Batman vol. 10 – Incubi

Un viaggio onirico nelle paure più recondite di Batman, negli angoli impenetrabili della psiche di Bruce Wayne: nel decimo volume della Rebirth Collection, Tom King ha fatto vivere al Cavaliere Oscuro dei terribili “Incubi” senza fine, accompagnato da tanti disegnatori diversi.

recensione batman 10

Indossare il simbolo di un pipistrello per incutere paura ai criminali, con un’icona prima che con le azioni, e ritrovarsi a fronteggiare le proprie prima della resa dei conti. È questo il filo conduttore dietro i 7 episodi di “Incubi“, il decimo story-arc di Tom King sulla testata regolare di Batman durante il periodo Rebirth.

Dopo l’arrivo nella Bat-caverna di Thomas Wayne a conclusione del precedente “Ali da rapace“, Batman si ritrova immerso in alcuni scenari in cui sembra essere impotente. Un filotto di sette incubi differenti, causati da una nuova variante del gas dello Spaventapasseri, che lo costringono a confrontarsi con le proprie paure, dovute all’abbandono di Selina all’altare (in realtà un tetto, come spiegato qui). La diversificazione degli scenari negli sviluppi e nei toni, realizzati da disegnatori con stili personali differenti tra loro, riescono a creare un senso di irrequietezza nel lettore che subito viene posto sullo stesso piano di Batman.

Mai come forse prima d’ora, la crociata si combatte su un livello più intimo e psicologico, pronto a frammentarsi irrimediabilmente o a ricostruirsi per il prossimo futuro.

Tom King scrive degli episodi dalla forte carica emotiva, sfruttando approcci diversi e servendosi nella maniera più efficace possibile del tratto del disegnatore chiamato in causa: l’arco narrativo offre spunti che danno l’opportunità al lettore di riflettere sulla psicologia di Batman e indagarlo mentre lui indaga se stesso, cercando una via per uscire dagli incubi. Tramite questi, la decostruzione del supereroe che sta al principio di tutta la run si mostra limpida in sette piccoli cocci rotti fino ad ora nascosti sotto il tappeto: il trauma dell’abbandono del non-matrimonio sta avendo ripercussioni più gravi di quanto si potesse immaginare.

Almeno, fino ad un certo punto.

Perché gli Incubi, alla fine, giungono ad una conclusione che conosciamo già. Richiamano in maniera autoreferenziale alcune tematiche già esplorate consciamente da Batman, si autocitano e ripercorrono eventi e situazioni del recente passato king-iano per arrivare a ribadire il fulcro di tutta la gestione: la dicotomia tra il dovere e il volere, la scelta illusoria di qualcos’altro, l’impossibilità di concedersi a qualcuno poiché completamente abnegato alla Crociata, al giuramento pronunciato sulla tomba dei genitori, l’imperativo di essere Batman e l’annullamento di Bruce alla causa del suo alter ego.

Travis Moore riporta nelle consuete scene creepy Matthew Warner, il ragazzo cresciuto idolatrando Bruce Wayne (lo avevamo incontrato per la prima volta nel volume 6), come manifesto dell’esempio sbagliato che può diventare una tragedia personale; Mitch Gerads ricrea il successo di Mister Miracle con un incubo escapologico; Mikel Janin ripropone le sua mascelle quadrate e un paio di pugni ben assestati aggiungendo Costantine ed un primo tentativo di risalita verso lo stato conscio. Lo schema si interrompe con la quarta parte, con protagonisti The Question e Selina nel caratteristico disegno noir di Jorge Fornes: Catwoman ripercorre i momenti salienti della coppia, mettendo nettamente in risalto l’inossidabile ancoraggio di Batman alla sua promessa. È la sua forza nella lotta al crimine e la sua debolezza nella vita privata.

Una vera sorpresa metanarrativa disegnata da Weeks-Fornes per l’occasione è il quinto incubo, un inseguimento completamente muto e senza sosta tra i vicoli e i palazzi di Gotham che si risolve con una pernacchia. Per certi versi, ancora più folle e controverso il sesto incubo ambientato durante la sera dell’addio al celibato di Bruce: passato in compagnia di Clark, l’atmosfera si riscalda con una costruzione dialettica di crescente intensità alternata all’ultima folle notte da nubile di Selina. Un richiamo uguale e contrario a Superamici, che mette Bruce di fronte all’esigenza di indossare la maschera, nell’alternanza dei tratti di Amanda Conner, Dan Panosian, John Timms e Mikel Janin.

Un ultimo ballo con le matite di Yanick Paquette per la realizzazione di aver scelto, una volta e sempre, la guerra all’amore. Triste, rassegnato, liberatorio risveglio.

Incubi ha proposto una visione intimista di Batman, ormai giunto allo stremo delle proprie forze mentali. Catturato e torturato dai nemici – anche loro entrati in una fase di sfida intestina – e messo di fronte alle proprie paure, ha dovuto accettare la verità nascosta dagli eventi, celata dietro un rifiuto della quale è stato triste epilogo. La riproposizione di tematiche ormai narrativamente assodate potrebbe risultare eccessivamente ridondante: Batman è e non può non esserlo, a discapito di Bruce e di tutto ciò che una persona meriterebbe finalmente di vivere. Col senno di poi, dei successivi archi narrativi, Incubi costituisce però l’ultimo atto pienamente intimo e psicologico del trauma post-non-matrimonio e, per questo, è il fondo del baratro oltre il quale si può, proverbialmente, solo risalire.

Pur invaso da una certa tensione emotiva, che cela il reale status di Batman per quasi tutta la lunghezza dell’arco narrativo, Incubi riesce a ribadire i punti di forza del protagonista, confermando quanto sia impossibile per il Pipistrello mostrare il fianco: determinazione, freddezza, lucidità, deduzione bilanciano la rassegnazione e l’accettazione dei tristi eventi, di un altro trauma da aggiungere alla lista.

Ma siamo quasi certi che questo amore tormentato avrà ancora qualcosa da dirci.

 

Batman vol. 10 - Incubi

Batman vol. 10 - Incubi

Autori: Tom King, Amanda Conner, Mitch Gerads, Mikel Janín
Caratteristiche tecniche: 17x26; cartonato
Pagine: 168 a colori
Prezzo: € 20,00
Editore: Panini Comics
Dove trovarlo: Fumetteria e libreria
Voto:

Pier

Instagram Meganerd
Appassionato di scienza e supereroi, leggo fumetti da quando avevo 5 anni. Divoro serie tv... ma non ingrasso

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