La sindrome di Pollyanna


copertina pillole nerd pollyanna

Il periodo che va dagli anni 80 ai 90 è sicuramente quello che ci ha toccato di più coi protagonisti di numerosi cartoni animati, ma quali erano questi famosi protagonisti dalle storie toccanti?  Candy Candy, Remì, Heidi,  Milly, Lovely Sarae tutta la cricca dei vari orfani, naturalmente! Tra loro spiccava indubbiamente Pollyanna, protagonista del  romanzo della scrittrice statunitense Eleonor Hodgman Porter, pubblicato nel 1913, da cui sono stati tratti due film (Pollyanna e Il segreto di Pollyanna) oltre a vari adattamenti anime, compreso il famoso cartone che abbiamo visto un po’ tutti…

La piccola in questione resta orfana in tenera età e viene data in adozione all’unica zia che le resta, la zia Polly, una donna austera e davvero scorbutica che prende con sé la bambina solo per dovere, riversando su Pollyanna tutte le sue frustrazioni di donna sola e incompresa. Con fatica e ostinazione, la bambina comincia a far breccia nel cuore della servitù e nella zia stessa, come ci ricorda anche la sigla cantata da Cristina D’Avena «Pollyanna che sa che in ogni viso nascosto c’è un sorriso e lo conquisterà, Pollyanna che con la sua dolcezza regala tenerezza e il cuore ti aprirà», con la sua indole ottimista che  – nonostante le disgrazie che le sono accadute –  cerca sempre di far leva sulle buone azioni per regalare una piccola gioia a chi la circonda.

Una volta recuperato il legame con la zia, Pollyanna (tanto perché di disgrazie ne aveva affrontate poche!) resta vittima di un incidente che la renderà  paralizzata. Per affrontare la nuova e terribile situazione è costretta a cominciare “il gioco della felicità”: per non cadere in depressione si concentra solo sul “bicchiere mezzo pieno”, cerca di mantenere una visione positivista della vita e sognare un futuro il più roseo possibile, una sorta di “addestramento al buon umore”. Probabilmente facendo pena anche agli dei dell’Olimpo, riesce col tempo a tornare a camminare, con quella zitella di sua zia che trova persino marito! Proprio il dottore che l’aveva seguita e aiutata per tanto tempo diventa il suo patrigno, ma purtroppo questa storia non finisce con tutti felici e contenti… presto il dottor Chilton resta vittima di un incidente mortale, dunque Pollyanna e sua zia restano di nuovo sole, con la consapevolezza che potranno sempre contare l’una sull’altra.


Questa triste storia sicuramente c’insegna che nella vita non bisogna mai buttarsi giù e restare passivi degli avvenimenti che talvolta c’investono dolorosamente. Dalle disgrazie della piccola ragazzina è stato dato il nome a una vera e proprio sindrome che riconosce l’eccesso di positivismo, definibile ottuso, nelle persone.

La sindrome di Pollyanna spinge a trascurare gli avvenimenti negativi per ricordare solo quelli positivi e soprattutto, riuscire a vedere aspetti positivi anche in quelli negativi, una specie di esasperazione di quella che in termini piu “tecnici” potrebbe essere indicata come “ridefinizione in positivo” della situazione.

Se da un lato c’è del buono nel ragionare positivamente, dall’altro lato diventa patologico quando la “Pollyanna” in questione VUOLE ricordare, vivere e comunicare, selettivamente solo gli elementi positivi della vita; a discapito di quelli più problematici – comunque indispensabili per lo sviluppo psicologico e sociale di ogni singola persona –  che vengono proprio ignorati o censurati.

Magari funziona, magari non a tutti, di fatto si sviluppa un ottimismo non realistico ma “ottuso”: per  ottimismo realistico intendiamo quello che permette di adattarsi agli avvenimenti negativi con un riscontro positivo su salute e benessere psicologico, mentre quello di tipo “ottuso o idiota”- quello insomma di Pollyanna – non ha funzione di benessere anzi, tutto il contrario, in quanto favorisce l’utilizzo di un pensiero “irrazionale” (quasi magico), riduce la valutazione dei rischi e genera l’autoinganno, costringendosi a mostrarsi sempre “felici”, in una condizione di pensiero infantile e illusorio, secondo il quale andrà sempre tutto bene.

A discapito della sfortunata Pollyanna, qual è la morale MegaNerducci? Bisogna valutare realisticamente le proprie condizioni, in modo da fronteggiarle con consapevolezza, non sempre nella vita è utile  vedere il “bicchiere mezzo pieno”.

 


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Saki

Cuore giapponese in un corpo italiano, leggo manga dalla più tenera età e sogno ancora di cavalcare Falcor! Curiosa fino allo sfinimento, sono pronta a parlarvi delle mie scoperte!

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