Nodi – Ciò che ci tiene legati: conversazione con Bigo e Ludovica Tedesco

In occasione di Lucca Collezionando 2026 abbiamo avuto il piacere di intervistare Bigo e Ludovica Tedesco, gli autori di "Nodi, sopravvivere a una relazione a distanza", edito da Tora Edizioni. Questa è la nostra chiacchierata, tra risate e introspezione.

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Si è conclusa una grande edizione di Lucca Collezionando, che ha visto tanti artisti e appassionati del mondo vintage uniti in una manifestazione incredibilmente accogliente e gioiosa. Si tratta di un vero e proprio festival “slow”, che ha permesso ai visitatori di godere dei numerosi incontri nella sala Alfredo Castelli e dell’area lounge, oltre alla possibilità di incontrare e scambiare due chiacchiere con gli autori presenti.

Noi di MegaNerd abbiamo avuto il grande piacere di intervistare Bigo, al secolo David Bigotti, e Ludovica Tedesco, gli autori di Nodi, sopravvivere a una relazione a distanza, edito da Tora Edizioni. Si tratta di un’opera che tratta un tema difficile e poco trattato come quello dei rapporti a distanza, e lo fa con schiettezza, dolcezza, ma anche una buona dose di umorismo.

I protagonisti, Marco e Anna, sono due giovani che vivono e lavorano a Lucca. Un giorno, una grossa opportunità li richiama agli angoli opposti del globo e decidono di proseguire la loro relazione a distanza. Reinventarsi come singolo e nella coppia non è semplice, ma i due hanno a fondamento del loro rapporto un nucleo, un nodo, che tiene stretti i fili delle loro vite e a quello si aggrappano, portandosi dietro il gomitolo del propria esperienza consapevoli che, tirando dal proprio lato, qualcosa accadrà anche dall’altro.

Nodi – Intervista agli autori, Bigo e Ludovica Tedesco

Bigo Nodi Lucca Collezionando
Bigo

Come state? Giornata intensa, vero? Vi ho visti in diverse aree, sempre super impegnati.
B: Sì, è una giornata strana. Ludo ha anche un firmacopie a brevissimo.

Come sta andando?
B: Molto bene, siamo felici. Quando si respirano i fumetti si sta bene.
L: Sì, sono molto contenta. Questo è il primo anno completo in questo mondo. È come se richiudessi un cerchio. La prima volta che sono stata da questa parte, come autrice, è stato Lucca Collezionando dell’anno scorso, in artist alley. E adesso essere qui con due fumetti mi fa stranissimo!

Ludovica Tedesco Nodi Lucca Collezionando
Ludovica Tedesco

Come è nata l’idea per Nodi? È stata una narrazione che avete costruito insieme o è venuta l’idea prima a uno dei due e poi l’avete sviluppata insieme?
L: L’idea è venuta a lui, nel senso che è venuto a chiedermi di fare un fumetto insieme e io, come sempre, gli ho risposto che non so fare i pupazzi.
B: In realtà sapevi fare i pupazzi (ride ndr).

L: In realtà l’idea in sé è nata da una divergenza, non eravamo d’accordo su come approcciarsi a una relazione a distanza. Il titolo è, appunto, Nodi. Sopravvivere a una relazione a distanza ed è un fumetto nato da una divergenza.

B: Siamo entrambi autori unici e abbiamo deciso di metterci in gioco da diversi punti di vista. Lavorare, disegnare, colorare delle tavole con un altro autore non è un fenomeno che si verifica molto spesso, anche perché solitamente c’è il disegnatore, lo sceneggiatore e magari un editor che controlla il tutto. Invece noi abbiamo fatto ogni cosa insieme, a quattro mani, che è una cosa molto particolare perché capitava che l’uno storybordasse le parti dell’altro.

E capitava che io mettessi degli elementi che per me erano semplici da disegnare ma non lo erano per lei, e viceversa. È stata una sfida, siamo cresciuti tantissimo. Lei, ad esempio, si è ritrovata a disegnare biciclette, cosa che non voleva fare (ride ndr), e io a realizzare dei palazzi, cosa in cui non ero bravo. Però alla fine ne siamo usciti, cresciuti.

