Lady Oscar e il suo fascino senza tempo


Ha preceduto i tempi con il suo fascino androgino, ha spezzato il cuore di numerosi uomini e tantissime donne, ha difeso impeccabilmente la sua regina ed è morta per il suo popolo. Ryoko Ikeda ci ha regalato un personaggio senza tempo e senza età, Lady Oscar, simbolo di onore e coraggio da vendere.

Molti sono i miti riguardarti donne guerriere che hanno dimostrato il loro valore: nella storia vera e propria, nei libri e nei nostri amati cartoni. Ma mai nessuna ha eguagliato il fascino e l’autorevolezza di Oscar Francois de Jarjayes.

Con la sua corporatura ambigua, alta e slanciata, i capelli biondi e voluminosi, lo sguardo fermo e sicuro, ricorda una divinità greca scesa in terra durante la rivoluzione francese. La sua nascita ebbe luogo nel 1755 in un palazzo signorile non troppo distante da Versailles, da un’illustre famiglia molto stimata a corte che, di generazione in generazione, tramanda ai nuovi eredi il comando della guardia reale. Proprio per questo il padre decise imperiosamente di far crescere la figlia come un ragazzo e, bisogna ammetterlo, Oscar dimostrò di avere tutti gli attributi al punto giusto (non fisicamente parlando)! Solo con le sue forze riuscì a farsi strada all’interno della corte di Francia, protesse  la sua regina nel migliore dei modi, rinunciò con dignità al suo primo amore, amò fino alla morte il suo compagno di sempre, fino a morire per il suo popolo durante la presa della Bastiglia.


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Le Rose di Versailles (Berusaiyu no bara) è il titolo originale di quest’opera, che sullo sfondo della rivoluzione francese può essere quasi definita una fiction storica. Pensate che la sua prima uscita è datata al 1972 ma, letta da più di 40 anni, risulta tuttora un best seller!

Il 1755 fu l’anno che vide la nascita dei suoi protagonisti principali in tre Paesi diversi, l’incrociarsi dei loro destini creò non pochi tumulti. Oltre ad Oscar infatti, in Svezia nacque Hans Saxel Von Fersen, primogenito di una famiglia di senatori, un uomo dal fascino nordico, affabile e dotato di un notevole intelletto; mentre in Austria venne al mondo la sua futura amante, la regina il cui destino finirà travolto dalla più famosa tempesta della storia, la bellissima Maria Antonietta.

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Oscar divenne un personaggio talmente noto e ben costruito che tutti ancora ci chiediamo se sia esistita realmente nella storia. La risposta esatta è “non propriamente”.

Ryoko Ikeda, autrice del manga da cui è stato tratto il cartone, si è ispirata ad un personaggio che è davvero vissuto in quel tempo ma che non era una donna. Si riferisce infatti alla figura del caporale francese Pierre Augustin Hulin, un militare famoso per aver servito fedelmente la Regina e poi essere diventato un capo rivoluzionario, guidando in prima persona l’assalto del 14 luglio 1789. La Ikeda al tempo non si sentiva sicura della sua capacità di definire l’introspettiva di una personaggio maschile e così, quando scoprì che al tempo alcune donne usavano vestirsi da uomini, colse l’occasione trasformare al femminile la sua creazione e farla nascere come figlia dei Jarjayes, famiglia realmente esistita e strettamente legata alla corona francese.  Tuttavia fece comparire Pierre Hulin in alcune vignette del suo manga, proprio per rendere omaggio anche alla sua figura.

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Il punto di forza di tutta l’opera è il carisma e il percorso emotivo di Oscar, infatti oltre ad essere partecipi del suo cambiamento fisico viviamo con lei anche quello sentimentale. La ricerca e l’affermazione della sua identità sessuale hanno fatto amare da tutto il mondo la Madamigella, tanto che lo scorso 14 luglio abbiamo visto su tutti i social un’abbondanza inaspettata di messaggi in sua memoria (#RIPLadyOscar) che ha quasi surclassato la ricorrenza storica della data.

