Black Hammer volume 2 – L’evento


Il secondo volume di Black Hammer conferma le ottime premesse del primo e aggiunge tasselli fondamentali all’epopea di Jeff Lemire, Dean Ormston e Deve Stuart, con l’apporto del disegnatore ospite David Rubin. Riflettori puntati su Black Hammer e sua figlia Lucy, per una storia che diventa, di racconto in racconto, sempre più avvincente e imperdibile

recensione black hammer vol 2

Lucy Weber è una ragazza speciale. Dopo essere cresciuta senza padre, scomparso quand’era poco più che una bambina, è diventata una giornalista d’inchiesta, una di quelle vecchia scuola: tosta, caparbia, quando fiuta una pista non molla l’osso fino a che non scopre la verità. Lucy Weber è una ragazza speciale, ma non solo per il suo lavoro o il suo carattere; Lucy Weber è speciale perché è la figlia di Joseph Weber, il supereroe Black Hammer, protagonista dell’omonimo fumetto di Jeff Lemire e Dean Ormston, incentrato sulla storia di un gruppo di supereroi che, al termine della loro battaglia più importante nella metropoli Spiral City contro l’onnipotente Anti-Dio, si sono ritrovati a dover ricominciare la propria vita come persone comuni in un paesino della provincia rurale americana chiamato Rockwood, senza avere la possibilità di tornare alla loro avventure. In Italia, la storia dell’autore canadese, diventato una delle figure più importanti del fumetto d’oltreoceano, grazie ad opere indipendenti come Essex County e Cani Smarriti, ma anche a serie mainstream per Marvel e DC come X-Men, Moon Knight e Freccia Verde, è pubblicata da Bao Publishing (editore che con Lemire ha un rapporto da sempre speciale, avendo nel suo catalogo anche altri suoi lavori quali Descender, Plutone Gideon Falls, solo per citarne alcuni) in eleganti volumi da libreria, che raccolgono ognuno 6 storie della serie originale.

Il secondo volume di Black Hammer (del primo abbiamo parlato qui) è incentrato proprio sulla storia del personaggio ispirato a Thor e alla Saga del Quarto Mondo di Jack Kirby, che non era ancora stata svelata nel primo libro e di sua figlia Lucy, che avevamo lasciato alla fine del volume precedente in stato confusionale dopo essere riuscita ad arrivare a Roockwood e ad incontrare gli ex compagni di suo padre.

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Lucy si prende da subito la scena e diventa il centro della narrazione: pur essendo stata privata dei ricordi da Madame Dragonfly, una degli ex eroi di Spiral City bloccati nel paesino di campagna, non si dà per vinta e comincia ad indagare sulla piccola cittadina che è diventata anche la tomba di suo padre. Già, perché mentre scopriamo le stranenezze di Rockwood e dei suoi abitanti cosi apatici da sembrare totalmente avulsi dalla realtà, scopriamo anche com’è apparentemente morto suo padre, cercando cioè di trovare una via d’uscita per se è per i suoi compagni dalla loro prigionia. Ma Lemire ha altre frecce nel suo arco. Con la narrazione fatta di continui salti temporali tra presente e passato, lo scrittore continua a delineare i personaggi che abbiamo imparato a conoscere: Abraham Slam (l’eroe senza poteri, che combatte l’ingiustizia solo con le sue doti di pugile, ideato per rendere omaggio a Capitan America e Wild Cat della Justice Society of America) cerca di far funzionare la sua storia normale con Tammy, la cameriera ex moglie dello sceriffo del paese, nonostante la sua nuova famiglia  disfunzionale composta dai suoi compagni di squadra e la diffidenza del paese; Barbelian (il marziano mutaforma divenuto eroe, ispirato al Martial Manhunter della Justice League) cercherà di accettare se stesso e la sua sessualità per non sentirsi più solo; il Colonnello Weird (un misto tra Adam Strange della DC e il Dr. Strange della Marvel) fornirà una svolta drammatica all’avventura contribuendo a rendere più fitto il mistero sulla prigionia degli eroi; Talky Walky e Madame Dragonfly (che ricorda le streghe dei fumetti EC Comics, il cui unico amore è  stato una sorta di Swamp Thing) sembrano avere un ruolo da comprimarie in questo snodo del racconto, ma promettono, soprattutto la seconda, di regalare sorprese in futuro; Golden Gail (una cinquantenne bloccata nel corpo di una ragazzina che ricorda tanto Mary Marvel della DC), infine, cede quasi alla frustrazione dovuta al fatto di non poter tornare alla sua vecchia vita, trovando conforto solo grazie ai suoi amici.


