[Recensione] I am a Hero: chi riesce a fuggire dai non morti è un eroe

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Ci siamo. È ufficialmente iniziato il countdown per la pubblicazione in Italia dell’ultimo numero di I am a Hero, fenomenale opera di Kengo Hanazawa. Questa testata ha chiuso con il 22esimo volume dopo averci tenuto compagnia per ben sei anni.

Figlio di adozione in casa J-Pop, I am a Hero venne portato in Italia inizialmente da GP Manga che ne pubblicò i primi 16 volumi. Questa è una delle classiche avventure da infarto per un nerd: chiudendo la casa editrice, le opere in corso caddero nel baratro “dell’è stato bello fino a quando è durato”. Questa storia ha avuto tuttavia un lieto fine, perché J-Pop ha continuato a pubblicarlo evitandoci così il solito fiele, e ora eccoci qui. È arrivato il momento di tirare le somme di un manga incredibile, che invito caldamente a recuperare e leggere tutto d’un fiato come se a farvi compagnia fosse più di una lettura. I am a Hero è un film, immaginatelo così. Di quelli da vedere più di una volta.

Il protagonista di questa pellicola, che strizza l’occhio all’horror senza rimanere vittima di sterili classificazioni, è Hideo Suzuki, uomo di 35 anni, assistente mangaka.

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Il tranello che ci tende Hanazawa è dietro l’angolo, perché Hideo abbandonerà molto presto la sua noiosa routine per diventare, suo malgrado, il protagonista di un’avventura al cardiopalma unica nel suo genere.

La storia di I am a Hero ha inizio seguendo la quotidianità scialba di Hideo, frustrato per non essere riuscito a sfondare come mangaka professionista e ora rilegato ad assistente per un autore soft porn. Tutto è mediocre. Il suo lavoro, il suo appartamento, la sua fidanzata. La lettura parte con il classico ritmo slice of life ma sullo sfondo si avverte quasi immediatamente che qualcosa nel mondo là fuori proprio non va. E poi BAM! Colpo di scena. Cosa sta facendo la ragazza di Hideo e soprattutto, cosa accidenti è diventata?

Hanazawa dà il meglio si sé ed ecco che tutto intorno a noi di colpo non è più come lo conoscevamo. Le persone sono state infettate da uno strano virus e siamo letteralmente circondati da non morti pronti a cibarsi di noi. Volutamente non uso la parola zombie perché l’Autore non lo ha mai fatto e questo mi fa presagire sorprese a non finire, quando arriveremo alla conclusione.

Sicuramente questa è un’opera figlia del suo tempo, dove i non morti sono tornati a farla da padrone tra serie tv e affini negli ultimi anni. Roba scadente ne abbiamo vista e letta parecchia, a me personalmente anche The Walking Dead annoia, ma I am a Hero è tutta un’altra storia.

Non pretendo di essere un eroe, ma almeno il protagonista della mia vita. Ecco. Hideo, che tutto è fuorché impavido senza macchia e senza paura, è l’uomo che ci racconta come comportarsi se il mondo dovesse improvvisamente impazzire: Fuggite sciocchi! Cosa pensavate di dover fare?!

L’eroe è chi in una situazione che capitola in fretta, tiene al caldo le sinapsi per salvarsi la pelle. Hideo diventa il protagonista della storia della sua vita (finalmente) smettendo di guardarla all’angolo di una strada con biasimo e sdegno. Dovrà uscire dal suo personale cerchio magico che ripete tutte le sere prima di andare a dormire, tenendo lontani i mostri che popolano i suoi incubi, per finirci dentro con scarpe e fucile.

Fuori il mondo è totalmente impazzito, ed è necessario mettersi in salvo ancor prima di capire fino in fondo cosa stia accadendo. La cosa spiazzante di questa serie è proprio questa. Ignari delle motivazioni che hanno ridotto ciò che ci circonda in carne putrefatta che si estende in ogni dove, corriamo pensando solo a sopravvivere il giorno che stiamo vivendo. Se siamo fortunati e possiamo dire di avercela fatta anche oggi, immagazziniamo informazioni che ci permetteranno il giorno successivo di sopravvivere ancora una volta.

Siamo sotto scacco ma non ci arrendiamo. Hideo non si arrende e ce la mette tutta. Questo vuol dire essere eroi.

Hanazawa ci proietta in uno di quei futuri (nemmeno troppo lontani) possibili raccontandoci un mondo impazzito dove le fazioni infetti/non infetti sono entrambi terrificanti. L’Autore fa crollare velocemente le nostre certezze. Se da una parte assistiamo all’avanzare lento e ingordo dei non morti, ossessionati dall’ultima azione che stavano compiendo prima di essere infettati, dall’altra chi oggi ce l’ha fatta a sfuggire al contagio è maggiormente deviato e mostruoso per come affronta lo stato di emergenza.

