Marvel 2099 – Il futuro era una cosa meravigliosa (o quasi)

Facciamo un salto indietro nel tempo per guardare il futuro: signore e signori, stiamo per partire per gli anni 90, il decennio che ci ha fatto vedere – per la prima volta – l’oscuro mondo del 2099

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Gli anni 90 sono stati un decennio davvero particolare: non solo di mero passaggio, ma un vero e proprio banco di prova per il Terzo Millennio. Il futuro sembrava davvero a portata di mano e il mondo del fumetto americano voleva entrarci con tutto l’entusiasmo e la creatività possibili.

Ecco dunque nascere progetti speciali, nuovi eroi, grandi saghe rimaste scolpite nel cuore dei lettori. In casa DC abbiamo avuto La Morte di Superman, un evento che ha polarizzato l’attenzione dei media e fatto schizzare le vendite dell’Azzurrone nella stratosfera. Ma non solo: Jean Paul Valley aveva preso il posto di Bruce Wayne diventando un nuovo (e sanguinolento) Batman, mentre Hal Jordan, la più gloriosa delle Lanterne Verdi, era diventato la principale nemesi del DC Universe. Un cambio radicale di concezione, per provare a trascinare tutti nel futuro, con una nuova pelle.

Sponda Marvel, la situazione non era poi così diversa: la parola d’ordine era sperimentare, osare, senza paura. Abbiamo vissuto con una certa apprensione l’amata/odiata Saga del Clone di Spider-Man, siamo stati trasportati in un mondo governato da Apocalisse in persona, con Xavier morto prima ancora di fondare gli X-Men e soprattutto con Magneto pronto a prendere il suo posto come leader della resistenza mutante. Abbiamo visto rinascite e ritorni di un certo livello… ma soprattutto, noi, quel futuro tanto ambito da tutti, lo abbiamo visto e toccato con mano.

Proprio così.
La Marvel c’era riuscita, aveva trovato il modo di portare i suoi personaggi nel futuro… ma non nel 2000. Addirittura nel 2099.

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Benvenuti nel futuro

Tutto è partito negli anni 90, grazie a un’intuizione del grande Stan Lee, a cui sarebbe piaciuto raccontare non solo il presente, ma anche il domani dei personaggi che aveva contribuito a creare: ne parla con un altro gigante del mondo dei comics, John Byrne, che salta a bordo di un progetto denominato Marvel: The World Tomorrow, una graphic novel ambiziosa che purtroppo non riesce a decollare. L’idea però non è male, il pensiero di realizzare versioni future degli eroi della Casa delle Idee inizia a stuzzicare i piani alti della casa editrice, che alla fine si convince così tanto della bontà del progetto, che decide di varare un’intera linea editoriale denominata 2099.

Come detto in apertura, la voglia di sperimentare era tanta: pensate infatti che oltre al 2099, negli anni 90 hanno visto la luce linee editoriali come La Rinascita degli Eroi (in cui i personaggi più importanti erano stati spostati in un universo parallelo e gestiti dai più importanti autori in forza all’Image) e Marvel Knights (collane inserite nella continuity, ma dal taglio decisamente più maturo) solo per citare le più importanti. Alcune erano destinate a un periodo limitato nel tempo, altre avrebbero affiancato la continuity ufficiale, proponendo nuove storie, nuovi personaggi e ambientazioni assolutamente inedite. Il concetto di base del personaggio restava, ma cambiava tutto il resto. Eravamo davvero in un nuovo mondo e – nel caso specifico del 2099 – persino in un’altra epoca. Anche il tono delle storie era leggermente diverso: più maturo, più dark, decisamente poco rassicurante.