Tutto questo mentre l’eredità di Black Hammer, che esplode in tutta la sua potenza nell’ultima tavola, promette di sparigliare ancora di più le carte nei numeri successivi.

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Nel secondo volume Lemire continua con intelligenza e sensibilità il lavoro impostato nel primo: non ha fretta di fornire una soluzione  ai misteri che sono alla base della serie, ma anzi dimostra di volersi prendere tutto il tempo di cui ha bisogno per delineare al meglio i vari diversi aspetti del suo racconto. E sembra proprio che questa sia una scelta azzeccata: concentrandosi più sul motivo conduttore della sua storia, cioè cercare di mostrare cosa succederebbe ad un gruppo di supereroi se all’improvviso si dovesse trovare a vivere come una normale famiglia di campagna, per quanto sui generis e sgangherata, e quella più prettamente “super” (relegata alle splendide sequenze di flashback in stile retrò), riesce nel difficile intento di non confezionare un semplice omaggio al mondo dei super-esseri e alla Golden Age, ma di andare oltre aggiungendo un tocco indie, intimista e anticonvenzionale ad un filone, quello del revisionismo supereroico in cui la sua opera si inserisce, che sembrava avere già detto tutto 30 anni fa, con Moore e Miller.

La luce sotto la quale Lemire pone i suoi eroi è originale e l’autore non ha paura di esplorare le debolezze che rendono umani i suoi personaggi, senza indulgere in banalità o luoghi comuni; i frequenti tuffi nel passato fanno tornare il lettore un po’ bambino, all’epoca in cui guardava con stupore al mondo cosi lontano dei suoi eroi e sognava di essere come loro, e il mistero della prigionia tiene sempre alta la tensione. Il mix finale è  davvero di alto livello.

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Dean Ormston torna ad occuparsi delle matite, questa volta coadiuvato da David Rubin nell’ultimo episodio. L’autore attivo in passato in casa Vertigo, già creatore di Books of Magic e Lucifer (fortemente voluto da Lemire perché non avendo mai disegnato supereroi, il suo tratto non sembrava proprio da fumetto mainstream) ripaga la fiducia del suo scrittore, conferendo all’opera quello stile dimesso e malinconico mai visto sulle opere dello stesso genere. Il disegnatore alterna le inquadrature, gioca sapientemente con le vignette, che passano velocemente da piccole a enormi, e sa cogliere le sfumature delle espressioni dei personaggi, il loro dolore e i loro contrasti interiori, valorizzando al meglio il cuore dell’opera di Lemire.

L’ultimo episodio è disegnato da David Rubin, un artista dallo stile cartoon diverso da quello di Omston, ma che a conti fatti non sfigura e anzi conferisce un tocco di originalità all’opera.

Una menzione importante va fatta per i colori di Dave Stuart, che valorizzano i tratti di entrambi i disegnatori e aiutano il lettore ad ambientarsi nei passaggi tra passato e presente, caratterizzati da toni più vivi e netti i primi e più sfumati e dimessi i secondi, e le copertine originali che, omaggiando i capolavori dei Comics del passato, costituiscono la perfetta cornice dell’opera.

Il volume due di Black Hammer conferma l’alta qualità del numero d’esordio ed è una lettura di classe, capace di suscitare più di un brivido d’emozione. Immergersi in questa piccola chicca è quasi un obbligo per tutti gli appassionati di fumetti.

 

 

Abbiamo parlato di

Black Hammer volume 2

Black Hammer volume 2
Storia: Jeff Lemire
Disegni: Dean Ormston e David Rubin
Colori: Dave Stuart
Formato: 17×26; Cartonato; 184 pagine a colori
Editore: Bao Publishing
Prezzo: € 19,00
Voto: 8

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