Luke Perry, Keith Flint e quel 4 marzo che ha chiuso gli anni 90


La scomparsa di due icone degli anni 90 sembra idealmente aver chiuso un’epoca

editoriale Luke Perry e Keith Flinth anni 90

Il 4 marzo è sempre stata una data particolare, non per niente il grande Lucio Dalla ha scritto un capolavoro intitolato proprio così.
Non poteva essere una data come le altre e a partire da quest’anno non lo sarà mai più.

In molti hanno scritto che gli anni 90 sono morti in un solo colpo e probabilmente non hanno tutti i torti. A me piace pensare che con la scomparsa di Keith Flint e Luke Perry si sia piuttosto definitivamente chiusa un’epoca bellissima, un decennio che ci ha fatto credere davvero che avremmo potuto fare qualsiasi cosa qui, nel futuro, nel Terzo Millennio.

Eravamo piccoli, negli anni 90, le uniche cose che conoscevamo del mondo arrivavano ovviamente dalla TV, che a sua volta provvedeva anche a farci scoprire la musica, grazie ai primi canali tematici e al proliferare dei videoclip. In un’epoca in cui boyband e girlband spadroneggiavano in lungo e in largo, i Prodigy ci hanno aperto gli occhi, facendoci vedere che a volte il caos non è poi così male.


Erano i cattivi ragazzi, l’incubo dei genitori, l’altra faccia di un mondo che ancora non conoscevi. In molti ricordano Firestarter, ma il loro vero manifesto – almeno secondo me – è assolutamente Smack my bitch up. Un video assurdo, che ripeteva ossessivamente sempre e solo le stesse parole, a tratti violento, totalmente diverso da qualsiasi cosa avessimo visto prima, con un finale a sorpresa che non puoi davvero più toglierti dalla testa.

Ricordo che inizialmente sia MTV che Italia 1 decisero di passare questo video solo in seconda serata. Che tempi.

Ma se i Prodigy erano brutti, sporchi e cattivi, Beverly Hills 90210 faceva da giusto contraltare, mostrandoci il lusso sfrenato di un gruppo di adolescenti californiani. Così diversi da noi, per abitudini e stili di vita, eppure così simili per tante altre cose. Quali onestamente non saprei dirle, ma ormai erano di famiglia anche loro e gli volevi un bene dell’anima (ma se volevi fare il duro a scuola non dovevi dirlo troppo ad alta vice).

Keith Flinth e Luke Perry ci hanno lasciato davvero troppo presto. Nel nostro immaginario sono rimasti esattamente come negli anni 90, con quei tratti giovanili e un po’ ribelli che ci facevano desiderare di diventare esattamente così. Belli e maledetti, brutti e carismatici.
La Generazione X perde due pezzi da 90 e di colpo si risveglia in un mondo diverso.

Siamo cresciuti, c’è poco da fare. Quell’epoca, che ci ha portati nel futuro si è chiusa (ma no, non è morta) ed è ora di guardare avanti. Bisogna farlo per forza.

Prima però ci giriamo ancora una volta verso quel decennio lì.
Lo guardiamo negli occhi, così come guarderemmo un genitore mentre lasciamo la casa in cui siamo cresciuti.
Lo abbracciamo, con gli occhi un po’ lucidi, per poi prendere il borsone e andare.

Con la consapevolezza che lo ritroveremo sempre lì, quando avremo bisogno di lui. Di loro, in questo caso.
Keith e Luke restano nei magici 90s, insieme a un sacco di altre icone immortali.
Non posso morire, non date retta a chi vi dice questo.
Loro si fermano lì, nella casa in cui siamo cresciuti. Nella memoria.

Ci guardiamo per l’ultima volta. Sorridiamo.
Sussurriamo un timido “grazie di tutto” e andiamo.
Siamo stati fortunati a crescere con gente così.

Effimeri? Forse, non lo so.
Ci siamo divertiti, abbiamo sognato, ballato, urlato.

Vi pare poco?
Alla vostra, ragazzi.


Mr. Kent

Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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