Magic Fish – Intervista a Trung Le Nguyen

Magic Fish è il fumetto di Trung Le Nguyen, noto anche come Trungles, appena pubblicato in Italia per Tunué, ma che è già super famoso: ha infatti vinto due Harvey Awards come Book of the Year e Best Children or Young Adult Book. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui in occasione della sua presentazione romana

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Trungles è stato in Italia dal 16 al 23 giugno, in occasione del mese del Pride per promuovere il suo fumetto e noi abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e fargli qualche domanda nella sua presentazione a Roma, alla Libreria Antigone.

Magic Fish è il racconto di Tiến, della sua crescita e del rapporto tra due generazioni e due linguaggi differenti. Tiến, come l’autore stesso, è figlio di una famiglia vietnamita emigrata negli USA ed è gay, lui sa benissimo chi è e in cosa si identifica, quello che invece non riesce a fare è comunicare la sua identità alla sua famiglia, ma non dobbiamo assolutamente aspettarci una storia strappalacrime di coming out. 

Magic Fish non è un racconto autobiografico, anche se c’è molto della mia esperienza in quella di Tiến, volevo fare un racconto positivo sul coming out e sull’adolescenza in generale. Volevo anche distaccarmi dal topos del racconto triste sull’immigrazione, che potete trovare in tantissimi altri libri, ma non in questo fumetto.

C’è un grande legame tra Tiến e le fiabe. Visto che la madre di Tiến non parla benissimo l’inglese e il figlio invece non parla vietnamita, i due hanno cercato di trovare un nuovo modo di comunicare, leggendosi a vicenda fiabe, ma non sono le fiabe a cui tutt* siamo abituat*. Hai infatti cercato delle versioni di fiabe popolari, come Cenerentola e La sirenetta, che però si adattassero alla storia dei tuoi personaggi e che aiutassero loro a comunicare le emozioni più profonde. Come mai hai scelto proprio queste fiabe?

Da piccolo ho sempre guardato a La Sirenetta come un racconto di immigrazione, poi ho approfondito questa fiaba e ho scoperto che poco prima di scriverla, Hans Christian Andersen scriveva lettere d’amore a Edvard Collin, che però lo rifiutò. Quando Collin prese moglie Andersen diede vita alla fiaba di amore non corrisposto che è La Sirenetta, insomma alla luce di questo, si potrebbe leggere questa storia come una fiaba queer.
In generale sia in Cenciosella (la versione di Cenerentola raccontata da Trungles) che ne La Sirenetta non mi sono fatto trasportare dalla semplice idea di creare un drama di genere, volevo però che le protagoniste delle storie non fossero incasellate in un genere preciso e creare un po’ di ambiguità, cosa che ho fatto soprattutto nella prima storia.  L’ambiguità nell’identità di genere mi serviva per far riflettere sul punto di vista di Tiến che legge le favole e si identifica con personaggi di genere diverso. Le fiabe inoltre riflettono i cambiamenti della lingua, così come essa si trasforma, cambiano anche le favole che fanno da specchio alle necessità di chi legge e ai loro punti di vista. Nelle fiabe che ho scelto ho anche cercato di inserire sia elementi e storylines Occidentali che Orientali, proprio per fare un paragone tra Occidente e Oriente attraverso cui far emergere sia un contrasto che un legame che mi permettesse di far capire come cambiano le priorità e le narrazioni della stessa fiaba anche in base a dove viviamo.

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La mamma di Tiến cuce, ed è sempre indaffarata a cercare di creare capi di abbigliamento particolari, anche nella prima fiaba che mamma e figlio si leggono, gli abiti hanno una grande importanza. Perché hai dato questa importanza ai vestiti e qual è il tuo rapporto con la moda?

Beh devo dire che non sono ferratissimo in fatto di moda, è qualcosa in cui mi sono imbattuto mentre cercavo di immaginarmi le caratteristiche dei personaggi, è stata una scoperta. Ho capito che c’è una forte relazione tra come sono fatti gli abiti e come poi le persone li percepiscono.
Helen non è una stilista, crea vestiti semplici, pratici, lo fa in un modo caldo e rassicurante, come quando si prende cura della giacca del figlio, ma nell’immaginazione di Tiến gli abiti sono principeschi, di alta moda e mi piaceva molto sottolineare il contrasto tra i due modi di fare e le due generazioni di Helen e il figlio anche con gli abiti.
Per quanto riguarda i vestiti utilizzati nelle fiabe, per le fiabe europee ho fatto una ricerca sugli abiti delle principesse nella Storia. In generale gli abiti sono sempre stati influenzati dal periodo storico: durante le guerre sono più castigati, perché le risorse sono indirizzate agli sforzi bellici, di certo non alla creazione di abiti. Con la fine della guerra i vestiti diventano più esuberanti, stravaganti. È proprio dopo le guerre mondiali che nasce l’alta moda, penso ad esempio alla collaborazione tra Givenchy ed Audrey Hepburn e poi ai film della Disney che hanno creato nell’immaginario comune la silhouette dell’abito principesco, soprattutto in cartoni animati come Cenerentola e La bella addormentata. Per quanto riguarda invece gli abiti nella versione orientale, ho preso spunto dall’abito tradizionale vietnamita.

