Ben: Rabbia Animale – Quando la natura colpisce, l’uomo è consapevole

Una villa isolata in una remota zona delle Hawaii. Uno scimpanzé tenuto in casa come un animale domestico che perde il controllo. Una vacanza che si trasforma in un inferno. Tutto questo è "Ben - Rabbia Animale", il nuovo horror diretto da Johannes Roberts dove gli animali interpretano la parte di brutali serial killer. Queste sono le nostre impressioni rigorosamente no-spoiler.

Mr. Rabbit
recensione ben rabbia animale

Nel vasto e variegato mosaico dei sottogeneri che compongono l’universo del cinema horror, uno in particolare ha esercitato sul pubblico, tra gli anni 70 e gli anni 80, un fascino del tutto particolare: ci riferiamo al “natural horror“, una declinazione del genere in cui la natura (nella forma di animali e\o piante), improvvisamente e violentemente, cessa di essere una semplice e gradevole presenza e si ribella all’uomo.

Quando la natura si ribella

I titoli ascrivibili a questo filone sono numerosi, molto difficile citarli tutti. Alcuni di questi sono risultati pellicole fondamentali per la storia del cinema di genere. Il riferimento più immediato resta senza dubbio “Lo Squalo(1975) di Steven Spielberg, probabilmente il film più celebre e influente del lotto, ma le radici del natural horror affondano qualche anno prima, nel 1963, con “Gli Uccelli di Alfred Hitchcock, pellicola che rappresenta un grande classico, un film che ha cambiato il modo di raccontare e infondere paura, e uno dei maggiori successi commerciali del grande maestro del thriller.

Negli ultimi anni il natural horror sembra aver perso parte della sua presa sul pubblico. Nell’arco dell’ultimo triennio ci ricordiamo infatti soltanto due titoli degni di nota, che crediamo non rimarranno nella storia del genere. Ci riferiamo a Cocainorso” (2023) di Elizabeth Banks, che punta su un approccio grottesco e sopra le righe raccontando le scorribande di un orso sotto l’effetto della cocaina in una foresta della Georgia; l’altro titolo è “Dangerous Animals (2025) di Sean Byrne, dove un branco di squali vengono utilizzati come un crudele strumento di tortura da uno psicopatico serial killer.

Ben – Rabbia Animale” (“Primate” il titolo originale) di Johannes Roberts  prova a rinvigorire il genere, tornando a raccontare a una paura primordiale, fisica, incontrollabile: una paura animale.

Ben, da animale “domestico” a furia distruttiva

La storia di “Ben – Rabbia Animale” segue la storia di Lucy (Johnny Sequoyah), una studentessa che torna alle Hawaii per riunirsi alla sua famiglia dopo anni di assenza. La ragazza è accompagnata dai suoi amici Kate (Victoria Wyant) e Nick (Benjamin Cheng), ai quali si aggrega Hannah (Jessica Alexander), con cui trascorrerà qualche giorno nella casa isolata di famiglia, una moderna abitazione arroccata su una scogliera, proprietà del suo facoltoso padre, uno scrittore famoso affetto da disabilità uditiva.

Con la famiglia convive Ben, uno scimpanzé estremamente intelligente, portato in casa dalla defunta madre di Lucy per poter svolgere dei studi scientifici. L’animale è amato e accudito tanto da essere diventato a tutti gli effetti un vero e proprio membro della famiglia capace di comunicare grazie a un sofisticato sistema tecnologico.

Qualcosa però sembra cambiare nel comportamento di Ben: l’affettuoso e collaborativo scimpanzé, dopo essere stato morso da una mangusta, comincia ad assumere comportamenti anomali e aggressivi, trasformando quella che doveva essere una vacanza rilassante in una situazione sempre più complicata e pericolosa. Con il passare delle ore la tensione aumenta in maniera esponenziale. La casa diventa uno spazio ostile, dove gli equilibri tra esseri umani e natura si rompono.

L’isolamento geografico, l’impossibilità di comunicare facilmente con l’esterno e la presenza di un animale affetto dalla rabbia e fuori controllo, precipitano i personaggi in un vortice infernale dal quale sembra impossibile uscire.

Una storia realmente accaduta

Johannes Roberts, regista e sceneggiatore britannico, non è certo un esordiente nel territorio del “survival horror. Pur non essendo una figura centrale del cinema di genere contemporaneo, il cineasta di Cambridge dimostra una solida conoscenza delle sue dinamiche, sa come dosare la tensione e, soprattutto, sa come coinvolgere lo spettatore.

Queste qualità emergono con chiarezza in “Ben – Rabbia Animale, sebbene il suo nome resta legato soprattutto a “Resident Evil: Welcome to Raccoon City, settimo capitolo (non del tutto riuscito) di un franchise che porta sul grande schermo la celebre saga videoludica di Capcom, e al dittico di “47 metri, composto dall’omonimo film e dal sequel “47 Metri – Uncaged. In quest’ultimo caso Roberts prende dimestichezza con il “natural horror, firmando lungometraggi tesi e claustrofobici in cui gli  squali fungono da inquietanti protagonisti.

“Ben – Rabbia Animale” prende ispirazione da episodi realmente accaduti in cui scimpanzé addomesticati hanno attaccato esseri umani. In particolare, trova somiglianze inquietanti con la vicenda della scimmia Travis che nel 2009 si è resa protagonista di una storia del tutto simile accaduta nel Connecticut. Travis, come Ben, è uno scimpanzé cresciuto e accudito come animale domestico in una ricca famiglia americana. L’animale aggredì brutalmente Charla Nash, un’amica della sua proprietaria.

