La nuvola dorata Kinto: dalla Cina alla scrivania del Maestro Akira Toriyama.


Oggi dedichiamo il nostro focus a un elemento essenziale della mitologia di Dragon Ball: la fantastica nuvola dorata Kinto!

 

Vi ricordate di Kinto? Certo che sì.

La nuvola dorata in grado di far viaggiare Goku a supervelocità ne ha fatta molta di strada, prima di atterrare sulla scrivania del Maestro Akira Toriyama. La nostra nuvoletta d’oro, nell’anime nuvola Kinto o se preferite Speedy nell’adattamento Mediaset, venne donata a Son Goku dal Maestro Muten per aver riportato Umigame alla Kame House.

La piccola e graziosa Kinto inspiegabilmente appartiene a Muten, un inguaribile sporcaccione. La sua particolarità è di poter essere utilizzata per volare solo dai puri di cuore e infatti, Muten non ha mai potuto utilizzarla. Goku, invece, riesce immediatamente a salirci e da quel momento la userà come mezzo di trasporto per viaggiare a grandissime velocità. Indistruttibile e più efficace dei veicoli meccanici, può essere abbattuta solo da una potente energia negativa.


Muten a sua volta ebbe in dono Kinto dal Maestro Karin (Balzar).  Karin, leggendario maestro di arti marziali dalla proverbiale mitezza d’animo, custodisce i segreti dell’Acqua Sacra e dei Fagioli Senzu. E Karin è a tutti gli effetti una possibile chiave di lettura che ci serve per capire cosa rappresenta la piccola Kinto, una nuvola che ha rimbalzato per secoli nella vasta Cina per poi giungere in Corea e infine in Giappone. Durante la dinastia Ming si cercò di ricomporre le differenze tra confucianesimo, taoismo e buddhismo. Tanto serve per dirvi che il nostro Goku, che si sposta sulla sua nuvola,e all’epoca solo Scimmiotto, può essere interpretato grazie al fatto che l’impetuosità, mitigata dai poteri taoisti che ha imparato a padroneggiare durante la sua avventura, verrà bilanciata dalla compassione del buddhismo. Il suo viaggio inizia nell’antica tradizione cinese passando da villaggio a villaggio, dalla fantasia dei cantastorie per intrattenere i clienti delle case da tè cittadine, agli uomini e donne che dimoravano nei palazzi del potere.

Tutto partì dallo storico viaggio di Xuanzang, un monaco cinese nato intorno al 602. Xuanzang, insignito dall’imperatore con il titolo onorario di Tripitaka (tre canestri), si recò in India alla ricerca di testi sacri buddhisti da portare in patria. Nel corso dei secoli il monaco divenne protagonista di imprese sempre più ispirate al folclore che alla storia e ben presto, la sua figura fu di secondo piano lasciando il posto ai due animali dai poteri soprannaturali che lo accompagnarono durante il viaggio: Sun Wukong lo scimmiotto e Zhu Baje il maiale.

Inizia da qui il Viaggio in Occidente (Xiyou ji), libro della letteratura classica cinese, il cui protagonista indiscusso della prima parte  è una impetuosa scimmia. Sun Wukong nasce sulla cima di un monte da un misterioso uovo d’oro. Colpito improvvisamente da un lampo, l’uovo si schiuse e ne venne fuori una scimmia. Proclamatosi da solo Re delle Scimmie, Sun Wukong si stabilì pieno di felicità nella Caverna del Sipario d’Acqua nella Valle dei Fiori. Spaventato che un giorno tutta la sua felicità finisca, decise di dirigersi da un Saggio che insegnerà lui la Via (il Tao), lo renderà immortale e dotato di grande forza nonché in grado di volare a cavallo di una nuvola.

Nel 1942 venne distribuito con successo in Giappone il lungometraggio d’animazione cinese La principessa dal ventaglio di ferro (uscito l’anno precedente in patria) che ha per protagonista la diavolessa incontrata da Scimmiotto durante il viaggio. Osamu Tezuka, che all’epoca aveva quattordici anni, ne rimase molto colpito. Dieci anni dopo Tezuka ne serializzò una propria versione intitolata Mio figlio Goku (Boku no Songoku). Nel 1960 la storia diventò il soggetto di Le tredici fatiche di Ercolino (Saiyuki) e rielaborato, nel 1966 divenne l’episodio pilota della serie The Monkey – Le grandi avventure di Goku (Goku no dai boken).

Rivisitazione satirica di Viaggio in Occidente, The Monkey narra le avventure della scimmietta Gokò o Goku che non si separa mai dalla sua lancia magica e dalla nuvola dorata che gli permette di volare a velocità supersonica.

Le interpretazioni sono diverse dalle più fedeli alle più fantasiose. Senza timor di smentita, Dragon Ball (Doragon Boru) del Maestro Akira Toriyama è la rivisitazione giunta fino a noi e che gloriosamente è diventata parte integrante della nostra cultura. Son Goku, l’eroe dalla coda di scimmia armato di bastone che si sposta su una nuvola, ai tempi della prima pubblicazione italiana ebbe il merito di aprire le porte di un mondo affascinante e tutto da scoprire: la tradizione a fumetti di un popolo lontanissimo. Dragon Ball è stato il mio primo manga e sono certa di non essere la sola ad aver iniziato proprio da qui. Un manga che per me è stato come la piccola Kinto, il mezzo per viaggiare alla scoperta delle meraviglie che si nascondono dall’altra parte del mondo.

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Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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