I non contagiati che incontreremo nel nostro percorso hanno dato sfogo ai loro bassi istinti, trovando nelle forme di aggregazione primordiali una realizzazione che li appaga e li libera da ogni convenzione sociale. Ci sono capi che ordinano ronde e uccisioni, cibo e pallottole sotto chiave e, soprattutto, una sporcizia a cui nessuno fa più caso e che esterna il lato oscuro che ha preso il sopravvento.

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Da una parte Hanazawa descrive il nuovo ordine sociale. Dall’altra, chi ha evitato il contagio e si è chiuso nello sgabuzzino di casa, vive la catastrofe sul web restituendoci quell’astrazione malata dalla realtà di cui siamo in fondo, tutti vittime. L’Autore illustra centinaia di chat dove le persone si esprimono in maniera asettica e disillusa su quello che accade intorno a loro. Ne risulta un cinismo così spietato da farci traballare ed essere dubbiosi su quanto l’infezione già da tempo abbia preso il largo nella società, indipendentemente dalla contaminazione fisica che I am a Hero ci racconta.

In questo scenario dove non vorremmo trovarci né da una né dall’altra parte, c’è Hideo. Il nostro eroe ci piace perché riesce a mantenere, goffamente ed essendo totalmente impreparati, un briciolo di umanità. Costretto a rubare per mangiare, chiede scusa per i suoi gesti. Con le spalle al muro costretto a difendersi, si sente terribilmente in colpa per essere costretto a difendersi con la forza.

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La fuga, gli incontri, la disfatta dell’ordine sociale e l’ascesa scellerata delle orde improvvisate di chi per sopravvivere è disposto a tutto, si susseguono a ritmo incalzante. Dal nuovo assetto, nascono improvvisati leader deliranti che predicano nuove religioni dai tetti dei grattacieli. I am a Hero ci racconta intelligentemente un’epidemia di isterismi e giorni bui che ci attendono e a cui siamo tutti inevitabilmente condannati.

Leoni da tastiera in casa, selvaggi per la strada. Questo è ciò che ci aspetta.

Hideo è goffo e insicuro e forse per questo riesce a catalizzare la nostra attenzione ogni volume. Sicuramente uno degli aspetti che ha funzionato maggiormente riguarda l’amore strambo ma sincero che lo ha legato a Hiromi, studentessa che pur contagiata, è parzialmente riuscita ad arrestare il processo di infezione.

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Hiromi è quanto più ci fa essere dubbiosi sulla vera emergenza che affligge ciò che ci circonda. Lei miracolosamente riesce a mantenere un contatto telepatico con i gli altri non morti, percependo quelle emozioni che gli stessi sembrano poter ancora provare all’interno del proprio corpo ridotto a brandelli.

Quella che vi consiglio di leggere se ancora non lo avete fatto, è la parabola di un uomo comune che diventa l’eroe di una storia avvincente di cui ora aspettiamo solo di vedere come andrà a finire.

Ritmo incalzante e approfondito studio di regia, fanno di I am a Hero una delle letture più interessanti degli ultimi anni. Il disegno iperrealistico, la giusta dose di gore e scene alla Grand Guignol sono sapientemente dosate, vale a dire, ce ne sono a bizzeffe!

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Kengo Hanazawa costruisce incessantemente dialoghi reali, ambientazioni con una resa praticamente fotografica che vi permettono di vivere in prima persona la storia. Penserete di essere voi quelli braccati dagli ZQN (così vengono chiamate le persone infette).

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Inoltre, Hanazawa non ha paura di eccedere con il sangue e le scene grottesche. Quest’ultimo aspetto forse può disturbare, ma se avrete tra le mani questo manga è perché il genere non vi dispiace, giusto? Segnalo l’uscita recentissima degli spin- off I am a Hero in Ibaraki e I am a Hero in Osaka.  In questi volumi unici, potrete seguire le vicende di altri personaggi, mentre Hideo è impegnato a salvarsi la pellaccia dall’attacco degli ZQN. A stretto giro, uscirà il terzo spin- off, I am a Hero in Nagasaki, e non vediamo l’ora di averlo tra le mani.

È un vero piacere leggere questo manga e un po’ dispiace che sia finito. Tuttavia, ogni tanto, quasi ci commuoviamo quando un autore del Sol Levante decreta la parola fine perché no, non è mai così scontato (vero Miura? Santo Dio, finisci Berserk).
Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

 

Abbiamo parlato di:

i am a hero coverI AM A HERO

Autore: Kengo Hanazawa
Formato: 13×18 cm., brossurato, 198 pp. b/n + col, sovraccoperta 
Volumi: 22
Editore: Volumi da 1 a 16 a cura di GP Manga; dal volume 17 al 22 a cura di Edizioni BD- J-Pop
Prezzo: € 5,90

Voto: 7,5

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Sig.ra Moroboshi

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Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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1 Comment

  • Non amo molto le storie con gli zombie ma ho apprezzato molto questo manga che ha un ottima edizione italiana. Ovviamente mi manca l’ultimo volume. Poi deciderò se leggere anche gli spin-off

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