Nodi - Cover Fronte
La copertina dell’edizione regular di Nodi – Sopravvivere a una relazione a distanza (Tora Edizioni)

Nella storia Marco e Anna si ritrovano a doversi separare a causa del lavoro che li richiama lontani l’uno dall’altro. Come è nata l’idea di far partire entrambi e non solo uno di loro?
L: In realtà credo la decisione sia stata questa per una questione di palette.
B: Uno si pensa chissà che ragionamento ci sta dietro a questa decisione e, invece, volevamo semplicemente una palette fredda e una calda, e anche una neutra per quando all’inizio stavano insieme nella città di Lucca. Quando lui va a Oslo e lei a Barcellona, i colori cambiano totalmente e creano più coinvolgimento emotivo in chi legge.

L: In realtà poi, che è anche il senso del fumetto, entrambi partono per vedere come si rapportano a una nuova realtà. Vediamo come uno dei due magari riesce a cogliere l’opportunità in maniera più positiva, mentre l’altro no. Far rimanere uno dei due nella stessa realtà di partenza sarebbe stata semplicemente un’altra storia.

I due protagonisti sono molto diversi tra loro. Marco mi è sembrato avesse quasi bisogno di una controparte, questo orso polare, mentre Anna risulta molto indipendente. È stata una scelta quella di affiancare qualcuno al protagonista maschile dettata dal volerlo alleggerire e non rendere le sue parti dei monologhi?
B: Sì, poteva essere anche un modo di alleggerire lo storytelling, soprattutto nelle parti dove si faceva dei gran pipponi mentali, però è anche il mio modo di raccontare.
L: Avevi bisogno di qualcuno con cui rapportarti nelle tue parti.

B: Chi leggerà il fumetto capirà benissimo che il mio personaggio è più stupidino e divertente in alcuni frangenti. Ha all’interno, anche grazie a orso che fa da contraltare, una insicurezza che porta a situazioni divertenti. Io, fondamentalmente, nasco un po’ come fumettista umoristico. Questo forse me lo trascino dietro nel voler inserire un personaggio che potesse creare delle situazioni comiche e alleggerisse, come dicevi tu, le parti che potevano risultare più tediose. È stato per rendere il tutto più dinamico e divertente. Nei miei fumetti cerco sempre di farlo, di sdrammatizzare le situazioni più tese, e orso aveva un po’ questa funzione.

Nodi - estratto1

All’inizio Marco utilizza molto i disegni come modo per mantenersi in contatto con Anna e raccontarsi la vita. Come mai questa scelta in un’era in cui lo smartphone regna sovrano? Sia chiaro, i cellulari ci sono, ma inizialmente non sono il metodo principale di comunicazione.
B: All’inizio della nostra conoscenza, quando ci sentivamo i primi tempi, molto spesso rappresentavamo noi stessi in situazioni divertenti che ci erano capitate durante la giornata. E questi disegni ce li scambiavamo, ne abbiamo pacchi interi. Per noi erano frammenti di vita e frammenti di noi e ci siamo detti, quando stavamo lavorando a Nodi, che se dovevamo trovare un espediente carino poteva essere proprio questo.

L: Il capitolo dedicato ai disegni è forse quello in cui ci siamo più noi come persone, perché poi in generale si parlava di una relazione che non era la nostra. Quello era il nostro modo di comunicare e di volerci bene. Effettivamente io, come Anna, gli davo questi disegni tutti stropicciati perché me li dimenticavo nello zaino. È una cosa che accadeva davvero. Mentre lui, tutto preciso, li aveva fatti tutti nello stesso identico formato e li aveva sempre firmati.
B: La storia non è autobiografica ma, ovviamente, c’è dentro tantissimo di noi, di quello che siamo. Questa è forse una delle cose più vere che potete trovare all’interno di Nodi.

Mi è piaciuta molto la definizione che avete dato di complicità. “La complicità rende invincibili: ogni sfida, anche la più ardua, si trasforma in un’avventura da affrontare insieme, con la certezza di non essere mai soli”. Come siete arrivati a questa definizione? Per molti, come Anna, significa avere un’intesa perfetta. Per altri, come Marco, fare di tutto con e per l’altro.
L: Questa è una domanda difficilissima (ridono entrambi ndr). In realtà è una domanda che ci siamo posti. Quando ti senti complice con qualcuno non ti senti mai solo, sai che qualsiasi cosa ci sia da fare, anche seppellire un cadavere (ridata collettiva ndr), sai che l’altra persona ti aiuta e questo ti fa sentire in qualche modo potente.
B: Sì, abbiamo messo una canzone di Lucio Dalla in un capitolo e qui poteva starci Sempre e per sempre di Francesco De Gregori.
L: Troppo romantica.
B: Essere sempre e per sempre dalla stessa parte, no? Questo è il nostro significato di complicità e speriamo di aver reso abbastanza bene il tutto in questa storia assurda che abbiamo raccontato. Tra l’altro il capitolo in questione è anche uno di quelli che abbiamo realizzato tra i primi e poi abbiamo ridisegnato completamente.

