Quattro chiacchiere con il creatore del videogioco di E.T. L’Extraterrestre

Episodio davvero speciale di Passione Arcade: non solo vi raccontiamo la storia di E.T. L’Extraterrestre (da molti definito “il gioco più brutto mai creato”), ma vi proponiamo anche una cbiacchierata esclusiva con Howard Scott Warshaw, colui che ha creato questo videogame! Insert coin, si comincia

copertina passione arcade ET

Notizia di questi giorni che è rimbalzata un po’ su tutte le piattaforme di informazione è che la Sony ha annunciato una serie di importanti licenziamenti (si parla di 900 persone) e la chiusura di alcuni studi di sviluppo. Questa è solo l’ultima notizia, in ordine di tempo, che coinvolge molti professionisti dei videogiochi e che mette in evidenza una possibile crisi di uno dei settori economici più redditizi al mondo, secondo solo al mercato delle armi.
È inevitabile per me, che parlo della storia dei videogiochi, non trovare parallelismi con quanto successe nel 1983, quando negli Stati Uniti ci fu la grande crisi del settore.

Tranquilli, dopo tutto il titolo parla di un’intervista e non di dati di bilancio, no? Però prima di farvi leggere cosa ci siamo detti, devo farvi capire chi è la persona con cui ho parlato e perché ha un legame con il crack dei videogiochi del 1983.

Semplice l’ha causato lui, creando il videogioco di E.T. Extraterrestre!

Ah ah ah ah, lo so, lo so, è una affermazione clickbait, ma dopo tutto. quante volte molti di voi avranno letto o visto questa notizia?
E.T., il gioco più brutto della storia, talmente brutto che è stato addirittura sepolto nel deserto del nuovo Messico”.
Sicuramente un titolo che fa molto scalpore, anche perché a raccontarvela tutta effettivamente esiste una discarica ad Alamogordo, nel New Mexico, dove sono state rinvenute diverse cartucce per Atari 2600 del videogioco di E.T. e lo stesso Howard era sul posto quando tutto questo è successo. Ma come spesso accade, le cose non sono proprio come vengono descritte o meglio, se non ci si limita alla sola lettura del titolo si scopre che in realtà le cose sono un po’ diverse da come sembrano.

 

See the buried E.T. Atari 2600 cartridges get dug up in person - Polygon

Questo è il motivo per il quale ho deciso di inserire nel titolo il nome di E.T., perché se vi avessi scritto “Quattro chiacchiere con Howard Scott Warshaw”, probabilmente molti di voi sarebbero passati oltre senza neanche leggere l’articolo.

Sapete, HSW è stato un talentuoso programmatore di Atari tra il 1981 e il 1984 ed è lui la mente dietro titoli per la console 2600 come Yar’s Revenge (considerato uno dei più bei titoli mai realizzati per la Atari 2600), Indiana Jones Riders of Lost Ark, il gioco dedicato all’A–Team (famosa serie televisiva degli anni 80) e ovviamente il titolo di E.T. 
Ora, non starò qui a raccontarvi le vicende che hanno portato la Atari a seppellire molte cartucce, console e documenti in una discarica nel Nuovo Messico, quello che seguirà sarà l’intervista che Howard ha concesso a me e i Vintage People (progetto nato dalla collaborazione tra Simone Guidi di Atariteca podcast e me) per parlare del suo libro, Once Upon Atari.

howard scott warshaw

Un libro in grado di far capire al lettore cosa volesse dire ai tempi lavorare per una società così importante come la Atari, ma non solo, perché al suo interno vengono raccontati numerosi aneddoti legati allo sviluppo dei suoi videogiochi, storie legate all’uso di sostanze non propriamente legali che circolavano tra gli sviluppatori, e ovviamente anche la genesi del videogioco di E.T.
Quello che segue è un estratto della video intervista che potrete trovare su YouTube sul canale dei Vintage People.


 

vintage people howard

Nel 1981 sei entrato a lavorare in Atari nel momento di suo maggior splendore, come ti sei sentito nell’entrare a far parte di una realtà così grande e incredibile? (in quegli anni la Atari era la più  grande società che si occupava di videogiochi, di fatto ha creato lei il mercato che oggi noi apprezziamo)
Lavorare in Atari è stata una esperienza incredibile, perché non solo mi ha dato la possibilità di entrare nel fantastico mondo dell’intrattenimento e di mettermi in contatto con milioni di persone attraverso i miei lavori, ma mi ha dato anche la possibilità di capire esattamente quale fosse la mia strada per la prima volta. Spesso le persone si dividono in due categorie, quelle con uno spiccato senso creativo e  quelle molto più razionali e logiche.
Io sono entrambe le cose e prima di entrare in Atari non avevo mai trovato un posto dove potessi esprimere al massimo il mio potenziale.
Per questa mia natura mi sono spesso sentito solo, ma quando sono entrato in Atari ho avuto la per la prima volta la sensazione di essere a casa e ho potuto trovare altre persone come me con cui aprirmi.

