Cowboy Bebop, che delusione la serie Netflix

Non era facile per Netflix riuscire a ricreare in live action quel capolavoro che è l’anime di Cowboy Bebop… e infatti non solo non ci è riuscita, ma ci ha consegnato un prodotto scadente e senz’anima. Il Nerdastro approfondisce il tutto in questa bella recensione assolutamente senza spoiler

recensione cowboy bebopCi rivediamo, Space Cowboy…
C’è stato un momento, secondo me, in cui questo live action di COWBOY BEBOP targato Netflix ha effettivamente funzionato, ha effettivamente avuto una sua ragion d’essere, ovvero quando era solo una bozza di battitura sul computer dello showrunner Christopher Yost (scrittore per fumetti e cinema, tra Marvel e Star Wars). Poi, quando si è trattato di fare i conti con la realtà e le riprese, qualcosa è andato maledettamente storto.
Potrei farla facile e veloce, chiudere qui dicendo che non mi è piaciuta e tanti saluti, ma non sarebbe giusto nè tantomeno possibile definirla come una recensione, sopratutto perché serve anche capire cosa non ha funzionato in questo adattamento di uno degli anime Capolavoro che più hanno segnato gli ultimi vent’anni o giù di lì.
Prendiamo la sceneggiatura di cui sopra, ad esempio.

Odio l’effetto fotocopia, rifare una cosa paro paro, solo che con attori in carne e ossa non ha senso, tanto varrebbe riguardare l’originale, quindi ben venga l’idea di proporre una versione altra, parallela a cio che è stato ma che sappia raccontare anche qualcosa di nuovo, che non tradisca ma arricchisca in qualche modo ciò che conosciamo.
Cosa che qui, nonostante l’iniziale premessa e i nobili intenti, non è semplicemente avvenuta, perché, tolte le dovute presentazioni di rito, di tutto quello che rendeva “Cowboy Bebop” una perla unica nel suo genere, non rimane che un misero strato superficiale.
L’Anime, e chi l’ha visto sa di quale magia sto parlando, riunisce in sè tanti stili, visivi e non solo, che arricchiti dalle musiche di Yoko Kanno, travalicano il semplice concetto di western spaziale, ma diventano un calderone di influenze, dal blues al noir, passando per il filosofico e la commedia, raccontando una storia solo in apparenza semplice come quella di tre cacciatori di taglie in giro per lo spazio a catturar criminali, e trasformandola in qualcosa di alto, in qualcosa di una qualità fuori scala, che non è invecchiato di un solo giorno da quelle lontane Anime Night su MTV.

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Tutto questo, nella serie Netflix, semplicemente non c’è. Rimane solo lo strato base, quello dei cacciatori di taglie appunto, in un misto tra azione e commedia, con battute anche di grana grossa talvolta, con il risultato che vien fuori una serie uguale a tante altre, e con il pradosso che qui c’è ancora la superba Yoko Kanno alle musiche, belle ed evocative come allora, al punto però da apparire stonate (gioco di parole voluto) con la povertà di tutto il resto.
In particolare, la messa in scena: fotografia, scenografia, combattimenti. Tutto ha quella parvenza da serie di SYFY Channel, tipo “Killjoys” per fare un esempio pratico (visto che sempre di cacciatori di taglie spaziali parliamo).
Sono il primo ad adorare quelle produzioni, sono quelle fughe seriali che rasentano il guilty pleasure e che ti piace vedere quando sei alla ricerca di un divertimento di genere, ma “Cowboy Bebop” meritava di meglio, fosse solo per la sua nomea.
Ci avevano illuso, con “The Lost Session“, il corto che Netflix ha diffuso nelle settimane precedenti l’uscita della serie. In quelle poche immagini ci sono varie contaminazioni che si sposano insieme per creare un effetto giocoso, come di qualcosa che, dovendo rendere realistico ciò che nasceva disegnato, ricercasse una via comunque originale per raccontare le sue storie.
In questa prima stagione, niente di tutto questo: persino la puntata hardboiled, che avrebbe potuto avere quello spirito capace di stagliarsi sul resto, risulta parte del piattume visivo generale, per non parlare dell’episodio in cui Spike si ritrova intrappolato in un loop mentale da cui non riesce ad uscire, il tutto reso con un trucco visivo talmente alla buona che preferisco soprassedere.
Sì, ci sono tanti easter eggs, ma sono gocce in una mare d’inedia generale spacciate per omaggio appassionato.

trailer-della-serie-Cowboy-Bebop-su-Netflix

Non mi dovrei stupire in fondo, so bene quanto sa essere di manica corta Netflix con il budget, ma visto cosa si voleva mettere in campo, avrei preferito una volta tanto che venisse staccato un cospicuo assegno, per regalare un’opera dignitosa per tutto il pubblico, sia quello appassionato dell’originale – quasi impossibile da accontentare, ma che innegabilmente avrebbe apprezzato lo sforzo – e chi invece manco sa che esiste un Anime chiamato “Cowboy Bebop“, che poi sono quelli a cui questa serie potrebbe pure piacere.
Ci si è lamentato del casting, sui social.
Che John Cho era troppo vecchio per interpretare Spiegel, e qui allora ecco che ci viene spiegato che uno Spike più maturo rende anche più giustificabile il suo passato di esperienze vissute (il che ha una particolare logica, tutto sommato).
Che Daniella Pineda non assomigliava per nulla alla Faye Valentine animata, come se davvero potesse esistere una donna simile nella realtà.
Eppure, che ci crediate o no, per me il trio di attori scelti come protagonisti sono stati il minore dei problemi dell’intera baracca. La colpa, semmai, la do agli sceneggiatori, incapaci di scrivere per loro dialoghi decenti e sopratutto dargli modo di far crescere i personaggi, con una direzione che facesse eco con le personalità originali, e non ne sembrassero solo fotocopia sbiadita in toni di cosplay, perdendo di fascino.
Ho trovato ben più “fastidiose” le scelte per Vicious e Julia, entrambi davvero lontani dalle controparti anime, con Alex Hassell in costante zona “macchietta” ed Elena Satine, stupenda ma non di quella bellezza eterea e romantica che contraddistingue il suo personaggio.
Insomma, la sfida e il paragone erano importanti già in partenza, ma qui la debacle ha raggiunto comunque dimensioni importanti, per tutta una serie di fattori sbagliati tanto quanto erano giusti quelli che hanno reso l’originale ciò che è.

cowboy-bebop-netflix-trailer

Direte che è perché sono io un vecchio nostalgico, ma “Cowboy Bebop” ha un valore che sovrasta anche il sentimento personale, un valore che semplicemente qui non è mai pervenuto, neanche per un istante, con un prodotto sin troppo nella media, persino per gli standard di Netflix.
Ancora non sappiamo se ci rivedremo ancora, Space Cowboy, qualcuno potrebbe anche decidere di eliminarti. Ma se anche le nostre strade dovessero nuovamente incrociarsi nel vasto catalogo della grande N, non offenderti se faccio finta di non conoscerti e volto la faccia e il telecomando da un’altra parte!

 

Cowboy Bebop

Cowboy Bebop

Tratto dall'anime di Hajime Yatate
Paese: USA
Anno; 2021
Episodi: 10
Stagioni: 1
Cast: John Cho Mustafa Shakir Daniella Pineda Elena Satine Alex Hassell
Dove vederlo: Netflix
Voto:

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