A farci restare incollati alle pagine del manga e alle puntate sullo schermo è anche lo stile adulto, non sono messi in scena solo turbamenti sessuali e amori impossibili, il clima della rivoluzione crea violenze di ogni genere e gli scontri tra la nobiltà e  il popolo che lotta contro la fame sono all’ordine del giorno. A pensarci, ancora mette i brividi la scena di un bambino a cui viene piantata una pallottola in testa solo per aver chiesto l’elemosina ad un nobile, una delle poche scene non censurate. Non mancano poi  tranelli e intrighi, prostitute e donne arriviste, generali che guidano i loro plotoni difendendo ciecamente il loro re, l’invidia tra i nobili e lo sviluppo degli ideali sulla fraternità e l’uguaglianza: tutto questo non ha fatto altro che aumentare il fascino dell’opera.

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In Italia  la serie animata è stata fortemente censurata, forse perché ancora sono in molti a credere che i cartoni siano un genere di intrattenimento destinato prettamente ai bambini, purtroppo per Lady Oscar sono state tagliate molte scene di nudo e ridoppiati dialoghi che hanno cambiato il senso a molti avvenimenti, creando talvolta una gran confusione.

La riproduzione dettagliata dello  sfarzo della nobiltà ha contribuito a rendere tutto terribilmente accattivante, anche il più accanito rivoluzionario tra il popolo ha desiderato almeno una volta di appartenere ai ranghi più elevati. Ryoko Ikeda rimase affascinata dalla biografia di Maria Antonietta dello scrittore austriaco Stefan Zweig e decise di raccontare proprio quella versione nella sua storia.

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L’incanto della reggia di Versailles, i tessuti di quegli abiti appariscenti, il cibo francese, i colori della seta, le opere d’arte e i giardini curati nel minimo dettaglio sono disegnati dalla mangaka  in maniera splendente e luminosa, con dettagli floreali ed eterei. In contrapposizione, per la povertà, il sudiciume, gli abiti logori, i volti emaciati e la morte per fame del popolo ha usato colori cupi e tratti molto duri, quasi a creare un contrasto elettrico e pungente per rimarcare il clima irrimediabilmente teso tra le due fazioni.

E per ultimo, ma non per importanza, vogliamo parlare dell’amore di Andrè per Oscar? Proprio il suo amico d’infanzia, nipote della sua anziana nutrice, rappresenta l’uomo che tutte vorremmo. Le nasconde i suoi veri sentimenti con quel riguardo capace di far soffrire tutti coloro che nella vita hanno provato sentimenti non corrisposti. Il suo era un amore impossibile, un legame tra una nobile di rango e il figlio di un servo non poteva nemmeno essere contemplato al tempo. Eppure Andrè Grandier, intelligente, generoso, coraggioso e prestante era disposto a tutto pur di restare al fianco della sua amata, amava di lei anche il suo lato mascolino, conosceva i sentimenti di Oscar per Fersen e in cuor suo sapeva di essere condannato ad essere un amante disperato.

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Per proteggere la sua donna non esitò persino a perdere un occhio, decise di combattere fino alla fine pur avendo perso completamente la vista e questo per fortuna scosse il cuore di lei, che alla fine si accorse di averlo amato inconsciamente da sempre. Questo, ahimè, successe  il 13 luglio 1979, data in cui Andrè morì durante uno scontro. La storia concesse una sola notte d’amore ai due innamorati. Lui incarnò l’immagine dell’uomo perfetto, snobbato per quell’impettito e pomposo di Fersen, morto per amore, senza nemmeno aver potuto possedere nel pieno dei sensi la sua donna, la sua unica donna.

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Un fatto sconcertante è che La Rosa di Versailles in Giappone fu tutt’altro che un successo senza tempo, in alcuni distretti fu interrotta al 24°episodio e addirittura Ryoko Ikeda non fece mai trasmettere in patria l’episodio 41, talmente era amareggiata dallo scarso seguito. In Italia invece risulta una delle serie andate in onda più volte nella storia, probabilmente il successo è dovuto anche alle due sigle ormai famosissime: la prima, “Lady Oscar”, cantata da I Cavalieri del re con la voce di Clara Serina e la seconda, “Una spada per Lady Oscar”, versione più enfatica e moderna di Cristina D’Avena.

 

L’ultima edizione del manga è stata pubblicata dalla RW Edizioni attraverso la sua etichetta Goen in 12 volumi, formato tankobon con sovraccopertina, al prezzo di 4,90 euro cad. ed è disponibile in tutte le fumetterie.

 

 

 


Saki

Cuore giapponese in un corpo italiano, leggo manga dalla più tenera età e sogno ancora di cavalcare Falcor! Curiosa fino allo sfinimento, sono pronta a parlarvi delle mie scoperte!

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