Una parte importante del libro è dedicata alla storia di E.T. e anche al suo ritrovamento nel New Mexico. Come ti sei sentito in quei momenti, quando anche una parte della tua storia è stata portata alla luce? (nda: in Internet è presente il documentario che racconta proprio quei moment,i dove si può vedere anche Howard)
Il momento in cui sono venute fuori le cartucce di E.T. è stato veramente incredibile, perché in quel piccolo pezzo di plastica da 8K di memoria, sono racchiuse 5 settimane della mia vita, dove ho dato tutto me stesso per riuscire a concludere il progetto.
Ognuno ha una visione differente di cosa sia un videogioco, per me un videogioco è un media che viene condiviso con il mondo e credo che il suo scopo sia quello di intrattenere, informare e creare relazioni sociali. Vedere un oggetto così piccolo creato da me trent’anni prima, suscitare così tanta eccitazione e interesse nelle persone lì presenti, vedere come fossero felici e ansiosi di poterlo vedere da vicini, mi ha tolto le parole di bocca (chi mi conosce sa che è molto difficile che io non sappia cosa dire).
Credo che le lacrime siano un linguaggio emozionale e a volte siano l’unico modo per esprimere quello che deve essere detto, in quel momento l’unica cosa che sono riuscito a fare è stata quella di piangere.

et-feature

Quindi nel bene e nel male la storia di Atari è  stato un vero vortice di emozioni, giusto?
Esattamente, Atari era un luogo dove creare meraviglie ed emozioni. Delle volte queste emozioni andavano in su fino a quasi sfiorare il cielo e qualche volta andavano giù fino a farti piangere e disperare ma a dirla tutta io amo queste montagne russe di emozioni ed è per questo che ho amato lavorarci.

Se avessi avuto più tempo a disposizione nel creare il videogioco di E.T. (nda: gli era stato imposto un tempo massimo di 5 settimane per creare il videogioco, che per i tempi era veramente una tempistica impossibile, considerando che tutto il lavoro era fondamentalmente svolto da una persona sola) come pensi sarebbe stato il risultato finale?
Sarebbe stato un gioco molto più bello! – ride – in realtà non mi rattrista sentire che la gente dica che il videogioco di E.T. sia il gioco più brutto mai realizzato, perchè dall’altra parte il gioco Yar’s Revenge è considerato il gioco più bello mai realizzato per la console Atari 2600. Questo mi rende uno dei pochi game designer ad avere questo primato.
Sapete, c’è un detto che dice “una vita inesplorata è l’unica vita che non vale la pena di vivere”, io non sono il tipo di persona che rimane fermo, io amo toccare con mano, guardarmi intorno e capire dove sono i limiti…


Durante l’intervista abbiamo parlato di un sacco di cose, di come fosse il rapporto con alcuni dei suoi colleghi, di cosa successe quando ci fu il cambio di proprietà in Atari (che fu anche la causa per il quale successivamente decise di andare via) e di molto altro.
Insomma una bella chiacchierata, che non vi nascondo mi ha emozionato parecchio.

Il trasporto emotivo di Howard nelle sue risposte è stato veramente incredibile, ed è anche per questo che vi invito a recuperare l’intera intervista.
Questo suo intervento (unico nel panorama italiano) fa luce su un personaggio che troppo spesso è stato giudicato in maniera superficiale e sono felice di aver realizzato, insieme al mio amico Simone, un contenuto in grado di far cambiare idea alle persone, d’altronde stiamo pur sempre parlando di un personaggio che ha contribuito nello scrivere un pezzo della storia dei videogiochi.

Passione Arcade è anche questo, raccontare la storia dei videogiochi attraverso la voce di persone che la storia l’hanno fatta.
Voi conoscevate la storia di E.T.? Conoscevate la persona dietro a questo discusso videogioco?
Io sono Mike e vi do appuntamento alla prossima settimana con un nuovo articolo di Passione Arcade!

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Arcade Mike

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Io? sono Mike! cresciuto a pane e videogiochi non perdo occasione per infilare qualche monetina in un vecchio cabinato arcade facendomi rapire dalla storia che queste macchine sono ancora in grado di raccontare.

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