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I fantastici quattro

No, non parliamo della versione futura del Favoloso Quartetto di casa Marvel, che avrebbe raggiunto il 2099 solo in un secondo momento, ma bensì dei primi quattro personaggi con cui venne inaugurata questa nuova linea: Spider-Man 2099Punisher 2099, Doom 2099 e Ravage 2099. Quattro testate ambientate nello stesso universo e (ovviamente) nella stessa linea temporale, indipendenti, ma ovviamente interconnesse. Se nel caso di Spider-Man e Punisher si trattava “semplicemente” di versioni aggiornate al 2099 di personaggi già molto noti al grande pubblico, Ravage rappresentava una novità assoluta, il primo (anti) eroe creato proprio per questo nuovo universo narrativo, ideato dal grande Stan Lee in persona… ma che sostanzialmente si rivelò essere in un primo momento una copia – neanche molto ispirata – del Punitore, per poi diventare addirittura una sorta di essere mostruoso nella parte finale della sua vita editoriale. Sicuramente la testata più debole delle quattro, ma che grazie al nome del Sorridente in copertina, riuscì a durare addirittura tre anni. Un vero record, considerando la poca consistenza delle storie. Ci duole dirlo visto l’affetto che abbiamo per il grande Stan Lee, ma questa serie era veramente atroce, inutile girarci troppo intorno. Sicuramente uno dei suoi lavori meno ispirati, che – in ogni caso – contribuì a consolidare la linea 2099. Ai disegni c’era Paul Ryan, co-creatore del personaggio.

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Passiamo ora alla superstar: Spider-Man 2099. L’Uomo Ragno si conferma la testata di punta anche “nel futuro”, grazie soprattutto a un ispiratissimo Peter David, che riesce a creare una trama solida, appassionante e che ancora oggi risulta straordinariamente fresca. Rick Leonardi probabilmente non è il miglior disegnatore del mondo, ma in questa serie dà il meglio di sé, creando tavole dinamiche, moderne e coinvolgenti. Sì, ero (sono) un grande fan di questa testata, quindi sentirete solo grande lodi da parte mia per Spider-Man 2099.
La cosa assolutamente migliore della collana era che il protagonista fosse diametralmente opposto a Peter Parker: Peter David è uno scrittore di razza e la sfida di reinventare un personaggio iconico come Spider-Man dev’essere stata elettrizzante per un tipo come lui, che è partito da un concetto tanto semplice quanto coraggioso: sotto la maschera di questo nuovo Arrampicamuri non doveva esserci una copia carbone di Peter Parker. Non avrebbe avuto senso.

Nessun bravo ragazzo, stavolta. Solo un cinco e disilluso scienziato di Nueva York che lavora per l’Alchemax, una multinazionale che ama flirtare con l’illegalità ed è tremendamente affascinata da giochi di potere pericolosi. Non proprio la miglior azienda del mondo, però almeno offriva un lavoro (più o meno) sicuro e la possibilità di condurre ricerche che altrove sarebbe stato complicato anche solo pensare. Riceve i poteri proporzionali di un Ragno nel tentativo di purificare il suo DNA che era stato reso schiavo da una tremenda droga che gli era stata somministrata a tradimento dal suo capo… e da lì in poi, ovviamente, la sua vita cambia per sempre. E un po’, anche la nostra (da lettori).

A proposito di poteri: quelli di Miguel sono leggermente differenti da quelli di Peter. Il Ragno del futuro non ha il Senso di Ragno (ovvero quella sorta di “allarme” che avvisa il nostro eroe quando si trova in pericolo), ma ha udito e vista potenziati. Quando attiva questa particolare “supervista”, i suoi occhi diventano rossi. Miguel ha inoltre degli artigli sotto le dita di mani e piedi che gli consentono sia di arrampicarsi che di tagliare/perforare quasi ogni tipo di superficie. Non sono retrattili come quelli di Wolverine, ma possono essere “abbassati”, fino a diventare inoffensivi. La ragnatela, inoltre, è organica: ben 10 anni prima del film Spider-Man di Sam Raimi, Peter David aveva pensato di dotare il suo Arrampicamuri di ghiandole speciali in grado di produrre la tela.

Per quanto riguarda il costume, che sembra una sorta di versione dark di quello classico: scopriamo essere una maschera utilizzata da Miguel per il Dia de los Muertos composto da molecole instabili, un’invenzione del grande Reed Richards durante “L’era degli Eroi” che consente a qualunque tessuto di adattarsi ai poteri e alla fisicità di chi lo indossa.

