Dexter: New Blood – Era il momento di metterci una pezza

Dopo il controverso finale di Dexter, Michael C.Hall torna a vestire i panni del Macellaio di Bay Harbor, in una serie che vuole provare a dare una conclusione migliore alle vicende di uno dei personaggi più amati del piccolo schermo. In questa recensione, assolutamente senza spoiler, vi diciamo com’è andata

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Come ghiaccio che si crepa.
Sino a rompersi del tutto: inutile girarci attorno, DEXTER NEW BLOOD per me è stato un evento, sin dal suo annuncio, sin dalle prime foto, sin dal primo trailer.
Non penso neanche di essere il solo a considerarlo tale, ad aver vissuto queste settimane, episodio dopo episodio, con un misto di paura e speranza che il nostro Serial Killer preferito fosse tornato per riuscire finalmente a farci dimenticare il finale della serie originale, quello che per anni ci ha fatto storcere il naso.
Quello che ci eravamo ormai arresi, dopo quasi dieci anni, a dover considerare come la pietra tombale di una serie così bella.
Ed invece ecco, improvvisa ed inattesa, la notizia che Showtime era pronta per questo revival, con Michael C.Hall convinto a tornare nel ruolo che lo ha reso un Mito, grazie ad una sceneggiatura che ha giudicato valida quel tanto che basta per sapere che era il momento.
Il momento di metterci una pezza, soprattutto.

E qui arriva il punto dell’articolo in cui ammetto che l’obiettività va a farsi allegramente benedire.
Perché per me “Dexter” ha significato molto, in termini da serializzato e perché no, da essere umano, da “serie del cuore”.
Perché le prime cinque stagioni rimangono un gioiello di scrittura, d’interpretazione, di narrazione e carattere, che giustamente hanno portato al successo l’opera, ancora oggi celebrata e amata dal pubblico, a partire dalla sua iconica sigla.
Ritengo, infatti, il monologo finale della quinta stagione talmente bello da pensarlo, col senno di poi, quasi come la vera conclusione della serie, perché da quel momento in poi è iniziata la discesa in una palude che ci ha portato a quell’altro finale, talmente stonato che appunto, ho preferito far vivere nella mia mente l’illusione che quasi non esistesse.
Ma, per fortuna, “Dexter New Blood” non rinnega nulla, non fa nessuna retcon di sorta, perché quel che è stato, è stato, senza scordare il passato.

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Così, riecco Michael C.Hall, che per ovvi motivi, vive ora sotto il falso nome di Jim Lindsay (strizzata d’occhio voluta e ammirevole al creatore letterario del personaggio), e le sorprese arrivano praticamente sin da subito. Il cambio di atmosfera, dalle assolate spiagge di Miami agli innevati boschi di Iron Lake, pare aver fatto bene al Nostro.
Non sappiamo di preciso cosa sia successo in questi anni tra una serie e l’altra, ma ritroviamo Dex membro conosciuto e benvoluto della piccola comunità cittadina, commesso in un negozio di armi (con quell’ironia da sempre un poco marchio distintivo dell’opera tutta) e persino fidanzato, affettuosamente ricambiato, nientemeno che con il capo della polizia del posto, Angela Bishop (che ha il bel volto di Julia Jones).
E soprattutto, un nuovo Passeggero Oscuro, che adesso ha le sembianze di Debra, sua sorella, magnificamente portato in scena da una Jennifer Carpenter incattivita, feroce quasi, voce di una coscienza che vive nell’ombra, che ha deciso di mandare gli impulsi a dormire.
Oppure seppellirli dentro un lago ghiacciato, che bussano e bussano sulla superficie, cercando di uscire, ma lasci che la neve renda quel rumore soffuso, sin quasi a scomparire.
Quasi.
A furia di battere e battere, quel ghiaccio, per quanto bello spesso, finisce comunque per iniziare a cedere, con quelle crepe che si formano, che iniziano a correre dappertutto, rendendo quel confine sempre più debole.
Basterebbe un passo falso, un peso troppo grosso da sopportare, per romperlo e finire nell’acqua gelata, col pericolo di rimanere affogati.
Spero abbiate colto la metafora, di sicuro non così sottile, perché quel passo falso arriva, quel momento da cui non si torna più indietro ha il volto e le fattezze del giovane Jack Alcott, interprete di Harrison Morgan, il figlio del nostro Antieroe.