Nodi - estratto3

Prima avevano un ordine diverso?

B: No, diciamo che il fumetto è evoluto insieme a noi nell’arco di due anni e mezzo. Non eravamo soddisfatti, una volta arrivati alla fine, delle prime tavole. Gli ultimi capitoli, a nostro sentore, erano più maturi graficamente e quindi siamo andati a ridisegnare il capitolo di cui stavamo parlando poco fa. Volevamo che fosse più stilisticamente vicino a ciò che eravamo diventati in questi due anni e mezzo. Questo succede in tantissimi casi.

Il titolo come vi è venuto in mente? Avete pensato prima al filo rosso, l’avete inserito successivamente, o l’idea è venuta di getto?
B: Diciamo che questo filo rosso poteva certamente richiamare un po’ il filo rosso del destino ma in maniera diversa. Il filo che vediamo, il gomitolo, è un po’ ingombrante, mentre l’altro è sempre stato narrato come elegante e romantico. Noi lo abbiamo reso più ingombrante, divertente, un filo che si accorciava e si attorcigliava con alcuni nodi che andavano poi anche sciolti insieme.

L: Il nodo fondamentale da cui scaturisce il gomitolo è uno e rappresenta la relazione in sé. Il gomitolo di Anna diventa sempre più ingombrante mano a mano che si avvicina a Marco, proprio a far capire quanto fossero stati lontani fino a quel momento. Entrambi hanno il proprio gomitolo e i fili si incontrano in diversi nodi. E il tipo di nodo che sta a fondamento della relazione rappresenta che tipo di relazione hanno scelto per loro stessi.

Per me il concetto era mostrare attraverso i nodi i tipi di rapporto che esistono e se a un certo punto si sceglie di non stare più con l’altro, l’essere liberi di andare via. Sciogliere il nodo deve essere molto semplice. Il nodo non è qualcosa di negativo nella mia concezione, non rappresenta un problema nella relazione, ma è il punto d’incontro tra i due gomitoli. Tiene insieme ma permette anche di scioglierlo quando vuoi.

B: Non sempre succede di riuscire a staccarsi dall’altro quando si preferisce. Infatti, abbiamo dedicato una parte proprio ai nodi esistenti. Il nodo di cui ha parlato Ludovica è il nodo a farfalla.
L: Sì, ma non facciamo spoiler.
B: Giusto (ride ndr). Alcuni nodi stringono fino a soffocare, altri lasciano liberi.

Nodi - estratto4

Domanda un po’ SPOILER, ma la scelta di scrivere due finali è sempre stata quella o prima ne avete vagliato uno piuttosto che l’altro?
B: È sempre stato duplice. Entrambi concordavamo nel fatto che potevano esistere due finali. Nei milioni di universi possibili ne abbiamo scelti due. Avremmo potuto sceglierne dieci, ma sarebbe venuto fuori un fumetto di quattrocento pagine.

Quelli che ci piaceva più raccontare sono quelli che trovate ora nella versione finale. All’inizio avevamo pensato di far arrivare i lettori a un finale o all’altro in base alle scelte prese durante la lettura, in base a se si sentivano più vicini ad Anna o a Marco. Poi, insieme alla casa editrice, abbiamo reso il tutto più organico e abbiamo rimosso la cosa, lasciando di fatto i due finali che piacevano a tutti.

Progetti futuri?
B: Io sì, ho un paio di progetti in ballo a cui sto lavorando. C’è il mio personaggio che mi porto dietro da qualche anno, il Bosone, che si occupa di divulgazione non solo scientifica. Ha parlato di Puccini ad esempio e presto racconterà un’altra storia.
L: Oltre Nodi, quest’anno è uscito un altro fumetto Che tempo fa al tramonto, che è anche candidato a un premio.


A questi due fantastici Artisti auguriamo un sincero in bocca al lupo per tutti i progetti e ci auguriamo di incontrarli nuovamente per parlare di nuove opere, sempre con il sorriso.

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Otaku orgogliosa da sempre, lettrice onnivora e divoratrice di anime. Incontrare Junji Ito e Inio Asano è il suo sogno. Spera un giorno di fare una JoJo pose con Araki sensei.
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