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Il Dottor Destino invece merita un discorso a parte: possiamo dire – senza paura di essere smentiti – che Doom 2099 è stata insieme a Spider-Man la testata più rappresentativa di questa nuova linea editoriale. Partita con i testi di John Francis Moore, è una serie che affascina subito: non si capisce bene se quello che vediamo è il Victor von Doom originale, quello del nostro tempo, per capirci, ed è uno degli elementi che intrigano della serie, almeno fino al numero 26. Perché dopo due anni di pubblicazioni, la testata fa un salto di qualità incredibile, grazie a un Warren Ellis che – subentrando a Moore – riesce a scrivere pagine memorabili, tra le più belle della Marvel anni 90. I disegni erano affidati all’ottimo Pat Broderick, un disegnatore che ha saputo supportare nel miglior modo possibile gli incredibili testi di Ellis.

Victor von Doom riappare, tramite una sfera d’energia, nel 2099. Scopriamo che l’arci-nemico dei Fantastici Quattro era sparito dalla circolazione sin dal 2089, anno in cui era rimasto gravemente ferito durante un esperimento che ha rischiato seriamente di ucciderlo. Rimasto in una sorta di “capsula medica” per ben 10 anni, è stato sottoposto a vari interventi che hanno prima guarito e successivamente ringiovanito il suo corpo. Il prezzo da pagare era la perdita totale della memoria: Destino non ricordava nulla (o quasi) di quello che era successo, finché non incontra un suo emulo del futuro… che scoprirà ben presto essere suo figlio!

Panini ha ristampato tutto il ciclo di Warren Ellis in due volumi davvero molto belli (che potete acquistare cliccando qui e qui), che ovviamente vi stra-consiglio.

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Chiudiamo il cerchio con Il Punitore del 2099, le cui origini ricalcano in maniera fin troppo marcata quelle di Frank Castle. Creato (?) da Pat Mills e Tony Skinner con i disegni di i Tom Morgan, facciamo la conoscenza di Jake Gallows, membro dell’Occhio Pubblico (una sorta di polizia del 2099) e seguace della Chiesa di Thor, a cui il figlio del capo dell’Alchemax (lo stesso Tyler Stone che incontriamo nelle pagine di Spider-Man 2099) stermina la famiglia. Dopo aver trovato il diario di guerra del Punisher originale, decide di seguirne le orme, diventando uno spietato vigilante senza scrupoli.

Gallows inizia così la sua crociata contro le grandi corporazioni, spingendosi sempre più in là con la sua spirale di violenza, ergendosi come giudice, giuria e soprattutto boia dei criminali. Il suo operato non sfugge all’occhio attento di Destino, che una volta salito al potere lo nomina “Ministro delle Punizioni”, facendogli creare pian piano una sorta di Stato di Polizia in cui è il Punitore a decidere della vita e della morte di quelli che (secondo lui) sono colpevoli.

Le storie, pur avendo un’impronta votata all’azione e alla violenza, sembrano avere poco mordente. La testata va avanti per quasi tre anni, ma proprio non riesce a conquistare i lettori. Al trentaquattresimo numero Marvel decide di chiuderla, presentando con un colpo di coda Vendetta, una versione femminile del Punitore che non ha avuto il tempo necessario per farsi conoscere (e magari apprezzare).

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Il 2099 si espande (forse troppo)

Ogni collana aveva una continuity piuttosto serrata: così era stato voluto da Joe Cavalieri, il group editor che tirava le fila di questo ambizioso progetto: il suo intento era quello di riprendere lo stile Marvel degli anni 60, ovviamente traslato agli anni 90, per fidelizzare subito il lettore. E in effetti, almeno con il sottoscritto questo funzionò alla grande: nelle testate del mondo 2099 non c’era un attimo di respiro e avevi una voglia matta di leggere il numero successivo per capire cosa sarebbe successo a quegli strani personaggi così simili, eppure così diversi dai classici eroi della Casa delle Idee.

