “La Città Proibita“, diventa uno dei momenti più illuminanti della pellicola.

Mainetti sottolinea che trasformare un’idea in un film richieda troupe, cast, investimenti importanti e la necessità di delegare aspetti essenziali dell’opera a decine di professionisti. Attori, direttori della fotografia, costumisti, tecnici degli effetti visivi, scenografi; tutti contribuiscono per la resa finale di un lungometraggio. Il fumettista, invece, può creare un intero universo praticamente da solo.

La riflessione finale di Mainetti arriva dritta al punto: «Chi sono i veri artisti? Io che faccio il regista di cinema oppure loro che fanno fumetti ?»

L’arte sequenziale come specchio della società

“Generazione Fumetto” ha anche il merito di ricordare come il fumetto sia sempre stato uno specchio della società e delle sue contraddizioni. Emblematico, in questo senso, il momento in cui vengono mostrate le “Storie Nere del Corriere dei Piccoli“, un volume curato da Laura Scarpa che analizza il lato meno noto e più controverso della celebre rivista per ragazzi “Corriere dei Piccoli“, storico settimanale che ha accompagnato l’infanzia di generazioni di lettori italiani. Attraverso quelle storie a fumetti emerge il modo in cui, nei primi decenni del Novecento, un fumetto per ragazzi rappresentava l’Africa, il colonialismo italiano e gli stereotipi razziali dell’epoca.

È un passaggio che abbiamo trovato estremamente interessante perché dimostra come il fumetto, nonostante venisse considerato arte di serie B, sia sempre stato un dispositivo di divulgazione culturale potentissimo.

Una dichiarazione d’amore alla nona arte

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“Generazione Fumetto” è una dichiarazione d’amore alla nona arte che ogni innamorato vorrebbe ricevere. Tutti gli appassionati di fumetto (e non solo) dovrebbero correre al cinema per vederlo. Il documentario di Omar Rashid non si limita a raccontare il dietro le quinte del fumetto italiano contemporaneo, ma mostra come una nuova generazione di autori abbia trasformato radicalmente la percezione pubblica della nona arte, facendola uscire dalla dimensione di arte “minore” per diventare un linguaggio vitale e riconosciuto della cultura contemporanea.

Da questo punto di vista, l’intervento di Vera Gheno, figura intellettuale tradizionalmente associata a contesti distanti dal fumetto, diventa particolarmente significativa di quanto l’arte sequenziale sia ormai entrata stabilmente nel dibattito culturale italiano.

Il fatto che un documentario che racconta il fumetto sia arrivato in forma di lungometraggio al cinema, sebbene per pochi giorni e in alcune sale selezionate, rappresenta una piccola rivincita per tutti quei disegnatori che, in un’altra epoca, lavoravano da soli in una stanza disordinata mentre il mondo continuava a considerarli soltanto come “quelli che fanno i giornaletti”.

Generazione Fumetto sarà distribuito in alcune sale selezionate l’11, 12 e 13 maggio distribuito da Valmyn e Trent Film. Qui di seguito l’elenco delle sale dove verrà proiettato il lungometraggio.

Generazione Fumetto

Generazione Fumetto

Paese: Italia
Anno: 2025
Durata: 105 minuti
Regia: Omar Rashid
Cast: Zerocalcare, Giacomo Bevilacqua (Keison), Michael Rocchetti (Maicol & Mirco), Simone Albrigi (Sio), Mirka Andolfo, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, Lillo Petrolo, Rita Petruccioli, Gabriele Mainetti, Manetti Bros.
Casa di Produzione: Valmyn
Distribuzione: Valmyn, Trent Film
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Stanco dal 1973. Ma cos'è un Nerd se non un'infanzia perseverante? Amante dei supereroi sin dall'Editoriale Corno, accumula da anni comics in lingua originale e ne è lettore avido. Quando non gioca la Roma
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