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Da qui in poi, svelare che accade nel dettaglio è peccare di spoiler pesantissimo, di quelli che prevedono come punizione di essere legati col cellophane su un tavolo freddo come l’acciaio, e una goccia di sangue presa come trofeo.
A quel punto, i restanti episodi prendono una china di costante tensione, di costante apprensione per un personaggio che, e ancora oggi risulta incredibile come lo era allora, finisci per tifare pur sapendo che quello che fa è orribile, che quelli che compie sono omicidi, per quanto alle volte facciano leva sull’Oscuro Passeggero che, rabbioso, ci portiamo dentro tutti noi, che alimentiamo con un rancore innocuo che poi svanisce la sera, quando lasciamo che Morfeo si porti via i malumori di giornate stressanti.
Ma Dexter ha dalla sua un Codice, qualcosa che altri, ben peggiori, non hanno, non possiedono, vittime solo del desiderio di morte e violenza. E ancora una volta, come già avvenuto nel glorioso passato della serie, la sua morale si scontra con quella di qualcuno che, come lui, nasconde l’essere un lupo in mezzo ad un gregge di pecore.
Solo che adesso, a complicare le cose, c’è questo figlio, questo ragazzo, quasi uomo ormai, che è cresciuto senza di lui, e con cui diventa difficile venire a patti, continuando questa pantomima che adesso chiama “Vita”, con quel ghiaccio ormai rotto, col sospetto, fondato o meno, che l’espressione “tale padre, tale figlio” non sia solo proverbiale illusione.
C’è spazio per tutto, dai colpi di scena sino alla critica verso la cultura del True Crime e dei podcast sugli omicidi, con quel loro scavare sordido in un passato criminale che spesso dovrebbe solo rimanere chiuso in un cassetto della memoria.
Arrivando così alla fine, con un domino che ha iniziato a cadere sin dal primo episodio, e che man mano, in vista dell’ultimo, inizi ad aver paura di dove potrebbe portare, di cosa gli sceneggiatori si possano essere azzardati ad inventare, per dare una parvenza di vera chiusura ad un discorso iniziato nel lontano Ottobre 2006, più di quindici anni fa.
Qui le cose si fanno difficili, perché non riesco a dire, non in maniera netta e senza errore, se ci sono riusciti. Sicuramente, hanno avuto coraggio, non glielo nego, e questo si nota anche da come si sia diviso il pubblico, con toni persino più forti che con quello originale (anche se forse è solo la percezione social ad essersi fatta più grande).

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Non so dire se è stata una scrittura indovinata tanto quanto incosciente, o forse solamente gravata dalla fretta degli eventi con cui si è arrivati a quelle note finali.
Forse due episodi in più avrebbero permesso a tutte le tessere di cadere allo stesso modo, senza arrivare a quegli ultimi 55 minuti che sembrava di partecipare ad una corsa contro il tempo, che ormai il lago ghiacciato è solo un ricordo e si tratta solo di lottare sino allo stremo oppure lasciarsi andare all’oblio degli abissi, trascinati sul fondo da quegli impulsi che avevi tentato inutilmente di nascondere.

Perché, nel finale, tutto accade con una fretta che mi ha fatto notare più di un difetto, finendo per distorcere anche la sospensione dell’incredulità, con un personaggio che riesce ad unire tutti quei puntini che, per anni, ben altri non erano riusciti a far collimare, o se ci si erano anche solamente avvicinati, avevano abbracciato un triste destino (oh, al diavolo la premura: qualcuno scopre che Dexter Morgan è il famigerato Macellaio di Bay Harbor, in un modo che appare alla resa dei conti abbastanza stridente).
C’è però da riconoscere, a posteriori e ripensandoci, lasciando passare l’onda del sentimento da prima visione e ragionando con attenzione, che mi sento stranamente appagato da quello che ho visto. Pezzi che in qualche modo erano stati persi per strada, qui hanno trovato modo di combaciare, di trovare una loro dimensione.
Magari hanno dovuto farlo troppo in fretta, come ho già scritto, ma lo hanno fatto, in un modo che appare comunque meno raffazzonato di quanto non fosse quella chiusura originale, nadir quasi inconciliabile con tutto il resto.

dexterQui invece “Dexter New Blood” sembra voler far bene, pregio che non posso non riconoscergli, magari non riuscendoci completamente, lasciando un vago sospetto che si sarebbe potuta raggiungere la perfezione, ma in fondo in questa vita le cose perfette sono poche, e “Dexter” era comunque destino non fosse una di queste, gemma con impurità.

Eppure, se mai questi dieci episodi verranno proposti in home-video, comprerò il cofanetto per metterlo con soddisfazione insieme agli altri otto della collezione, senza più quel bisogno di trovare una giustificazione alla caduta di tono della serie, considerandola, in ritardo di quasi dieci anni e con un sorriso più lieve da appassionato, una degna Stagione 9, al pari di un Epilogo alla fine di un romanzo, quelli del genere “Alcuni anni dopo“, ovvio!

 

 

Dexter: New Blood

Dexter: New Blood

Paese: USA
Anno: 2021-2022
Episodi: 10
Durata: 45/55 min. a episodio
Regia: Marcos Siega
Interpreti e personaggi:
Michael C. Hall: Dexter Morgan/Jim Lindsay
Jack Alcott: Harrison Morgan
Julia Jones: Angela Bishop
Johnny Sequoyah: Audrey
Alano Miller: Logan
Jennifer Carpenter: Debra Morgan
Clancy Brown: Kurt Caldwell
Dove vederlo: Sky e Now TV
Voto:

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