Il 2099 ebbe un successo pazzesco: le quattro collane andarono a ruba, specialmente Spider-Man 2099, punta di diamante di una linea che sembrava destinata a imporre nuovi standard al mercato dei comics americani. Ai lettori piaceva tutto: il linguaggio, i disegni, lo stile. Marvel ce l’aveva fatta, la scommessa sembrava assolutamente e totalmente vinta: i fan chiedevano versioni 2099 di altri personaggi e viste le vendite assolutamente confortanti, l’editore decise di accontentare il pubblico. Arrivarono Hulk 2099 (con i testi di un giovanissimo Warren Ellis), gli attesissimi e richiestissimi X-Men 2099 e persino Ghost Rider 2099 (prima testata a presentare una colorazione digitale, nonché uno spazio dedicato alle e-mail nella rubrica della posta).

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Per quanto riguarda il Golia Verde del futuro, bisogna dire necessariamente che iniziò la sua corsa su 2099 Unlimiteduna testata antologica che in 64 pagine pubblicava nuove storie di Miguel O’Hara (l’Uomo Ragno 2099) a cui affiancarono questa nuovissima versione di Hulk, che nell’aspetto ricordava molto più Venom che l’alter ego di Bruce Banner. Curiosamente, sia 2099 Unlimited che la successiva testata regolare di Hulk, durarono appena 10 numeri. Le cose iniziavano a zoppicare.

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L’aumento delle testate non aveva portato vendite esaltanti, come sembrava e tranne le serie dell’Arrampicamuri e dei mutanti (uniche due ad avere vendite davvero notevoli, al punto che vennero fatte persino delle action figures a loro dedicate), le altre stentavano a decollare. Dopo la sbornia iniziale, iniziava a tirare una brutta aria per il 2099.

Come primo atto del rilancio, si decise d’intraprendere la strada dell’universo condiviso: se fino a quel momento ogni personaggio era sostanzialmente per i fatti propri, ora avrebbe iniziato a frequentare anche gli altri. A un certo punto ci fu un po’ di caos nel futuro.

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Marvel non voleva arrendersi, credeva ancora nelle potenzialità del 2099, quindi chiese ad alcuni grandi autori di realizzare un piano di rilancio serio e che potesse affascinare nuovamente i lettori. La Casa delle Idee studiò attentamente i progetti ideati da Grant Morrison, Mark Millar e Warren Ellis: fu proprio quest’ultimo a spuntarla con Doom 2099, una storia fantastica che segnò in modo profondo il mondo del futuro. Assistiamo alla scalata al potere dell’originale Victor von Doom, acerrimo nemico dei Fantastici Quattro, nonché uno dei più grandi villain della Marvel (e – parere personale – del mondo dei comics in generale). Il Dottor Destino riesce a conquistare gli Stati Uniti del futuro e il taglio delle storie è inevitabilmente sempre più dark. Arriviamo alla saga 2099 AD, in cui A.D. non sta per Anno Domini, ma per After Doom, in cui un falso Capitan America riesce a soppiantare Destino alla Presidenza degli Stati Uniti, il cui primo atto una volta salito al potere è l’eliminazione dei metaumani.
Con questo espediente narrativo, la Marvel riuscì a tagliare alcune testate molto deboli, come Punisher e Hulk (i primi personaggi a cadere sotto i colpi del Presidente Rogers).
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La fine del 2099

Tutte le cose belle, ahimé, hanno una fine: nel 1996 la Marvel navigava in pessime acque dal punto di vista finanziario e fu costretta a fare molti tagli alle spese per far quadrare un bilancio davvero disastroso. Molti nomi illustri furono accompagnati alla porta e tra questi c’era Joey Cavalieri, il deus-ex-machina del 2099. In segno di solidarietà e rispetto, anche Warren Ellis e Peter David (i due autori più rappresentativi della linea) abbandonarono il mondo del futuro, lasciandolo sostanzialmente alla deriva. Nonostante queste defezioni eccellenti, la Casa delle Idee tentò un ultimo, disperato, rilancio dell’etichetta, facendo uscire a sorpresa altre due serie: X-Nation 2099 (spin-off di X-Men 2099, una sorta di versione futuristica di quella che poi sarà Generation X. Durerà appena sei numeri) e soprattutto l’attesissima Fantastic Four 2099, che portò nel futuro la prima famiglia dell’universo Marvel. Narrativamente fu importante perché furono i primi eroi originali ad approdare nel 2099.