L’attacco fu inatteso, improvviso e devastante: Travis inflisse gravi ferite al volto e alle mani della donna, lasciandola pesantemente sfigurata. Questa vicenda ha aperto negli Stati Uniti un acceso dibattito sui rischi di tenere animali selvatici come animali da compagnia e sulle conseguenze psicologiche e comportamentali di animali cresciuti in cattività.

Abbondanti sequenze gore permeate di humor nero

Se avete il fegato di cercate online le immagini della tragica vicenda di Charla Nash, capirete immediatamente la forza brutale che un animale apparentemente docile e così simile a noi può scatenare. In questo senso, “Ben – Rabbia Animale” non si risparmia: la pellicola di Johannes Roberts spinge con decisione il pedale del gore, mettendo in scena sequenze profondamente disturbanti che riproducono con maniacale accuratezza la brutalità che lo scimpanzé Travis seppe infliggere alle sue sfortunate vittime.

Roberts, che firma anche la sceneggiatura insieme a Ernest Riera, non rinuncia a sporadici tocchi di humor nero, soprattutto attraverso il personaggio di Adam Pinborough (interpretato con brillantezza da Troy Kotsur). Il padre di Lucy, a causa dei suoi problemi di udito, resta spesso ignaro dell’orrore che si svolge fuori dal suo campo visivo: in queste scene, Roberts accompagna la scena con un assordante silenzio, coinvolgendo lo spettatore nello stesso isolamento sensoriale del personaggio.

Una scelta registica che ricorda “A Quiet Place, uno splendido esempio di survival horror che basa la sua narrazione sui sensi e sulla gestione di uno spazio limitato.

Un film fortemente derivativo…

Il limite più evidente di “Ben – Rabbia Animale risiede nel suo carattere marcatamente derivativo. Durante l’ora e mezza di proiezione abbiamo avuto la sensazione costante di trovarci di fronte a una storia già vista e raccontata con dinamiche pressoché identiche. Il riferimento più immediato è un titolo ormai lontano nel tempo, “Link (1986) di Richard Franklin. Le analogie con questo vecchio film sono difficili da ignorare, pur nella diversità di approccio: il film di Franklin rinunciava in larga parte alla sublimazione del gore per privilegiare una costruzione lenta della tensione che si basa sulla progressiva perdita di controllo e su un disagio prettamente psicologico.

In “Link” ritroviamo l’imponente villa affacciata sull’oceano, la giovane studentessa universitaria destinata a diventare la final girl di turno, il proprietario dell’abitazione impegnato in esperimenti sui primati e, soprattutto, la presenza in casa di uno scimpanzé dall’intelligenza fuori dal comune tenuto come animale domestico. Anche in “Link, l’equilibrio apparente si spezza all’improvviso, quando l’animale impazzisce e la convivenza si trasforma in una spirale di violenza.

Infine, impossibile non tornare con la mente a “Cujo” (1983), l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Stephen King. Con “Ben – Rabbia Animale”, “Cujo” condivide il tema della malattia. Qui è la rabbia l’elemento che rappresenta la causa della follia dell’animale. Per chi si fosse svegliato adesso da un coma decennale e non conoscesse la storia di “Cujo”, in questo caso ad impazzire non è una scimmia ma un cane San Bernardo che, inizialmente e nonostante la stazza, viene presentato docilissimo e amante dei bambini. Entrambe le pellicole condividono uno dei topoi classici del sottogenere natural horror.

Non c’è magia, non c’è soprannaturale, non c’è mutazione fantascientifica. Le uniche cause che scatenano la follia dell’animale sono un rapporto tossico con gli uomini – che non sono mai visti come vittime in senso assoluto della storia – oppure la malattia.

…ma che riesce ad intrattenere

Per riassumere il nostro giudizio di “Ben – Rabbia Animale”, ci troviamo di fronte ad una pellicola che ricalca strutture, temi e soluzioni già ampiamente codificate dal natural horror. Johannes Roberts non tenta mai una vera rivisitazione del genere, ma si muove consapevolmente lungo sentieri già battuti, ribadendo un postulato fondamentale: la violenza scatenata della natura non nasce dal nulla, ma è spesso il risultato di un’azione umana irresponsabile, invasiva o presuntuosa. L’animale non è mai un mostro in senso stretto bensì il risultato di una catena di errori, di affetti mal riposti e di un controllo illusorio esercitato su ciò che non potrà mai essere dominato.
Tuttavia, nonostante il carattere fortemente derivativo, “Ben – Rabbia Animale” ci ha trasmesso il giusto livello di tensione regalandoci 90 minuti di buonissimo intrattenimento. Se siete amanti dell’horror spiccatamente gore dove il sangue scorre a ettolitri, è un film che non dovete assolutamente perdere.

“Ben – Rabbia Animale” è al cinema a partire dal 29 gennaio, distribuito da Eagle Pictures.

Ben - Rabbia Animale

Ben - Rabbia Animale

Anno: 2026
Paese: USA
Durata: 89 minuti
Regia: Johannes Roberts
Cast:
Troy Kotsur,
Kevin McNally,
Johnny Sequoyah,
Jessica Alexander,
Victoria Wyant,
Kae Alexander,
Charlie Mann,
Gia Hunter,
Tienne Simon,
Albert Magashi
Casa di produzione: 18hz production
Distribuzione: Eagle Pictures
Voto:
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Stanco dal 1973. Ma cos'è un Nerd se non un'infanzia perseverante? Amante dei supereroi sin dall'Editoriale Corno, accumula da anni comics in lingua originale e ne è lettore avido. Quando non gioca la Roma
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