Una delle tematiche fondamentali di Magic Fish è l’incomunicabilità tra Tiến e sua madre. Il linguaggio in famiglia o anche l’assenza di un modo di dialogare in casa che hai espresso nel fumetto mi ha fatto venire in mente due libri: Brevemente risplendiamo sulla Terra di Ocean Vuong, anche lui vietnamita naturalizzato statunitense, che in questo romanzo crea una lunghissima lettera alla madre dove racconta tutto ciò che non è stato in grado di dirle, come il fatto che è gay, anche a causa della problematicità di linguaggio e alle diverse generazioni; l’altro romanzo è invece Lessico familiare di Natalia Ginzburg, classico italiano che invece racconta una famiglia, quella dell’autrice, dall’interno, attraverso un linguaggio, verbale, emotivo, sentimentale unico, che si è creato in famiglia. Per raccontare questo scoglio enorme che per Tiến è la comunicazione con la sua famiglia, ti sei ispirato a vicende autobiografiche o ad altre opere?

Non mi sono mai trovato nella situazione di Tiến nella mia famiglia, mai a causa del “problema” legato all’immigrazione e alla differenza di linguaggio, perché in famiglia usiamo l’inglese e il vietnamita in modo indistinto. La verità è che quando ho scritto Magic Fish io mi sono immedesimato molto di più nel personaggio di Helen che non in quello di Tiến e ho quindi cercato di riportare come possa essere fare un cambiamento culturale, linguistico da adulti. Il tema della comunicazione in generale è importantissimo per la comunità LGBTQA+, il modo di descrivere e descriversi cambia, come cambia la cultura. Dal 1980 quando c’è stato il diffondersi dell’AIDS, specialmente per gay e donne trans è iniziato un enorme gap culturale con le generazioni precedenti. Questo ha portato a tanti problemi legati alla comunicazione, si sono eretti dei muri tra queer e straight, e molte delle discussioni nate per descrivere i problemi della e nella comunità LGBTQA+, sono state forzate anche a livello linguistico, perché da vari punti si è provato a dividerci come comunità e io ho cercato semplicemente di ricreare l’opposto: una comunicazione sana, attraverso un linguaggio in cui persone diverse, di generazioni diverse possono crescere e imparare insieme.

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Invece per quanto riguarda lo stile dei tuoi disegni, a cosa o a chi ti ispiri?

Non ho frequentato una scuola per diventare fumettista, ma anzi ho studiato Storia dell’Arte. Mi sono poi specializzato nell’arte dell’inizio del XX secolo e mi sono appassionato ai libri illustrati per bambini di quell’epoca e in generale alle illustrazioni del tempo. Tra i vari artisti a cui mi ispiro com’è ovvio, c’è sicuramente Alfons Mucha, ma anche Rose O’ Neil ad esempio sono stato molto influenzato dalle sue illustrazioni per libri per bambini. Una cosa che mi ha aiutato a sviluppare il mio stile è stato disegnare il mazzo di tarocchi: Star Spinner Tarot, non avendo fatto una scuola d’illustrazione mi piaceva l’idea di disegnare qualcosa che avesse comunque delle regole da seguire, come i soggetti, i temi e anche il formato e poi c’era tanto da disegnare, quindi era perfetto per fare pratica. Ho disegnato le prime carte e poi sono diventato sempre più interessato a modificare lo schema e questo mi ha fatto evolvere molto.

In Magic Fish hai usato due tecniche di disegno: fino a un certo punto hai disegnato in modo tradizionale e poi in digitale, come mai questo cambiamento?

Perché dovevo sbrigarmi! La deadline per il mio progetto era vicina e volevo che piacesse agli editori. Io adoro davvero lavorare in modo tradizionale: la sensazione delle matite sulla carta… Il mio processo di creazione consiste nel fare prima disegni a matita su carta, poi passo all’inchiostrazione, però poi devo anche aspettare che l’inchiostro si asciughi, poi devo aggiungere i colori, scannerizzare la pagina e poi mandarla agli editori. Il problema è che dopo un centinaio di pagine, con tutti questi passaggi, mi sono accorto che lo svolgimento era davvero lento e io invece dovevo davvero correre! Quindi questo cambio di modalità è stato puramente pratico.

La storia di Magic Fish è costruita a blocchi di colore, non ha una colorazione realistica o omogenea, come mai questa scelta?

I colori sono stati un compromesso con la casa editrice: io volevo che il fumetto fosse in bianco e nero, perché non mi sento davvero sicuro nella colorazione, ma loro hanno insistito affinché Magic Fish fosse un libro interamente a colori. Così ho utilizzato una palette di colori molto limitata e poi mi sono accorto che dei colori precisi avrebbero potuto aiutare chi legge a sapere dove si trova, cosa succede, a guidare la lettura. Non volevo che la bussola del racconto fossero solo i balloon, ma che si creasse un’atmosfera confortevole anche visivamente così ho adoperato questi colori:
il giallo sta per il passato, perché il tono che ho usato assomiglia molto a un filtro seppia che è comunemente associato con vecchie foto;
il rosso è per il presente, per l’amore, per far sentire le persone davvero attaccate al mondo oggi;
il blu invece è per le fiabe, perché è il colore della sera, del momento in cui le fiabe vengono lette.


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L’autore

Trung Le Nguyen è un fumettista e scrittore vietnamita-americano, nato in un campo profughi nelle Filippine. Magic Fish. Le storie del pesce magico – il suo straordinario debutto come autore unico –ha vinto due Harvey Awards ed è stato nominato come libro dell’anno da New York Public Library, Kirkus Reviews, Booklist, Publishers Weekly. Trung ha anche collaborato con alcune delle maggiori case editrici americane come DC Comics, Oni Press, Boom! Studios e Image Comics.


Carla Gambale

Non si ha memoria di quando abbia iniziato a leggere, ma non ho mai smesso. Lotto da tempo immemore con mia madre per farle comprare una nuova libreria. Tra un'emicrania e l'altra mi adopero a leggere, scrivere e parlare di libri, fumetti e serie tv, poi nel tempo libero studio anche archeologia

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