Il rilancio però non funzionò, né dal punto di vista della critica, né – soprattutto – da quello delle vendite, davvero deludenti. Ormai i fan si erano decisamente disamorati di quei personaggi e mese dopo mese la situazione divenne sempre più insostenibile, al punto che Marvel decise di chiudere tutte le collane per farle confluire su un’ica testata, dal titolo 2099: The World of Tomorrow, che riprendeva il titolo originariamente pensato da Stan Lee per questo nuovo filone narrativo. Anche in questo caso, però, fu un buco nell’acqua: la serie designata a portare avanti le avventure dei personaggi del futuro si arrese dopo soli otto numeri. A questo punto sì, eravamo davvero arrivati alla fine.

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Nel 1998, due anni dopo, uscì un albo speciale (2099: Manifest Destiny) che concluse tutte le trame in sospeso e servì fondamentalmente a salutare i (pochi) lettori rimasti: la storia vedeva Spider-Man 2099 unire le forze con un redivivo Capitan America (l’originale, risvegliato anche in quest’epoca da una sorta di animazione sospesa) per creare un nuovo gruppo di Avengers del futuro, per dare speranza a un mondo che ne aveva disperatamente bisogno. Vediamo inoltre l’evolversi della società fino al 3099 (!) e la conquista dello spazio.

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Cosa resterà di questi anni 2099?

La linea 2099 è durata poco, molto meno di quanto probabilmente percepissimo all’epoca. Come detto in apertura, gli anni 90 erano strani, folli, affascinanti, esagerati. La sbornia del futuro ce la trasciniamo ancora oggi, mentre siamo molto più vicini a quell’epoca che hanno tentato di raccontarci. Lo scorso anno, in occasione dei festeggiamenti per gli 80 anni della Marvel, c’è stato una sorta di revival con un crossover che ha riportato sotto i riflettori questa linea temporale (che ora è diventato un universo parallelo che corrisponde al nome di Terra-928, dunque non è più il futuro ufficiale degli eroi), scritto da Nick Spencer. Anche perché, curiosamente, nell’anno in cui si festeggiava l’ottantesimo anniversario della Marvel, eravamo anche a 80 anni esatti dal 2099. Impossibile non prendere al balzo un’occasione del genere. Se volete leggere questo crossover, cliccate pure qui.

Segnaliamo, inoltre, che dal 2013 Miguel O’Hara è entrato a far parte del Marvel Universe ufficiale: per un periodo le ha avuto persino una nuova collana, scritta sempre da Peter David, con il nostro eroe bloccato nel presente. Vederlo interagire con Peter è stato bello, devo ammetterlo… così come vedere che tutto sommato, l’idea del 2099 continui in qualche modo a girare negli uffici della Marvel.

In cuor mio spero sempre che qualche editor un po’ matto riprenda in mano questo progetto. Che non era perfetto, né tantomeno un capolavoro… però, quello che doveva fare, lo ha fatto.
Farci vedere il futuro.
Vi pare poco?

 

Post Scriptum

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Sì, hanno fatto anche Conan Il Barbaro 2099, in occasione dello speciale revival pubblicato nel 2019.
Ero indeciso se parlarvene o meno, ma alla fine mi sono fatto coraggio. Se vi state chiedendo chi sia questo Cimmero del futuro… beh, è il caro e vecchio Conan, che attualmente è arrivato nel nostro presente e fa parte di una particolarissima formazione di Avengers (potete leggere le sue avventure sul mensile Savage Avengers) composta da Wolverine, Elektra, Punisher, e Venom.

Essendo immortale, è sopravvissuto fino al 2099, quindi lo incontriamo anche lì. E niente, è talmente folle che fa il giro e diventa persino divertente…

 


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Mr. Kent

Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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